Lev Kuleshov (Lev Vladimirovich Kulecov) è un attore russo, regista, scenografo, è nato il 1 gennaio 1899 a Tambov (Russia) ed è morto il 30 marzo 1970 all'età di 71 anni a Mosca (Russia).
Non è stato un grande regista, nonostante che almeno due dei suoi film (Le straordinarie avventure di Mister West nel paese dei bolscevichi, 1924; Dura Lex, 1926) posseggano qualità egregie. Non è stato un teorico sistematico (non può essere accostato ad Ejzenštejn) e non ha potuto realmente innovare in una struttura culturale così «paralizzata» com'era quella dello stalinismo e dello zdanovismo succeduta ai fermenti rivoluzionari del futurismo, della LEF, del costruttivismo. Eppure la sua importanza nella storia del cinema è indiscutibile.
Intanto, per i suoi film migliori: il primo, una satira contro la goffaggine dell'americano piombato in un mondo che non capisce; il secondo, una meditazione sulla necessità (e sulla inevitabile ingiustizia) della legge, inserita in una vicenda - ricavata da un racconto di Jack London - di cercatori d'oro lungo lo Yukon. Contengono entrambi il rifiuto assoluto di accettare le categorie astratte del realismo così come lo intende (specchio della lotta di classe) il marxismo ortodosso e pietrificato. E anticipano un concetto che nel 1933, con il sonoro, Kulesov svilupperà in un altro film - confuso ma stimolante - derivato anch'esso da uno scrittore americano (O. Henry, ossia William Sidney Porter): Il grande consolatore. Vivendo nel carcere e fuori del carcere, nella realtà e nella immaginazione, e intrecciando i due piani, perché entrambi posseggono effettiva realtà, lo scrittore - portavoce del regista - rivela quale sia il potere (e il dovere) dello spettacolo,(del cinema): mostrare (insegnare, come il marxismo unicamente esige) e consolare, ossia divertire (aprire per l'uomo spazi di libertà). Per questo, Kulesov ha fatto in URSS pochi film (lui che per cinque anni, durante la grande penuria, aveva realizzato, con il suo Laboratorio, i «film senza pellicola», esperimento geniale da tutti i punti di vista).
I suoi scritti teorici - saggi sparsi, raccolti più volte in volume - non hanno la profondità di Ejzenštejn, ma anticiparono di parecchio Ejzenštejn e tutti gli altri. Sulla regia e, soprattutto, sulla recitazione (dove si giovò del contributo della sua attrice e compagna Aleksandra Chochlova), ha lasciato un segno forte. E sul montaggio ha dato credibilità pratica a quel paradosso che la storia del cinema registra come «effetto Kulesov»: montato accanto a oggetti e situazioni differenti, lo stesso primo piano di un attore (era Ivan Mozzuchin) cambia «realmente» espressione.
Fernaldo di Giammatteo, Dizionario del cinema. Cento grandi registi,
Roma, Newton Compton, 1995
Maestro per eccellenza del cinema sovietico, primo grande teorico del montaggio, Lev Vladimirovic Kulecov "ha fatto il cinema" e non solo dei film, come scrisse Pudovkin. Ma ciononostante il suo "corpus" filmico e teorico ha subito una singolare rimozione, almeno in Italia. I suoi film sono rimasti a lungo "invisibili", i suoi scritti non sono stati tradotti.
Eccezioni significative sono state "la personale" di Porretta Terme del 1977 (con catalogo a cura di G. Buttafava) e l'attenzione critica che gli ha dedicato la rivista «Filmcritica» (retrospettiva e convegno, Roma 1988).
La sua "asistematicité" la sua ricerca teorica mai disgiunta dalla pratica filmica, il suo "eccentrismo" la sua instancabile attitudine sperimentale hanno reso la sua opera, rispetto a quella sistematica di Ejzenstéjn, pressocché incatalogabile, al di là della facile definizione di ‘pioniere del montaggio". In realtà l'importanza che Kulecov attribuisce alla teoria del cinema non è mai disgiunta dal suo spirito di ricerca legato all'insegnamento nella scuola di cinematografia di Mosca e al laboratorio sperimentale da lui condotto (1920-1922).
Per Kulecov l'essenza del cinema è quella della dimensione plastica della composizione figurativa. In questo senso la forma del film è impressa e modellata dal montaggio nella sua qualità dinamica, che si riversa e si imprime anche nella diegesi, nel ritmo delle storie, nelle linee imprevedibili e avventurose della narrazione.
Da Edoardo Bruno, Film. Antologia del pensiero critico, Bulzoni Editore, Roma, 1997