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Una sconfinata giovinezza |
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Un film di Pupi Avati.
Con Fabrizio Bentivoglio, Francesca Neri, Serena Grandi, Gianni Cavina, Lino Capolicchio.
continua»
Drammatico,
durata 98 min.
- Italia 2010.
- 01 Distribution
uscita venerdì 8 ottobre 2010.
MYMONETRO
Una sconfinata giovinezza
valutazione media:
3,40
su
48
recensioni di critica, pubblico e dizionari.
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Lino e Chicca si amano ancora dopo tanti anni nonostante la mancanza di figli. Il vero problema arriva quando lui si ammala.
![]() La vita è come un film: giunta alla fine si riguarda dall'inizio |
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Marianna Cappi
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Lino Settembre e Chicca sono sposati da tanti anni. Un matrimonio felice e affiatato, nonostante le differenze: lui giornalista sportivo per il Messaggero, lei docente universitaria di filologia romanza, proveniente da una famiglia di primari e pianisti, dove tutti figliano come conigli. Lino e Chicca non hanno figli, non sono arrivati, ma quando Lino comincia ad accusare i primi segni di una demenza senile precoce e degenerativa, Chicca si trova a fargli da mamma, ad occuparsene come fosse un bambino.
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premi nomination |
Nastri d'Argento 1 2 |
Commuovere e sorprendere
venerdì 8 ottobre 2010
di paapla
C’è una malattia degenerativa che distrugge la vita degli altri, si chiama alzheimer, sono circa 800.000 le persone colpite da demenza oggi in Italia. Pupi Avati ha pubblicato per Rizzoli “Una sconfinata giovinezza”, da cui ha tratto il bellissimo film oggi nelle sale. Il protagonista Lino Settembre (Fabrizio Bentivoglio), perde il contatto con il mondo che lo circonda, trova rifugio nel ricordo dell'infanzia e nei campioni del ciclismo: Coppi, Bartali, Magni, Van Looy, Charly Gaul. L’Alzheimer continua » |
Un'occasione mancata
lunedì 25 ottobre 2010
di fabrizio pasquali
La bellissima Chicca ( ma non Francesca ), l'affascinante Lino, la splendida casa e la famiglia più che agiata adombrano il messaggio terrificante che doveva passare: la realtà vera è quella del docente di inglese, grasso, bruttino, in una casa squallida per le modeste entrate, con due figli invisibili ed una moglie ben più "disfatta" del sempre dignitoso Bentivoglio, solo a combattere nel quotidiano ed inventarsi quanto di amore terapeutico può continua » |
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Agape
giovedì 14 ottobre 2010
di FRANCESCO GIULIANO
Un film o meglio una fiaba, come è nello stile del regista Pupi Avati, dove la poesia suscita nello spettatore forti emozioni e gli fa provare sensazioni coinvolgenti. Parla, questo bel film, di due personaggi, “giganti” nella loro semplicità, ormai non più giovani, che si amano, come se vivessero fuori dal proprio tempo, come se fossero nella fase di innamoramento: lui, un uomo, giornalista sportivo di successo, lei, una donna, brava docente continua » |
Entusiasta
venerdì 15 ottobre 2010
di alexia62
Aspettavo questo film con ansia ed anche questa volta Pupi Avati non si è smentito,di nuovo un film toccante che affronta un tema difficile, coinvolgente dal punto di vista emotivo ma non lacrimevole,nostalgico e a tratti autobiografico,come la maggior parte dei suoi film,ben diretto e ben recitato. Bellissimi i flash back color seppia,nei quali il protagonista vive la sua infanzia,che è un pò anche l'infanzia del regista di origine emiliana. Bella l'ambientazione continua » |
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| Chicca( Francesca Neri) | |
| "Un diario non serve quando si è felici!" | |
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DVD | Una sconfinata giovinezzaUscita in DVD
Disponibile on line da mercoledì 2 marzo 2011
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INTERVISTE | Presentato oggi a Roma l'ultimo film di Pupi Avati.Il vecchio bambino
lunedì 4 ottobre 2010 - Marianna Cappi
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LIBRI | Pupi Avati traspone sulla carta ciò che ha già trasposto sul grande schermo con un film omonimo.Il libro
lunedì 1 novembre 2010 - Fabio Secchi Frau
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La tristezza di Pupi
di Alberto Crespi L'Unità
Ci sembra già di sentire gli amici: ma allora, questo Pupi Avati meglio o peggio dei 4 film andati a Venezia? Ricorderete la vigilia della Mostra: Una sconfinata giovinezza dato per certo in concorso, poi il ribaltone, con La pecora nera di Celestini che va ad affiancare Martone, Costanzo e Mazzacurati, la Mostra che offre ad Avati un passaggio fuori concorso e il regista bolognese, noto competitor, che rifiuta sdegnato. Le polemiche sarebbero finite lì se i film italiani avessero spazzolato il palmarès del Lido, ma la solenne bocciatura ricevuta dalla giuria capeggiata da Quentin Tarantino le riporta d'attualità. » |
La grazia antica di un'Italia dimenticata
di Roberto Nepoti La Repubblica
Pupi Avati affronta una storia che parla di un evento sconvolgente come l' Alzheimer, malattia crudele che separa, cancella, imprigiona e rende estranei. Lei, Francesca, docente universitaria, lui, Lino, grande firma del giornalismo sportivo, sposati da decenni, uniti dalla privazione di non avere figli: lui è Fabrizio Bentivoglio, lei Francesca Neri. Prime crepe, vuoti di memoria, poi la diagnosi infausta del neurologo. Bisognerà prepararsi al peggio, agli articoli impubblicabili, all' estraniarsi durante le riprese televisive, alla violenza. » |
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Avati, ancora una volta con sentimento. Troppo
di Fabio Ferzetti Il Messaggero
Una coppia mal assortita che però si ama da una vita intera affronta il nemico più terribile di tutti: la malattia. Non una malattia come le altre, che debilita e distrugge il fisico, ma un morbo invisibile che annacqua poco a poco le facoltà mentali, confonde epoche e giudizio, genera in chi ne è affetto uno spavento senza fine. Che spesso si sfoga in un'aggressività incontrollabile verso i propri cari. È quanto accade a Lino Settembre, attenti al nome (un perfetto Fabrizio Bentivoglio) e a sua moglie Chicca (Francesca Neri), che vedono franare uno dopo l'altro tutti i puntelli di una relazione tutt'altro che scontata. » |
Avati e la mai dimenticata passione per l'horror
di Davide Turrini Liberazione
Ci scusiamo con Pupi Avati. Probabilmente non abbiamo mai colto fino in fondo questa sua insofferenza rispetto ad un traumatico, orrorifico, personalissimo, poetico passato. Una dimensione cinematografica più o meno immaginaria che terrorizza gli spettatori, ma che per lui ha la consistenza di un controverso ventre materno. L'hanno già detto in tanti e mille volte: quando Avati girava gli horror… Ecco, bene, l'orrore si autorigenera nei suoi film e in alcuni titoli tocca picchi di inconsueto irrealismo. » |
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