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Emir Kusturica

Emir Kusturica è un attore bosniaco, regista, produttore, produttore esecutivo, scrittore, sceneggiatore, è nato il 24 novembre 1954 a Sarajevo (Bosnia-Herzegovina).
Nel 1998 ha ricevuto il premio come leone d'argento per la regia al Festival di Venezia per il film Gatto nero, gatto bianco. Dal 1989 al 1998 Emir Kusturica ha vinto 3 premi: Festival di Berlino (1993), Festival di Cannes (1989), Festival di Venezia (1998). Emir Kusturica ha oggi 67 anni ed è del segno zodiacale Sagittario.

Lo sguardo dell'angelo senza patria

A cura di Fabio Secchi Frau

Lo sguardo di Faye Dunaway che, con degli occhialini da aviatrice, svolazza su un trabiccolo volante, assieme a Johnny Depp, nello sfortunato Arizona Dream. Forse sta tutto qui il cinema di Emir Kusturica. Noi siamo un po' come quel Johnny Depp dai capelli arruffati che sperimenta per la prima volta il volo, mentre lui è come la Dunaway che ci guida, grazie alla sua sgangherata immaginazione cinematografica, verso pindarici viaggi onirici nel cielo. Ebbene sì, Kusturica è uno dei bagliori del cinema più potenti degli Anni Ottanta e Novanta, una vera rivelazione, colui che ha la capacità di mostrare in un'unica inquadratura un intero mondo. Che sia esso l'universo incastonato in una fetida città sotterranea oppure quello sguardo risvegliato - quasi da angelo - e politico - pur ritenendosi senza patria - sulla guerra. Ma tutto sempre con un distacco fortissimo dal realismo, dove però riescono comunque a emergere temi come: l'infanzia segnata dalla violenza e dalla volgarità del mondo degli adulti o la cultura della povertà. Un cinema parallelo, musicale, colorato, simbolico, bislacco, sconclusionato, dove si gioca continuamente con la commedia social-sentimentale, dove si mescolano alla rinfusa risate e lacrime. Dotato di un umorismo surreale, ma anche di una fortissima amarezza di fondo, ha tentato di penetrare l'America e, non contento, ha rotto perfino le sue stesse regole cinematografiche - come se mai ne avesse avuto - abbracciando il realismo con il genere più "reale" che ci sia, il documentario, realizzando il ritratto del calciatore Maradona, ma anche quelli della sua band. Narratore della piccola realtà jugoslava, passa in filigrana la Storia, descrivendo con garbo usi e costumi locali. Paragonato più e più volte a François Truffaut per la maestria con la quale riesce a mettere sulle scene un processo di maturazione e al primo Milos Forman per la pungente malinconia, è un maestro delle variazioni sui temi che, con la stessa forza di un fiume, straripa continuamente ed eccede, scattando in avanti dosso per dosso, con l'intima necessità di travolgere "indiavolatamente" tutto quello che gli si palesa di fronte... e ogni qual volta lo bagna, lo trasforma in qualcosa di barocco. Fra i registi più dotati della sua generazione, un po' Frank Capra e un po' Federico Fellini, riesce a reggere su di sé disegni complessi, ma senza la minima fatica, mantenendo uno sguardo attento e curioso da capo a fondo.

