Venere nera

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Un film di Abdel Kechiche. Con Yahima Torrès, Andre Jacobs, Olivier Gourmet, Olivier Loustau, Eric Moreau, Elina Lowensohn.
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Titolo originale Venus noire. Drammatico, Ratings: Kids+13, durata 166 min. - Francia, Italia, Belgio 2010. - Lucky Red uscita venerdì 17 giugno 2011. - VM 14 - MYMONETRO Venere nera * * * - - valutazione media: 3,27 su 28 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
Consigliato sì!
3,27/5
MYMONETRO®
Indice di gradimento medio del film tra pubblico, critica e dizionari + rapporto incassi/sale (ITALIA)
 dizionari * * * - -
 critica * * 1/2 - -
 pubblico * * * 1/2 -
   
   
   
La storia vera di Sarah Baartman, ragazza nera vissuta nel XIX secolo, portata in Europa ed esibita nuda come attrazione in un circo di Parigi per la peculiarità del suo fisico.
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primo piano
Il calvario della Venere Ottentotta racconta la violenza dello sguardo e la schiavitù dello spettacolo
Edoardo Becattini     * * * 1/2 -

Nel 1817 all'Accademia Reale di Medicina di Parigi il professor Georges Cuvier discute una tesi sulle somiglianze anatomiche fra gli ottentotti e le scimmie basandosi sugli studi effettuati sul corpo e gli organi di una donna, Sarah Baartman. La storia di Saartjie e dell'esposizione del suo corpo ha però inizio sette anni prima a Londra, dove assieme al suo padrone afrikaner tiene spettacoli di intrattenimento a Piccadilly Street interpretando una selvaggia in catene nota come la "Venere Ottentotta". Autore di un cinema identificato come fortemente realista, Abdel Kechiche trova, a ben guardare, sempre il modo di connettere almeno un elemento dei suoi film alle idee di spettacolo e di messa in scena. La schivata rivedeva le dinamiche sociali del teatro di Marivaux nella banlieue parigina, così come la danza del ventre di Hafsia Herzi in Cous cous intratteneva dei famelici finanziatori in attesa di assaggiare la specialità marocchina. In Venus noire il rapporto col palcoscenico e lo spettacolo si allunga e si estende indietro nel tempo fino al primo Ottocento, quando, fra residui illuministi e rivoluzione industriale, sia popolani che aristocratici applaudivano intimoriti e divertiti dal "cattivo selvaggio" interpretato da una donna sudafricana diventata fenomeno da baraccone per volere del suo padrone. Kechiche fa coincidere la vera storia di Saartjie Baartman col racconto dei suoi spettacoli e delle sue esposizioni, a cominciare da un incipit-epilogo che ricrea l'esposizione dei suoi organi di fronte agli anatomisti francesi fino a ripercorrere tutte le tappe antecedenti che la hanno vista esibirsi di fronte al popolo inglese, alla corte di giustizia, ai salotti libertini e ai bordelli parigini. In ognuna di queste lunghe sequenze ritroviamo le peculiarità della regia di Kechiche: macchina a mano, il parlato continuo e serratissimo, la costante attenzione per i gesti delle mani e le espressività dei volti. Le novità riguardano invece una certa cura per gli ambienti e il decoro degna di un film in costume e, soprattutto, il passaggio dei "bianchi" dalla periferia al centro della narrazione. La scelta di accentrare il racconto non solo attorno alla straordinaria Yahima Torrès ma anche ai due impresari Andre Jacobs e Olivier Gourmet, di rendere protagonista non tanto la "venere nera" quanto tutti gli sguardi di cui diventa oggetto, determina il modo con cui Kechiche riesce per tutto il film a coniugare la discriminazione con la rappresentazione, a raccontare come il principio della schiavitù non sia distante da una certa forma di spettacolo. Nelle varie "stazioni" che compongono il calvario di Saartjie, si consuma la degenerazione di questi sguardi sempre più irruenti e denigratori, sempre più invasivi e depravati, anche quando vorrebbero professarsi umanitari ed empatici (come quelli del processo a Londra). Attraverso la metafora dello spettacolo, Kechiche ci parla così della violenza dello sguardo e delle pesanti catene che esso può imporre. In questa lotta, Saartjie è sola contro tutti: padroni, spettatori, scienziati, umanisti; eppure, il regista sa come orchestrare la tensione e l'emotività per non renderla una figura patetica o trasformare gli altri personaggi in maschere della crudeltà. E questo perché il suo cinema non cerca di cogliere lo spettacolo della realtà (che è il lavoro degli schiavisti, degli impresari, di chi giustifica l'accadere dei fenomeni in funzione della propria superiorità), quanto piuttosto di far uscire spontaneamente dalla forma dello spettacolo la libertà del reale.

