Il ladro

Film 1956 | Drammatico +13 105 min.

Titolo originaleThe Wrong Man
Anno1956
GenereDrammatico
ProduzioneUSA
Durata105 minuti
Regia diAlfred Hitchcock
AttoriHenry Fonda, Anthony Quayle, Vera Miles, Harold J. Stone, John Heldabrand Doreen Lang, Norma Connolly, Lola D'Annunzio, Robert Essen, Dayton Lummis, Charles Cooper, Esther Minciotti, Laurinda Barrett, Nehemiah Persoff, Kippy Campbell.
TagDa vedere 1956
RatingConsigli per la visione di bambini e ragazzi: +13
MYmonetro 3,50 su 12 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

Regia di Alfred Hitchcock. Un film Da vedere 1956 con Henry Fonda, Anthony Quayle, Vera Miles, Harold J. Stone, John Heldabrand. Cast completo Titolo originale: The Wrong Man. Genere Drammatico - USA, 1956, durata 105 minuti. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 - MYmonetro 3,50 su 12 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Per una serie di incredibili coincidenze, Manny Ballister viene scambiato per un ladro che ossessiona un'intera città con i suoi furti.

Consigliato sì!
3,50/5
MYMOVIES 3,25
CRITICA N.D.
PUBBLICO 3,33
CONSIGLIATO SÌ

Per una serie di incredibili coincidenze, Manny Ballister viene scambiato per un ladro che ossessiona un'intera città con i suoi furti. L'uomo deve provare la sua innocenza, ma le persone che potrebbero aiutarlo sembrano scomparse dalla circolazione. La moglie di Manny è quella che risente in modo più drammatico della situazione: si ammala di nervi ed è ricoverata in una clinica psichiatrica. L'arresto dell'autentico colpevole pone fine all'incubo.

