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sabato 19 agosto 2017

Farley Granger

Data nascita: 1 Luglio 1925 (Cancro), San José (California - USA)
Data morte: 27 Marzo 2011 (85 anni), New York City (New York - USA)
occhiello
T'ho aspettato per giorni e giorni, e ora sei venuta... Non ci curiamo di paradiso e di inferno!
dal film Senso (1954) Farley Granger è Il tenente Franz Mahler
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Farley Granger

Muore a 85 anni l'attore Farley Granger.

Farley, l'ambiguo bellissimo

mercoledì 30 marzo 2011 - Pino Farinotti cinemanews

Farley, l'ambiguo bellissimo Farley Granger era nato nel ’25, faceva parte di una generazione fortunata: gente come Brando, Newman, Clift, eroi “Actor’s studio”, dunque impegnati e febbrili, ma anche caratteri diversi, più leggeri, come Hudson, Curtis e Lemmon. Granger si poneva in mezzo. Era bellissimo, era certo febbrile, ma non trasmetteva la “cultura” dei primi o il disimpegno degli altri. La grande popolarità gli arrivò dall’Italia, da un maestro del cinema del mondo, Luchino Visconti. Quando il regista milanese decise di fare Senso aveva idee molto precise. Riteneva di aver esaurito la sua fase “realistica”, con opere come La terra trema e Bellissima, e voleva dirigere un film di grande estetica e di discreto melodramma. Quando qualche critico, poco entusiasta, scrisse che Senso dopotutto era il Via col vento italiano, Visconti si arrabbiò meno del dovuto. C’era della verità in quella definizione. Senso era un vero e proprio quadro epico e colorato. Di gran classe naturalmente. La storia d’amore della contessa Serpieri, sullo sfondo della terza guerra di indipendenza. Dunque una composizione ricca e romantica, con un’estetica irresistibile: Venezia con le sue calli notturne, i suoi palazzi, il La Fenice col Trovatore di Verdi, bella gente come Massimo Girotti il patriota nobile e Alida Valli sensuale e pericolosa. Visconti cercava un seduttore villain e arrogante, tanto bello da essere ambiguo. E scelse Farley Granger nel ruolo del tenente Mahler. Il bel Farley si inseriva perfettamente nell’intenzione pittorica del regista, che si ispirava a dipinti di Signorini e Fattori, ma soprattutto ricostruì letteralmente il famoso bacio di Hayez, immobilizzando i due amanti in quella perenne memoria d’arte. Il tenente umilia col sesso la contessa, si rivela un opportunista maledetto, e alla fine paga le sue colpe con la fucilazione. Il triste-romantico Granger divenne il divo di tutte le copertine, ma finì per rimanere chiuso in quella cornice. Aveva 29 anni e non avrebbe più avuto prospettive all’altezza. Senso lo aveva immobilizzato. Ma qualche anno prima aveva dato ottime prove d’attore, scelto da un altro eroe del cinema, Alfred Hitchcock. In Nodo alla gola era il complice assassino di John Dall. Era la parte debole della coppia, sicuro e sprezzante Dall, pallido e sottomesso Granger. Fra i due si avvertiva una omosessualità neppure tanto latente. Nell'"Altro uomo", Granger era il tennista che viene coinvolto nel “reciproco” omicidio dallo psicopatico Robert Walker. Granger non aveva la personalità dei coetanei citati sopra, dunque dopo l’exploit di Senso dovette giocarsi una carriera in difesa. Fece televisione, qualche parte secondaria e, come succedeva agli attori in declino… tornò in Italia. Lo ricordiamo l’antagonista di Terence Hill in Lo chiamavano Trinità. Negli anni veniva ospitato nei programmi festivi, ed era sempre “quello che aveva fatto il tenente nel capolavoro di Visconti". Ormai ottantenne e fuori dai giochi, scrisse un’autobiografia in cui si confessava bisessuale, dichiarando relazioni con donne bellissime e famose e anche con uomini famosi e apparentemente machi. Dunque, ancora una volta “maledetto” e ambiguo. Ma è stato una presenza che si fa ricordare.

   

Lo chiamavano Trinità...

* * * 1/2 -
(mymonetro: 3,85)
Un film di Enzo Barboni. Con Steffen Zacharias, Bud Spencer, Terence Hill, Gisela Hahn, Farley Granger.
continua»

Genere Western, - Italia 1970.

Senso

* * * * -
(mymonetro: 4,43)
Un film di Luchino Visconti. Con Massimo Girotti, Rina Morelli, Farley Granger, Alida Valli, Christian Marquand.
continua»

Genere Drammatico, - Italia 1954.

Nodo alla gola

* * * * -
(mymonetro: 4,00)
Un film di Alfred Hitchcock. Con James Stewart, Farley Granger, John Dall, Cedric Hardwicke, Constance Collier.
continua»

Genere Giallo, - USA 1948.

Delitto per delitto

* * * * -
(mymonetro: 4,06)
Un film di Alfred Hitchcock. Con Robert Walker, Ruth Roman, Farley Granger, Kasey Rogers, Norma Varden.
continua»

Genere Giallo, - USA 1951.