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La venere in catene

lunedì 20 giugno 2011 di Filippo Catani

All'inizio degli anni '10 dell'ottocento, Londra e Parigi assistono al cosiddetto spettacolo della Venere Ottentotta. La Venere altri non è che una povera ragazza di colore sudafricana che viene costretta ad esibirsi per sfamare la brama di "diversità" del pubblico popolare ed aristocratico. Il successo è tale che perfino l'Accademia delle scienze di Parigi chiede di poter analizzare scientificamente la ragazza per cercare di dimostrare, attraverso metodi e misure rigorosamente scientifiche, l'inferiorità continua »

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Lento cammino d. umanità verso un mondo più giusto

martedì 5 luglio 2011 di angelo umana

“La venere nera” è arrivata per i nostri occhi sugli schermi, a 10 mesi dalla presentazione al Festival di Venezia del 2010. La donna ottentotta venne esibita come un “mostro” dalle dimensioni inaudite per l’ignoranza dei popoli inglese e francese di allora, all’inizio del 1800, e come un essere più vicino alle scimmie secondo gli “scienziati” del tempo. Sarah Baartman (Saartjie) fu prelevata in Sud Africa e portata da un avventuriero afrikaner a Londra – la perfidia e la smania di guadagno dei continua »

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La spietatezza umana di fronte al "diverso"

domenica 19 giugno 2011 di Flyanto

 Film denuncia sulla storia di una donna di colore realmente vissuta nel secolo scorso e relegata a fenomeno da    baraccone per la sua diversità e le sue particolari caratteristiche fisiche. Abbastanza crudo ma efficace al fine   della riflessione di quanto gli esseri umani possono essere spietati di fronte al "diverso" o "nuovo". Sempre   efficace ed interessante il rapporto esistente fra spettacolo e realtà che il continua »

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Un film civile

giovedì 28 luglio 2011 di Spike

Toccante, intenso... certo non un film per tutti. A tratti insostenibile. Da meditare.  continua »

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DVD | Venere nera

Uscita in DVD

Disponibile on line da sabato 14 dicembre 2013

Cover Dvd Venere nera A partire da sabato 14 dicembre 2013 è disponibile on line e in tutti i negozi il dvd Venere nera di Abdel Kechiche con Andre Jacobs, Olivier Gourmet, Jonathan Pienaar, Jean-Christophe Bouvet. Distribuito da Warner Home Video, il dvd è in lingue e audio italiano, Dolby Digital 5.1 - inglese, Dolby Digital 5.1 - francese, Dolby Digital 5.1. Su internet Venere nera (DVD) è acquistabile direttamente on-line su IBS.

Prezzo: 9,99 €
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APPROFONDIMENTI | La grandezza di un regista originale e mai conforme.

Abdel kechiche

mercoledì 23 ottobre 2013 - Mauro Gervasini

La politica degli autori: Abdel Kechiche Chi ama il cinema arriva a considerare certi autori come "propri". Li scopre, li ama, li segue, li tratta con riguardo anche quando deludono, sempre con un pregiudizio positivo. Per noi è il caso di Abdel Kechiche, tunisino di nascita ma cresciuto a Nizza, classe 1960, prestante attore prima di passare dietro la macchina da presa. Folgorati sulla via di Venezia nel 2000, quando Tutta colpa di Voltaire vinse il premio per la migliore opera prima. Per noi l'imprinting, l'impressione di essere di fronte a un cineasta già maturo, capace di raccontare una storia di "banale immigrazione" con sguardo inedito.

