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Marcello Pagliero

Marcello Pagliero è un attore inglese, regista, scrittore, sceneggiatore, co-sceneggiatore, montatore, è nato il 15 gennaio 1907 a Londra (Gran Bretagna) ed è morto il 9 dicembre 1980 all'età di 73 anni a Parigi (Francia).

Tra Neorealismo italiano e film d'autore alla francese

A cura di Annalice Furfari

Nato come sceneggiatore, proseguito come attore e affermatosi come regista, Marcello Pagliero inizia a fare cinema in Italia durante la Seconda guerra mondiale e risente della profonda influenza del Neorealismo. Intendendo la settima arte come uno strumento per documentare la realtà sociale, in particolare quella del sottoproletariato urbano, Pagliero riflette nella sua opera l'amarezza esistenziale dell'uomo contemporaneo all'indomani del conflitto, non tralasciando la cura dell'aspetto formale e della qualità artistica. Raffinato e autoriale, il cinema del regista, stabilitosi in Francia, accentua la tragicità e il romanticismo delle sue storie, destinate a non conoscere mai il successo commerciale.

Il cinema italiano in tempo di guerra
Marcello Pagliero nasce a Londra il 15 gennaio 1907 da padre genovese e madre francese. Trasferitosi in Italia nel 1914, studia e si laurea in Giurisprudenza, ma la sua inclinazione lo accosta alla letteratura e alle arti. Dopo aver collaborato con diverse riviste e giornali come critico letterario e d'arte, inizia a dedicarsi al cinema come traduttore di dialoghi per film stranieri. Dal 1940 scrive sceneggiature per film italiani di non grande rilievo: La danza del fuoco (1940) di Camillo Mastrocinque, Anime in tumulto (1941) di Giulio Del Torre, Confessione (1941) di Flavio Calzavara e Le due tigri (1941) di Giorgio Simonelli. Nel 1943 prova a passare dietro la macchina da presa, ma i suoi primi tentativi non hanno buon esito: inizia a girare tre film e ne deve abbandonare due per mancanza di finanziamenti e per il precipitare degli eventi bellici. Scrive il soggetto e la sceneggiatura di 07... Tassì (1943), di cui dirige le riprese iniziali, poi condotte da Riccardo Freda e terminate da Alberto D'Aversa. Durante la guerra ultima il melodramma Nebbie sul mare (1944), che il regista Hans Hinrich non ha potuto firmare, in quanto ebreo, a causa dell'occupazione tedesca. Sul set di Scalo merci incontra il regista Roberto Rossellini, che diventa suo amico e lo sceglie come attore e aiuto operatore nel suo capolavoro, Roma città aperta (1945), manifesto cinematografico del Neorealismo. È questa l'interpretazione più importante nella carriera di Pagliero, a cui viene assegnato uno dei ruoli fondamentali del film, quello dell'ingegnere comunista Manfredi, capo della resistenza, torturato e ucciso dai nazisti. L'attore infonde al suo personaggio accenti di sofferta umanità e virile coraggio, rivelando inaspettate doti drammatiche che lo fanno notare anche all'estero, complice l'eco internazionale del film. Nel 1945 gira, assieme a Luchino Visconti, Mario Serandrei e Giuseppe De Santis, il documentario Giorni di gloria, firmando le immagini relative alla strage delle Fosse Ardeatine. Su richiesta di Rossellini, che ha iniziato a girarlo nel 1943 sotto il titolo di Scalo merci, Pagliero torna dietro la macchina da presa per portare a compimento Desiderio (1946), film drammatico non distribuito in sala perché la censura giudica scandalosa la vicenda narrata, quella di una prostituta di provincia, contrassegnata da un'evidente dimensione erotica e da una cruda analisi dell'ambiente familiare. Nel 1946 collabora al soggetto di un altro capolavoro del Neorealismo, Paisà, sempre di Rossellini. Nello stesso anno gira il primo film diretto interamente da lui, Roma città libera (La notte porta consiglio) con Vittorio De Sica, una commedia drammatica di ambientazione neorealista, ma dai forti connotati surreali e fiabeschi. Ambientato in una Roma segnata dalla miseria - in cui vagano, subito dopo la liberazione, personaggi allucinati - questo film è animato da un forte spirito anticonformistico e risente dell'impronta grottesca e onirica di Ennio Flaiano, autore del soggetto, che conquista il Nastro d'argento. Originale e maledetto, pervaso dal senso di smarrimento e di impotenza che ha colto la società italiana nel dopoguerra, Roma città libera riesce a trovare una distribuzione soltanto due anni dopo la realizzazione, ma si rivela un insuccesso.

In Francia
Nel 1947 Pagliero torna a recitare, nel melodramma L'altra di Carlo Ludovico Bragaglia - in cui incarna un ingegnere che, dopo la guerra, trova la sua amata sposata e con un figlio - e in Risorgere per amare di Jean Delannoy, prima sceneggiatura originale di Jean-Paul Sartre. Trasferitosi in Francia, avvia una carriera di attore in diversi film drammatici (come La scelta di Davy di André Michel) e noir (Turbine di Alfred Rode, Sinfonia per un massacro di Jacques Deray), tanto da essere paragonato al grande attore francese Jean Gabin. Parallelamente, Pagliero prosegue con la regia, dirigendo il suo film più importante, di elevata qualità artistica: Un homme marche dans la ville (1949), ritenuto da molti il suo capolavoro. Eppure la storia, ambientata nel porto di Le Havre, dello scaricatore di porto accusato dell'omicidio del marito della sua amante, fatica a trovare una distribuzione e viene considerato dal sindacato dei portuali denigrante nei confronti della classe operaia. Nel 1950 passa alla commedia, dirigendo La rose rouge. L'anno successivo firma Gli amanti del fiume, girato lungo la Senna e incentrato sul conflitto tra piccoli e grandi proprietari di battelli. Dopo La mondana rispettosa (1952), adattamento del testo di Jean-Paul Sartre, incentrato sull'omicidio di un nero da parte del figlio di un senatore americano, gira uno dei tre episodi di Destini di donne (1954), che recano anche le firme di Christian-Jaque e Jean Delannoy. Archiviata l'avventurosa storia del bandito Cheri Bibi (1954), il regista torna in Italia, dove dirige Vestire gli ignudi (1954) tratto da una novella di Luigi Pirandello. Ne La vergine moderna (La trappola d'oro) (1954) torna a lavorare con lo sceneggiatore Ennio Flaiano e l'attore Vittorio De Sica, firmando un ritratto di donna che è anche un racconto di costume. Ormai Pagliero sembra avere esaurito la sua vena artistica migliore e le ultime opere non oltrepassano l'ambito di un corretto ma anonimo mestiere. Tornato in Francia, cura la regia di numerose produzioni televisive e partecipa come attore ad alcuni film di scarso rilievo, come La casbah di Marsiglia (1957) di Hugo Fregonese e Da New York: mafia uccide! (1965) di Raoul Levy. In Australia dirige Tesoro nero (1956), film di avventura a cui hanno preso parte vere tribù indigene, mentre in Unione Sovietica gira il suo ultimo film da regista, Leon Garros cerca l'amico (1960), mai distribuito in Italia. Dopo qualche altro film da attore in Francia, si ritira dalle scene sul finire degli anni Sessanta. Pagliero muore a Parigi il 9 dicembre 1980.

Ultimi film

Drammatico, (Francia - 1954), 94 min.
Drammatico, (Italia - 1954), 104 min.
Avventura, (Italia - 1954), 90 min.
Poliziesco, (Francia - 1952), 92 min.
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