Delitto per delitto

Film 1951 | Giallo +16 101 min.

Titolo originaleStrangers on a Train
Anno1951
GenereGiallo
ProduzioneUSA
Durata101 minuti
Regia diAlfred Hitchcock
AttoriRobert Walker, Ruth Roman, Farley Granger, Kasey Rogers, Norma Varden, Leo G. Carroll Patricia Hitchcock, Marion Lorne, Jonathan Hale.
TagDa vedere 1951
RatingConsigli per la visione di bambini e ragazzi: +16
MYmonetro 4,25 su 13 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

Regia di Alfred Hitchcock. Un film Da vedere 1951 con Robert Walker, Ruth Roman, Farley Granger, Kasey Rogers, Norma Varden, Leo G. Carroll. Cast completo Titolo originale: Strangers on a Train. Genere Giallo - USA, 1951, durata 101 minuti. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +16 - MYmonetro 4,25 su 13 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Per la sceneggiatura di questo film, basato sul romanzo di Patricia Highsmith, Hitchcock ingaggiò un giallista di fama come Raymond Chandler. Il film ha ottenuto 1 candidatura a Premi Oscar,

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Consigliato assolutamente sì!
4,25/5
MYMOVIES 4,00
CRITICA N.D.
PUBBLICO 3,75
ASSOLUTAMENTE SÌ
Uno strano scambio di intenzioni.

Per la sceneggiatura di questo film, basato sul romanzo di Patricia Highsmith, Hitchcock ingaggiò un giallista di fama come Raymond Chandler. La vicenda riguarda uno strano incontro tra Guy, che vuol divorziare dalla moglie per risposarsi, e Bruno, che odia suo padre. Bruno si offre come killer a Guy, perché costui gli ricambi la cortesia. Memorabile la scena finale sulla giostra.