   

BIZ

Quinto potere, errori e stranezze della critica cinematografica.

Termini tecnici

martedì 21 giugno 2011 - Robert Bernocchi

Modo raffinato per parlare della protagonista di Venere nera lo trova Natalia Aspesi su Repubblica, visto che la definisce “"l'esordiente naticona Yakima Torrés". Fiiiiiine…. continua »

   

Una triste odissea per la schiva stile freak

di Valerio Caprara Il Mattino

Interminabile, monocorde e ossessivo, «Venere nera» del franco-tunisino Kechiche colpisce per la rozzezza con la quale è allestito il suo teatrino ideologico. La rievocazione della triste odissea della boscimane Saartjie, a inizio Ottocento prima esibita come fenomeno da baraccone a Londra e Parigi, poi indotta a prostituirsi nei bordelli e nei salotti dei borghesi depravati e infine, dopo la morte provocata da sifilide, brutalmente dissezionata per soddisfare le bieche curiosità dell’Accademia medica, appare apodittica. »

Storia di Saartjie martire ottentotta

di Natalia Aspesi La Repubblica

Certe signore boccheggiano, anche i critici più scanzonati se ne vanno a testa bassa. Che dire? Sarà magnifico, sarà eccessivo, “Venere nera” (in concorso) del cinquantenne venerato franco-tunisino Abdellatif Kechiche, regista di gran bell’aspetto dolente, autore di quel “Cous cous” superpremiato ovunque, anche alla Mostra di Venezia 2007? Sarà troppo lungo, 240 minuti, sarà troppo crudele nel raccontare l’inferno del suo personaggio principale, troppo feroce con tutti gli altri, maschi, femmine, francesi, inglesi, afrikaneer, poveri, ricchi, scienziati, magistrati, domatori di orsi e persino prostitute? Non sarà per caso un manifesto di rancore verso tutto ciò che è occidentale? Kechiche, giustamente, trasecola: «Veramente della società occidentale faccio parte anch’io, anch’io vengo da quella cultura, sono francese, vivo in Francia. »

La «Venere nera» e le colpe dell'Occidente

di Fabio Ferzetti Il Messaggero

Quanta violenza c’è in uno sguardo? Dove si ferma il diritto di sapere e inizia quello, non meno sacro, alla privacy? È più odiosa l’occhiata di un uomo in un bordello, o lo sguardo allenato di uno scienziato che tratta una donna come un oggetto? Mentre in Italia le polemiche sullo sfruttamento del corpo femminile coincidono ormai in buona parte con il dibattito politico e giudiziario, dall’ultima Mostra di Venezia arriva «Venere nera», il film-choc di Abdellatif Kechiche che rievoca con ricercata crudezza il destino di Saartjie Bartman, impropriamente nota come la «Venere ottentotta». »

La crudeltà dello spettacolo

di Silvio Danese Quotidiano Nazionale

Non si dimenticano i primi piani del volto avvilito, disanimato, di Yahima Torrès, nel ruolo della schiava ottentotta esibita al guinzaglio dal padrone circense, (primi ‘800), prima a Londra come selvaggia addomesticabile alle fiere popolari, poi a Parigi nei salotti promiscui della borghesia aristocratica. Da documenti di cronaca, Kechiche ricostruisce la storia di Saartje, poi Sarah, nel nascente occidente industriale all’alba della crudeltà (società) dello spettacolo. Della caratteristica sessuale di Saartjie, il «mantello della ottentotta» (longininfismo, ipertrofia delle piccole labbra sporgenti dalle cosce), si interessò l’anatomista Cuvier (quello delle razze con cranio depresso destinate all’inferiorità. »

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