a cura della redazione
giovedì 3 agosto 2006

Dopo quattro film con la Paramount (La finestra sul cortile, Caccia al ladro, La congiura degli innocenti, L'uomo che sapeva troppo), Hitch tornava, con Il ladro, alla Warner Bros., per la quale aveva lavorato alla fine degli anni '40 e all'inizio degli anni '50. Il contratto con la Warner era stato a suo tempo onorato, eppure il regista - secondo il biografo J. R. Taylor - "non era convinto di aver fornito un prodotto che valesse il denaro investito" e decise perciò di realizzare un film senza compenso. "L'industria cinematografica attraversava un periodo di crisi" spiegò in seguitò Hitchcock a Truffaut "e, siccome avevo spesso lavorato per la Warner Bros., ho girato questo film per loro, senza retribuzione. Era di loro proprietà." Secondo altre fonti la retribuzione ci fu, anche se esigua, pari cioè solo al 10% degli incassi (per di più il film non ebbe successo commerciale). Il soggetto stesso del film, i cui diritti appartenevano alla Warner, può aver costituito per Hitch un ulteriore incentivo; si trattava infatti di una storia realmente accaduta che l'aveva particolarmente colpito quando, nel 1952, l'aveva letta per la prima volta sulla rivista "Life Magazine". Un contrabbassista che lavorava in un famoso locale di Manhattan, lo Stork Club, era stato accusato di rapina e imprigionato, benché del tutto innocente, a causa dell'incredibile somiglianza con il vero colpevole. Solo dopo qualche tempo, grazie alla cattura del rapinatore, si era ristabilita la verità, ma intanto il musicista aveva vissuto un'esperienza da incubo, che aveva fra l'altro provocato una gravissima crisi psichica della moglie. Era naturale che la vicenda dell'innocente ingiustamente perseguitato colpisse il regista; si trattava, per dirla con parole di Truffaut, di "un'illustrazione reale e concreta del tema preferito di Hitch". Dichiarava Hitchcock da parte sua: "Pensavo che da questa storia si sarebbe potuto trarre un film molto interessante, mostrando sempre il punto di vista di quest'uomo, innocente, che deve soffrire rischiando la sua testa per un altro".
Dopo cinque film a colori Hitch tornava, con Il ladro, al bianco e nero, a quel tempo ancora strettamente associato, da pubblico e produttori, a soggetti seri e drammatici. Ed era proprio alla Warner Bros. che Hitch aveva realizzato gli ultimi suoi due film in bianco e nero agli inizi degli anni '50 - L'altro uomo e Io confesso - caratterizzati fra l'altro da temi affini a quelli del Ladro, specialmente il secondo. Il bianco e nero cupo e opprimente del Ladro si adatta del resto particolarmente bene allo stile semidocumentaristico del film.
La rottura con le opere brillanti degli anni immediatamente precedenti non poteva essere più netta; la scelta stessa di assegnare la parte del protagonista a Henry Fonda - un attore generalmente utilizzato in ruoli drammatici - era indicativa. Hitch cercò di ricostruire fedelmente la vicenda; si recò a New York e girò il film proprio nei luoghi dove si erano svolti gli eventi, cioè nel Queens e a Manhattan; per ottenere un effetto di maggiore veridicità volle persino che Fonda prendesse qualche lezione di contrabbasso.
Il ladro segue film brillanti e pieni di humour come Caccia al ladro e La congiura degli innocenti: a stento si potrebbe dire che è la stessa mano che li firma, se non si trattasse di quella di Alfred Hitchcock, inguaribile sperimentatore, sempre alla ricerca di nuove forme e nuovi modi di fare cinema. Certo, anche girando un film aspro e severo come Il ladro Hitch non intendeva rivolgersi "agli spettatori di cinema d'essai", come ribadisce con veemenza discutendo con Truffaut, ma mirava a un pubblico molto più ampio. Era una sfida difficile: attenersi il più possibile alla realtà dei fatti e al tempo stesso realizzare un film ben costruito e sufficientemente avvincente. Hitchcock stesso dovette riconoscere che il film soffriva di alcuni difetti strutturali: "la mia volontà assoluta di seguire fedelmente la storia originale è stata la causa di alcuni gravi errori nella costruzione. Il primo sta nella lunga interruzione della storia dell'uomo, per mostrare la moglie che incomincia a diventare pazza; così il momento in cui arriviamo al processo era anti-drammatizzato. Poi il processo terminava in modo molto brusco, così come è accaduto nella vita. Sono stato troppo animato dal desiderio di rimanere vicino alla verità e ho avuto troppa fretta di concedermi la licenza drammatica necessaria". In effetti il film è squilibrato, non solo per i motivi addotti da Hitch, ma anche perché suddiviso in parti che obbediscono a principi stilistici e narrativi diversi: a sequenze girate con un ritmo e una secchezza documentaristici (l'arresto al commissariato, il confronto con i testimoni, la prima udienza in tribunale, il trasferimento in carcere, il processo) si alternano sequenze molto più consuete in un film di fiction, che rimandano a generi cinematografici più tradizionali e al noir in particolare. A volte anche singole inquadrature interrompono l'unitarietà di determinate scene (Truffaut a Hitch: "quando Balestrero entra nella sua cella, lei fa vedere i muri che girano davanti alla macchina da presa; è un effetto antirealistico, mentre se si vedesse soltanto Fonda che si siede su uno sgabello mi sembra che ci si crederebbe di più"). Un'altra importante novità che caratterizza Il ladro rispetto all'Hitchcock più conosciuto è, come notano Bruzzone e Caprara, "l'abolizione del fattore-mistero". Infatti "il dramma di Balestrero nasce proprio dall'assoluta chiarezza, dall'agghiacciante normalità e dalla totale comprensibilità delle sue peripezie". In questo contesto la suspense stessa mostra una qualità diversa: "Hitchcock ha reso impossibile l'identificazione dello spettatore con il protagonista del dramma, relegandoci al ruolo di testimoni. Siamo accanto a Fonda, steso nella sua cella, assieme a lui, in automobile e per le strade, ma non siamo mai al suo posto e questo, nel cinema di Hitchcock, è un'innovazione, perché la suspense dei suoi film precedenti era fondata appunto sull'identificazione. Hitchcock ha voluto in questa occasione far provare al pubblico uno choc di tipo diverso e più raro del famoso brivido abituale" (Truffaut).
Una sfida difficile, si diceva, che in effetti presso il grande pubblico Hitchcock non vinse. Eppure Il ladro resta un film di grande interesse, forse proprio perché aspro e irrisolto, eterogeneo e fuori da ogni schema. L'impianto realistico estremizza la costante ossessione di Hitchcock - l'innocente ingiustamente accusato e perseguitato, il tema della colpa e del doppio - fornendo una messa in scena ancora più inquietante e allarmante del solito, proprio perché meno incline a seguire i più consueti, e in fondo rassicuranti, canoni del film di fiction (si presti attenzione anche alla musica, scarna ed essenziale nella sua angosciante ripetitività). Come osserva Franco La Polla: Il ladro esemplifica bene il modello del mondo hitchcockiano: un incubo kafkiano fondato sull'errore o sul gioco di identità, nel quale ogni protesta è inutile perché in quel mondo si è ciò che gli altri credono che noi siamo. Il che, in altre, parole, significa che non esiste un sistema personale di vita, un mondo familiare che ci siamo bene o male costruiti attorno con l'intento di avere sempre vicino a noi dei punti di riferimento che ci consentano di non precipitare nell'incertezza".

PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
venerdì 11 febbraio 2011
sponge 2

il ladro..cosi' triste e rassegnato che fuori dai soliti schemi hitchcochiani..non sembra vero ma il racconto rimane una piccola chicca sia per l'interpretazione dello smarrito henry fonda, sia per la bella recitazione della Miles...io quattro stelle le do'..anche perche atavolta il grande Hitchcock un po'...ti fa' piangere...da rivalutare

venerdì 11 aprile 2014
Luigi Chierico

Non aspettiamoci di andare a vedere uno dei tanti particolari gialli del grande Hitchcock, tuttavia il film è carico di tanta suspense e sebbene non dia i brividi di Psyco o degli Uccelli, solo per citarne due dei tanti, porta lo sconcerto e tanta rabbia dentro per cui lo ritengo il più riuscito dal punto di vista psicologico. Non c’è la fantasia portata agli estremi ma soltanto una crudele terribile [...] Vai alla recensione »

domenica 19 settembre 2010
Renato C.

Questa volta il mago Hitchcock prende la trama da un fatto realmente accaduto che ha però dell'incredibie! L'accusa fatta ad un uomo di essere un rapinatore dovuta ad una somiglianza del protagonista con l'autentico fuorilegge ed ad una serie di casi fortuiti che fanno cadere gli alibi: Il biglietto con uguale scrittura, i testimoni morti o scomparsi, il fatto che il vero rapinatore abbia compiuto [...] Vai alla recensione »

giovedì 22 agosto 2013
ShiningEyes

Christopher Balestrero, accusato ingiustamente di alcune rapine avvenute sul quartiere in cui abita, per colpa di una sfortunata somiglianza col rapinatore, passa due mesi di inferno tra umiliazioni effettuate dai poliziotti, rei di aver condotto indagini frettolose con prove quasi del tutto inesistenti e la crisi nervosa della moglie, avuta per essersi inflitta le colpe di ciò che sta passando [...] Vai alla recensione »

mercoledì 7 gennaio 2015
elgatoloco

Come sempre, Hitchock è geniale. Affermarlo sarà apodittico, ma se guardiamo all'uso della m.d.p., quando segue Balister(Ballestrero, pare, nell'originale)anche solo dal locale dove lavora fino a casa, quando"intriga"in carcere, con un gioco tra luce e ombre degno di Dostoevskij (per me Hitch è il corrispettivo filmico di Fiodor.

martedì 4 luglio 2017
Francis Metal

E' una storia come mille altre, tutto sembra far pensare che un tale sia colpevole oltre ogni ragionevole dubbio, ci sono moventi, testimoni, ecc... ma quel tale è innocente. Fortunatamente in quell'epoca non esistevano Quarto Grado e trasmissioni simili... altrimenti sarebbe stato spacciato!  E nel film è un vero e propro colpo di fortuna la cattura del vero colpevole! [...] Vai alla recensione »

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