Uno strano scambio di intenzioni.
a cura della redazione
martedì 1 agosto 2006

Dopo il risultato nient'affatto soddisfacente dei due film precedenti - Il peccato di Lady Considine (1949) e Paura in palcoscenico (1950) - Hitchcock aveva bisogno di realizzare un film che, almeno a tavolino, potesse contare su un successo sicuro. Il soggetto, tratto da un romanzo di Patricia Highsmith, fu scelto dallo stesso Hitch, che lo sentiva particolarmente congeniale. La scrittrice - allora al suo esordio - si sentì assai lusingata dall'attenzione del regista, ma quando scoprì che la cifra stanziata per l'acquisto dei diritti era di soli duemila dollari fu piuttosto delusa: la reputazione e le vendite che ricavò in seguito da questa collaborazione resero comunque l'affare assai fruttuoso.
Piuttosto difficile risultò la stesura dello script, affidato inizialmente a un altro grande autore di thriller con alcune esperienze di sceneggiature alle spalle, Raymond Chandler. I contatti fra Chandier -che preferiva lavorare nella sua casa a La Jolla, presso Los Angeles, anziché nello studio - e il regista furono scarsi o comunque insoddisfacenti per entrambi, tanto che alla fine Hitchcock chiese aiuto a Ben Hecht, che aveva già lavorato con il regista in Io ti salverò e Notorious. Questi però era impegnato e Hitch affidò allora la rielaborazione della stesura di Chandier a Czenzi Ormonde, stretto collaboratore dello stesso Hecht. Rispetto al romanzo, nel film di Hitchcock l'azione risulta maggiormente concentrata sia nel tempo sia nello spazio e l'attenzione è rivolta in prevalenza all'ambiguo rapporto fra i due protagonisti, che dal punto di vista psicologico e dello status sociale appaiono avere molti più elementi in comune che nel libro della Highsmith.
Nella scelta degli attori Hitch non ebbe molta libertà; Farley Granger, che aveva già lavorato con Hitch in Nodo alla gola, e Ruth Roman vennero imposti dalla casa di produzione, la Warner, e fu forse anche per questo che il regista si mostrò scontento delle loro prestazioni: con qualche ragione per quanto riguarda la Roman - piuttosto statica e inespressiva - ma, a giudizio unanime della critica, non per Granger. Robert Walker fu invece scelto dal regista e interpretò con grande efficacia un ruolo per lui del tutto insolito. Una soddisfazione personale Hitch la ebbe dalla figlia Patricia, che si mostrò assolutamente all'altezza della simpatica parte affidatale. Durante le riprese, piuttosto complicate, non ci furono sorprese (si tratta del primo film di Hitch girato 'sulla costa orientale degli Stati Uniti); fu in questa occasione che il regista ebbe modo di conoscere e apprezzare il lavoro del direttore della fotografia Robert Burks, che rimase poi suo fedele collaboratore fino a Marnie (1964).
L'altro uomo, girato negli ultimi mesi del 1950, uscì nel luglio 1951 riscuotendo un discreto successo di critica e di pubblico.
L'altro uomo: una volta tanto si rivela piuttosto azzeccato il titolo dell'edizione italiana di Strangers on a Train (il film è stato in seguito riedito con il titolo Delitto per delitto); riprende le parole della voce off che si ascolta mentre scorrono le prime inquadrature: "Questa è una qualunque stazione ferroviaria di una città qualunque in un giorno qualunque. Arriva un taxi, ne discende un uomo che paga e si dirige verso i treni. Quasi contemporaneamente quest'altro uomo fa la stessa cosa. Niente di originale, direte voi. Eppure quali impulsi misteriosi guidano i passi di questi due sconosciuti?". Fin dall'inizio del film si stabilisce un parallelo fra Bruno e Guy: il montaggio alternato, che mostra ora l'uno ora l'altro, è la struttura di base intorno alla quale si articola tutta la narrazione. Questo è più che mai evidente nel finale, dove proprio grazie al montaggio parallelo la suspense raggiunge il suo vertice: all'incontro di tennis disputato da Guy fa da controcanto il tragitto di Bruno verso il luna park, in un'affannosa, elettrizzante, intensissima corsa contro il tempo in cui lo spettatore si trova completamente coinvolto.
Come il gioco del tennista Guy (almeno fino quando gli eventi non precipitano, costringendolo a cambiare stile), anche quello di Hitchcock è nell'Altro uomo fin troppo preciso e calibrato: scene di grande spettacolarità (l'uccisione di Miriam, riflessa nella lente degli occhiali caduti a terra; la mirabolante scena finale della giostra), momenti di su-spense nella suspense (l'incontro di Guy con il cane sulle scale della villa degli Anthony; la caduta dell'accendisigari nel tombino), inquadrature a effetto, talora oblique, colme di ombre minacciose che solcano ambienti e volti. E ancora, una straordinaria elaborazione del tempo '(a volte dilatato dall'attesa, come quando Bruno perde l'accendino nel tombino, a volte concentrato dalla frenesia, come un po' in tutto il finale) e dello spazio (scenografie spesso imponenti o inquietanti, perlopiù pervase dalle tenebre: le stazioni, la villa degli Anthony, i solenni edifici del potere a Washington e, soprattutto, il parco dei divertimenti).
In questo contesto, nota Truffaut, anche le inverosimiglianze della sceneggiatura, gli elementi arbitrari e ingiustificati e, aggiungiamo noi, le debolezze nella caratterizzazione di alcuni personaggi " si trasformano sullo schermo in altrettanti punti forti, unicamente per la capacità di Hitchcock di imporre una logica dello spettacolo del tutto personale". È la logica della suspense, precisa il regista, a dettar legge nell'Altro uomo.
Vedendo L'altro uomo, dunque, lo spettatore sale ancora una volta sulla "giostra del cinema", quella che solo Hitch e pochi altri sanno approntare con consumata abilità e sicuro successo. Ma come sempre quando si tratta del grande regista inglese, altre chiavi di lettura sono possibili.
L'altro uomo titolo azzeccato, dicevamo: ma non solo per i parallelismi strutturali su cui è impostato l'intero film. La duplicità, o la doppiezza, caratterizza infatti il rapporto fra i due protagonisti, accomunati da un desiderio che, a livello profondo, è lo stesso per entrambi: tutti e due desiderano sbarazzarsi di qualcuno che ostacola la loro vita; il problema è come. È Bruno a offrire la soluzione più radicale e a metterla in atto; probabilmente Guy non sarebbe mai giunto a uccidere la moglie, ma l'altro uomo - l'anormale, il pazzo, il deviante - si incarica di eseguire alla lettera ciò che Guy almeno per un momento ha desiderato davvero: "Vorrei spezzare quel suo collo di serpente velenoso", ha gridato nell'ira riferendosi a Miriam. L'inconscio, diceva Freud, tratta le parole come cose: è esattamente quello che fa Bruno rispetto alla frase di Guy. E dopo il delitto quest'ultimo non può non sentirsi complice e colpevole, come confesserà in seguito ad Ann. Bruno, dal quale sprigiona il fascino ambiguo dei malvagi che non si pentono nemmeno in punto di morte, è il doppio di Guy, il suo "Mr. Hyde", la parte che alberga odio e distruttività (Bruno non mostra alcuna tenerezza nemmeno per i bambini - fa scoppiare il palloncino a un ragazzino - e tratta con ironia persino la madre, l'unica persona alla quale appare legato). Come farà ancora più esplicitamente nove anni dopo in Psyco, Hitchcock mette a fuoco la duplicità dell'animo umano, tormentato da desideri inconfessabili e insopprimibili sensi di colpa. E neppure il rassicurante lieto fine può valere a cancellare definitivamente un incubo durato tutto il film.

