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Pablo Trapero

Pablo Trapero è un regista, produttore, sceneggiatore, montatore, è nato il 4 ottobre 1971 a San Justo (Argentina).
Nel 2015 ha ricevuto il premio come leone d'argento per la regia al Festival di Venezia per il film Il Clan. Pablo Trapero ha oggi 50 anni ed è del segno zodiacale Bilancia.

L'esponente del Nuovo Cinema Argentino contro le ingiustizie sociali

A cura di Annalice Furfari

Regista, sceneggiatore, montatore e produttore, Pablo Trapero è uno dei principali esponenti del Nuovo Cinema Argentino, sorto a metà degli anni Novanta. I suoi film, contrassegnati da uno stile realista, raffigurano le vite di persone comuni alle prese con le attività quotidiane e le ingiustizie del contesto socio-economico in cui vivono. È, quindi, onnipresente nell'opera di Trapero una forma di denuncia e critica alle storture della società argentina contemporanea.

I primi successi
Pablo Trapero nasce a San Justo, nella provincia di Buenos Aires, il 4 ottobre 1971. Laureatosi all'Università del Cinema di Buenos Aires, inizia la sua carriera scrivendo, dirigendo e montando alcuni cortometraggi, come Mocoso malcriado (1993) e Negocios (1995). La stoffa c'è e l'aspirante regista la mette in mostra con il suo primo lungometraggio, Mondo gru (1999), che affascina la critica e il pubblico nel circuito dei festival internazionali, vincendo diversi premi, tra cui quello della Settimana Internazionale della Critica alla Mostra del cinema di Venezia e il premio per la migliore regia al primo Festival Internazionale di Cinema Indipendente di Buenos Aires. La storia, peraltro vera, è quella di Rulo, bassista di un gruppo rock costretto a lavorare come operaio, che non perde il proprio ottimismo nonostante le ingiustizie sociali di cui è vittima. Questo film, caratterizzato da uno stile crudo e realistico, concorre a segnare l'inizio di un fervido decennio rivoluzionario per il Nuovo Cinema Latinoamericano, rappresentato da registi come Lucrecia Martel, Alejandro González Iñárritu e Fernando Meirelles. Grazie alla notorietà raggiunta con un film dal budget e dalla produzione modesti, Trapero può adesso permettersi di alzare la posta e, dopo il documentario Naikor, la estación de servicio (2001), scrive, dirige e produce El bonaerense (2002), che è considerato il suo film più importante, nonché una delle opere fondamentali del cinema argentino. Questo lungometraggio affronta i temi della precarietà, dell'insicurezza e della disoccupazione, osservati attraverso il contesto di corruzione che domina la polizia della provincia di Buenos Aires. El bonaerense non costituisce solo una critica alla polizia, ma anche alle ingiustizie e ai soprusi di cui sono spesso vittime i sottufficiali, crudelmente abusati dai loro superiori. Il film è apprezzato non solo per la valenza della tematica sociale affrontata, ma anche per la cura estetica e l'ottimo uso del tempo grazie al montaggio. Con i proventi del lungometraggio, Trapero fonda la Matanza Cine, con la quale produce i propri film e quelli di altri registi, come Enrique Bellande e Raúl Perrone.

Conferme d'autore
Capace di cambiare ed esplorare nuovi mondi, il regista firma Familia rodante (2004), un road movie su una grande famiglia che si mette in viaggio su un camper da Buenos Aires a Misiones, per prendere parte al matrimonio di una parente. Questa commedia agrodolce non dimentica di mettere in scena le storie, sempre realistiche, della gente comune. Con Nacido y criado (2006) Trapero cambia ancora una volta prospettiva, mettendosi nella pelle di un uomo solitario, distrutto dal dolore e dal senso di colpa per la perdita della moglie e della figlioletta in un incidente d'auto. Si tratta di un viaggio interiore che non perde comunque occasione di ritrarre particolari situazioni sociali, con il consueto stile realistico. Questo film segna l'esordio di attrice della moglie del regista, Martina Gusman, fino ad allora sua collaboratrice alla produzione, consacrata come interprete dall'impegnativo ruolo da protagonista nel successivo Leonera (2008), in concorso al Festival di Cannes, che le vale svariati premi internazionali. Questo lungometraggio è incentrato sulla dura realtà affrontata dalle donne che vivono in carcere con i loro bambini o in gravidanza; un'opera a tinte forti sulla maternità e sull'innocenza costretta a convivere con il degrado. Carancho (2010) vede Martina Gusman al fianco di Ricardo Darín, l'attore argentino più noto e acclamato. Lui incarna uno sciacallo che si aggira per le corsie del pronto soccorso di Buenos Aires, in cerca di clienti per conto della compagnia assicurativa in cui lavora, in un'Argentina flagellata dagli incidenti stradali, ordendo truffe a danno dei più disgraziati. L'incontro con la giovane e idealista dottoressa Lujàn cambierà la sua vita, ma non sarà facile uscire dal losco giro. Con Nómade (2010) e "Jam Session" - episodio del film collettivo 7 Days in Havana (2012), che si confronta con Cuba tra lo stereotipo e il mito - Trapero torna al formato del cortometraggio. In Elefante Blanco (2012), film scomodo, amaro e fatalista, il cinema di denuncia e intervento sociale del regista inquadra l'opera dei sacerdoti nelle bidonville argentine. La trama ruota attorno a due preti e un'assistente sociale atea che lavorano in un quartiere degradato di Buenos Aires, dovendo fare i conti con problemi e questioni sociali più grandi di loro: il traffico di droga, la corruzione e le manovre politiche nella Chiesa.
Nel 2015 presenta con successo di critica alla 72. Mostra del Cinema di Venezia il film El Clan, che si aggiudica il Leone d'Argento per la miglior regia.

Ultimi film

SERIE - Drammatico, (Italia - 2019)
Drammatico, (Argentina - 2004), 103 min.

Focus

INCONTRI
lunedì 24 giugno 2019
Paola Casella

Non ha peli sulla lingua Pablo Trapero, il regista argentino che ha firmato film politici come Mondo Grua (vincitore della Settimana della Critica a Venezia nel 1999), Elefante blanco e Il clan, Leone d'Argento per la Miglior Regia alla Mostra del cinema di Venezia del 2015. Anche il suo ultimo film, Il segreto di una famiglia, è stato presentato al Lido, Fuori Concorso, e vede protagoniste Berenice Bejo e Martina Gusman, moglie e musa del regista-sceneggiatore

News

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