Il favoloso Andersen

* * 1/2 - -
(mymonetro: 2,75)
Un film di Charles Vidor. Con Farley Granger, Zizi Jeanmaire, Danny Kaye
Genere Musicale, - USA 1952.
Filmografia di Farley Granger »

giovedì 10 agosto 2017 - Un fatto di cronaca vissuto più volte, precursore di quello che è poi diventato un genere.

Compulsion: fra delitti perfetti, storie vere e... Hitchcock

Pino Farinotti cinemanews

Compulsion: fra delitti perfetti, storie vere e... Hitchcock Libro davvero completo, e complesso, "Compulsion", di Meyer Levin, edito da Adelphi. Si racconta la storia vera di Nathan Leopold e Richard Loeb, adolescenti che commisero quello che doveva essere il delitto perfetto, e non lo fu, e che divenne poi, secondo i media che lo sfruttarono, giorno dopo giorno, per anni, uno dei tanti delitti del secolo. Chicago 1924: i due ragazzi, figli di ricche famiglie ebree, decisero di uccidere un loro compagno solo per fare qualcosa di diverso, dimostrare a se stessi la loro superiorità, provare un'emozione sconosciuta. Ma furono maldestri, vennero scoperti e arrestati. Le famiglie assunsero i più costosi avvocati d'America, che riuscirono a evitare agli assassini la pena di morte. La difesa si basava sui problemi psicologici e le patologie di cui soffrivano i due. E non mancava l'implicazione omosessuale. Secondo una lettura psicoanalitica Leopold e Loeb, che avevo commesso errori banali, volevano inconsciamente essere scoperti, per essere comunque al centro dell'attenzione.
Dichiararono che il loro era stato un esercizio intellettuale, e che il modello era l'Ubermensch, il superuomo di Nietzsche. Nel 1956 Meyer Levin ha scritto la loro storia. Levin era stato reporter del Chicago Daily News e veniva da quella pratica "sporca ma efficace" che è la cronaca nera. Inoltre all'università aveva conosciuto i due ragazzi. Seguì la vicenda con professionalità e passione, la stessa di tutto il popolo americano.
"Compulsion" fa parte di quelle storie che "vissero tre volte": prima il delitto, poi il racconto cartaceo, poi il film. Ed è stato il precursore di quello che poi è diventato un genere. Gli americani amano queste cose, soprattutto le amano i narratori. Successivamente la formula si perfezionò, e i nomi in gioco erano molto in vista, fra i più importanti della cultura americana. Eccoli i nomi e i delitti. Nel 1959 Richard Fleischer ne fece un film, nella parte dell'avvocato difensore c'era Orson Welles, nientemeno. La moda del delitto raccontato e vissuto in parallelo dallo scrittore riguarda altri omicidi che... si prestavano. Nel 1976 Gary Gilmore uccise due persone, venne arrestato e condannato a morte. Ci vollero dieci anni per arrivare all'esecuzione. Quegli anni, ancora vissuti con passione dagli americani, li raccontò Norman Mailer nel suo romanzo "Il canto del boia", del 1979, che gli valse il premio Pulitzer. Ispirandosi a quella vicenda nel 1982 il regista Lawrence Schiller diresse La ballata della sedia elettrica - in realtà il condannato fu fucilato - con Tommy Lee Jones nella parte di Gilmore.
Nel 1959 Truman Capote lesse un breve articolo sul New York Times, sull'uccisione di Herbert Cuttler, agricoltore del Kansas, di sua moglie e di due loro figli. Lo scrittore ne fu talmente coinvolto che raggiunse il Kansas per avere notizie dirette. Quando vennero catturati gli assassini, Dick Hickok e Penny Smith, Capote trasformò quello che doveva essere un semplice servizio nel suo romanzo più importante, "A sangue freddo", dove lo scrittore, durante i sei anni che intercorsero fra la cattura e la condanna per impiccagione, si appassionò alla vicenda di Smith, scrivendogli e visitandolo in cella. Cercava di capire l'ossessione criminale di un uomo dall'intelligenza sopra la media. Quella storia ha ispirato ben due film, uno del 1967, di Richard Brooks, ma è certo memorabile l'edizione del 2005 di Bennett Miller, con uno strepitoso Philip Seymour Hoffman nella parte di Capote.
Infine Hitchcock. La storia di Leopold e Loeb ispirò il regista inglese, che non poteva non essere sedotto dalle evidenti implicazioni freudiane, ma solo come spunto. Il master era un dramma di Patrick Hamilton. Il film si intitola Nodo alla gola, del 1948. Gli adolescenti divennero due trentenni, sempre oppressi da pulsioni di superomismo con velate - allora non si poteva fare altrimenti - tendenze omosessuali. I due uccidono un loro amico e lo nascondono in un cassone intorno al quale si muoveranno i personaggi. Gli attori erano John Dall, matrice teatrale, e Farley Granger, prediletto (in Senso) da Visconti, nella parte degli assassini. James Stewart è il loro insegnante che intuisce qualcosa e analizzando atteggiamenti e caratteri, arriva a capire tutto. Hitchcock si divertì realizzando un'opera in un interno, un kammerspiel, giocando su pochi piani sequenza dei quali non ci coglie l'incastro. E dunque, il delitto di Chicago, contando carta, teatro e pellicola, visse quattro volte.

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