Su MYmovies il Dizionario completo dei film di Laura, Luisa e Morando Morandini

Sul treno Washington-New York un campione di tennis riceve da uno sconosciuto una folle proposta: io ti ammazzo la moglie che non vuol concederti il divorzio e, in cambio, tu mi uccidi il padre. Non lo prende sul serio, e fa male. Tratto da un bel romanzo (1950) di Patricia Highsmith e sceneggiato da Raymond Chandler. Poco plausibile la storia, ma che importa? È un Hitchcock d'annata, ricco di sequenze memorabili per invenzioni visive, ritmo, suspense, coloritura dei personaggi. R. Walker sopra tutti. Rifatto nel 1970 col mediocre Quando baci una sconosciuta di R. Sparr.

Tutte le recensioni de ilMorandini
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RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
venerdì 19 marzo 2010
Luca Scialo

Un giocatore di tennis, Guy Haines, durante un breve viaggio in treno riceve da uno strano sconosciuto, un certo Bruno Anthony, una diabolica proposta: quest'ultimo gli ucciderebbe la moglie per consentirgli il divorzio e quindi di vivere serenamente la sua nuova storiua d'amore, e in cambio Haines dovrebbe uccidergli il padre col quale non va affatto d'accordo.

martedì 8 maggio 2012
gianleo67

Campione di tennis su un treno diretto a New York viene avvicinato da uno sconosciuto (figlio di un ricco e ingombrante genitore) che  gli propone un doppio delitto: egli ucciderà la scomoda  moglie da cui il tennista è in procinto di separarsi  in cambio dell'assassinio del suo  tirannico padre.

lunedì 14 agosto 2017
elgatoloco

Da un capolavoro della scrittrice Patricia Higsmith, da poco assunta nell'"empireo" letterario(era ora!) ma tramite la sceneggiatura di un altro grande scrittore, Raymond Chandler, con cui però Sir ALfred non era d'accordo, in numerose occasioni, un grande film,, questo"Strangers on a Train"(Delitto per delitto), del 1951(sic!)in cui il tema del doppio, quello dello [...] Vai alla recensione »

martedì 10 febbraio 2015
il befe

che dire se non....perfetto

martedì 10 febbraio 2015
il befe

meraviglioso

domenica 31 gennaio 2010
germi86

Io ammazzo tua moglie,tu in cambio mi ammazzi il padre.Questa la proposta fatta da un uomo appena conosciuto sul treno,a Guy un giovane tennista che chiede il divorzio alla moglie per sposare l'amata Anne.Guy lascia il treno quasi sorridendo a quella stramba proposta dello sconosciuto.Ma il pazzo strangola la moglie e comincia a incalzare il giovane tennista per saldare il suo debito. [...] Vai alla recensione »

sabato 5 dicembre 2009
fabio

Bruno, giovane figlio di un milionario incontra sul treno un famoso giocatore di tennis. L'incontro non è un caso. Lo sportivo è sposato, ma ha una nuova compagna e la sua vecchia moglie non gli concede più il divorzio. L'ereditiere propone un patto: lui ucciderà la ragazza e il tennista in cambio dovrà uccidere il padre milionario di Bruno. Ma il ragazzo non vuole.

Frasi
Sapete, secondo me prima di morire bisogna fare tutto, provare tutto. Avete mai guidato l'auto con gli occhi bendati a cento chilometri l'ora?
Dialogo tra Bruno Anthony (Robert Walker) - Guy Haines (Farley Granger)
dal film Delitto per delitto
NEWS
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lunedì 6 marzo 2017
Pino Farinotti

È doveroso segnalare l'uscita in dvd di grandi classici. Come memoria e come storia. Essere "grande classico"... non è semplice. Occorre aver superato molti esami, di qualità e di resistenza perenne, anche a molti anni di distanza.

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