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Taxi to the dark side: detenzioni illegali

Esce finalmente in Italia il documentario di Alex Gibney, vincitore del premio Oscar nel 2008.

 
La cultura della violenza
La cultura della violenza
venerdì 22 maggio 2009 di Marzia Gandolfi

La cultura della violenza
Dilawar era un giovane afgano che coltivava un sogno: guidare un taxi e andare lontano, lasciandosi alle spalle la terra e la fatica. Sulla strada verso una nuova vita, Dilawar ha incrociato un commando delle forze armate americane che lo ha prelevato e condotto nella base militare statunitense a nord di Kabul, lontano dalla sua casa, da sua moglie e dalla sua bambina. Il tassista e il suo sogno sono finiti rinchiusi e innocenti nella prigione di Bagram, dove Dilawar ha trovato una morte atroce a colpi di botte e soprusi. Partendo dall'inchiesta sulle torture condotta da Tim Golden sul "New York Times" e ispirato dal libro dello storico Alfred McCoy ("Una questione di tortura"), Taxi to the dark side ricostruisce l'incresciosa vicenda di Dilawar e ripercorre la storia delle tecniche di tortura impiegate dalla CIA durante gli interrogatori dei detenuti. Dalla Guerra Fredda all'attuale guerra al terrorismo, da Abu Ghraib a Guantanamo, Alex Gibney indaga sulle conseguenze irreversibili causate dalle torture, soffermandosi sul passaggio dal regime fisico a quello psichico. Attraverso interviste a giornalisti, politici, vittime e carnefici, il documentarista americano denuncia le pratiche con cui si distrugge l'umanità, interventi sul corpo vivo e sulla mente, funzionali alle strategie delle dittature come delle democrazie. L'America, ante e post 11 settembre, ha avviato la stagione del terrore, torturando, istituendo centri di detenzione, insabbiando e producendo un numero impressionante di corpi morti che, come nel tragico caso di Dilawar, lasciano intuire pratiche violente sul corpo vivo. La voce del potere si fa segno del potere sul corpo, fino ad annientarne la dignità e l'identità. Alex Gibney, come Alfred McCoy e Tim Golden prima di lui, sono uomini e professionisti coraggiosi che hanno raccolto preziose testimonianze e contribuito con la loro produzione culturale a condannare almeno alcuni dei responsabili di crimini contro l'umanità.

Una questione di tortura
Alex Gibney: Dopo aver girato un film sulla corruzione nell'economia mi sembrava interessante approfondire la corruzione delle leggi. Enron prima e Taxi to the dark side oggi sono incentrati sul degrado delle coscienze. L'idea di girare un'inchiesta sulle torture mi è stata suggerita dal lavoro accurato di Tim Golden e dal libro di Alfred McCoy, che mi ha fatto veramente capire che non c'era niente di casuale o di improvvisato nei metodi usati ad Abu Ghraib in Iraq o a Bagram in Afghanistan. Simili condotte nacquero nei primi anni Cinquanta, quando la CIA strinse un'alleanza con i più importanti scienziati cognitivi del tempo per sviluppare nuove forme di interrogatorio che facevano leva sui ricettori umani universali: vista, suono, tatto, gusto, sonno e senso del tempo. Sto parlando di quella che gli esperti in materia chiamano "deprivazione sensoriale", una tecnica di interrogatorio che può proseguire per settimane, minando la psiche e l'identità delle vittime. Questo modello di interrogatorio per ottenere informazioni o estorcere confessioni include inoltre il "dolore autoinflitto", causato dal mantenimento della posizione eretta e di posizioni stressanti, e metodi ibridi come il waterboarding: una tecnica antica che simula in maniera crudele la sensazione dell'annegamento.

La tortura culturale
Alex Gibney: Il mio documentario comincia con e dalla storia di Dilawar, fino ad allargarsi a un'indagine su come un ristretto numero di americani abbia potuto trascinare un intero paese nel baratro. Come in una detective story ho cercato la verità, ho trovato prove, ho ascoltato confessioni e ho mostrato come gli inquisitori di Guantanamo, superando lo schema collaudato della tortura basata sui recettori sensoriali, abbiano sperimentato nuovi approcci legati alla sensibilità culturale dei musulmani, alle loro visioni del genere e della sessualità.

Taxi to the Dark Side Un documentario made in Usa sulle violazioni dei diritti umani consentite dall'Amministrazione Bush
Taxi to the Dark Side

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(mymonetro: 3,38)
Dicembre 2002 un taxista afgano, Dilawar viene portato alla base dell'Air Force statunitense con l'accusa di essere coinvolto in un attentato terroristico. Cinque giorni più tardi morirà. Le sue gambe sono ridotte in uno stato per cui, se fosse sopravvissuto, avrebbero dovuto essere amputate.
Una questione di tortura
Una questione di tortura
La tortura culturale
La tortura culturale

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Il trailer
Taxi to the Dark Side Taxi to the Dark Side
Il video (Ansa Live).
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Data rilevazione: 03/02/2012
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