L'amore per il cinema e la musica
Nato a Sarajevo, in una piccola famiglia musulmana della borghesia bosniaca, mostra da subito un'attitudine per il mondo dello spettacolo e in particolar modo per il cinema. È ancora un liceale, infatti, quando gira due cortometraggi. L'amore per la macchina da presa è così forte che, finalmente diplomato, decide di iscriversi alla prestigiosa FAMU di Praga, all'interno della quale completerà i suoi studi nel 1978 - accanto a Otakar Vàvra e Jiri Menzel - presentando come tesi di laurea il cortometraggio Guernica (1977), tratto da una novella di Antonije Isakovic, vincitore di numerosi riconoscimenti. I primi passi insomma sono già pieni di gloria! E ciò non fa che stimolarlo a proseguire nella sua carriera. Ma aggiunge al suo curriculum anche qualche esperienza di attore, per esempio, sarà diretto da Hajrudin Krvavac ne Valter brani Sarajevo (1972). Dopo la laurea, lavora principalmente nella televisione di Stato, dove dirige i film tv drammatici Nevjeste dolaze (1978) e Bife 'Titanik' (1979). Si sposa, e ha da sua moglie Maja due figli: Stribor e Dunja Kusturica. Stribor in particolare seguirà le orme paterne lavorando nel cinema come attore e suonando la batteria nella nuova formazione della No Smoking Orchestra. Eh sì, perché Kusturica padre è un grande appassionato di musica e un eccellente musicista che da anni fa parte - come chitarra elettrica e autore dei testi - della band No Smoking Orchestra, fondata nel 1980 nella sua città natale.

L'esordio cinematografico
Nel 1981, si pensa pronto per il grande passo e così firma la pellicola Ti ricordi di Dolly Bell?, vincitrice del premio FIPRESCI, ma anche del Leone d'Oro come miglior opera prima al Festival di Venezia. È un altro primo passo osannato. Lentamente comincia a creare dei vincoli d'amicizia con gli stessi attori che dirige, bastino per questo i nomi di Slavko Stimac e Miki Manojlovic. Nel 1985, sbarca a Cannes per presentare un altro film ed è un altro trionfo. Papà... è in viaggio d'affari (1985), vince non solo il suo secondo premio FIPRESCI, ma anche la tanto sognata Palma d'Oro all'unanimità! Passano gli anni, arriva Il tempo dei gitani (1988) e arriva anche la Palma d'Oro come miglior regista.

Il primo film americano
La sua popolarità cresce e arriva fino in America. E in particolare, a sentire parlare di lui, è il grandissimo Milos Forman che lo invita a trasferirsi qualche mese negli Usa per tenere una serie di lezioni al Dipartimento di Cinema della Columbia University. Arriva lì per insegnare, ma finisce per dirigere quello che sarà il suo primo film americano: Arizona Dream (1992), con i già citati Faye Dunaway e Johnny Depp, ma anche Jerry Lewis. Come molto spesso accade quando i registi europei si trasferiscono a Hollywood, la pellicola è funestata da continui conflitti con i produttori che vedono "poco commerciale" il suo cinema. Kusturica cede pochissimo alle loro angherie e il film, ovviamente, sarà un flop sul mercato americano, ma in Europa otterrà l'Orso d'Argento speciale datogli dalla giuria al Festival di Berlino. In Italia, la pellicola arriverà solo 5 anni più tardi, con il titolo Il valzer del pesce freccia.

L'attivismo politico
Nel 1993, la Cannes delle palme lo sceglie come giurato del suo Festival ed è proprio in quell'anno che Kusturica si mette in mostra anche come un forte attivista politico, scagliandosi contro la destra ultranazionalista serba, a volte anche con gesti eclatanti. Come quando sfidò il leader politico Vojislav Seselj in un duello che avrebbe dovuto svolgersi al centro di Belgrado a mezzogiorno. Ma il politico, ovviamente, si rifiutò, dichiarando alla stampa di non voler "essere accusato dell'omicidio di un filantropo". Nonostante questo, Kusturica fu criticato dai suoi stessi concittadini quando non si schierò durante l'assedio di Sarajevo: lo accusarono di essere un vigliacco e un artista pauroso e codardo, anche se tempo più in là, ruggì contro la globalizzazione.

Il capolavoro Underground
Nel 1995, arriva il suo capolavoro: il visionario Underground! Dirigendo i suoi due attori prediletti Manojlovic e Stimac, mette in cantiere un film fantastico che racconta di come due delinquenti riuscirono a convincere il loro clan a rifugiarsi in un sotterraneo, dopo il primo raid tedesco su Belgrado nel 1941. Il problema è che fecero credere a quella gente - per anni - che la guerra non fosse mai finita, sfruttandoli così nella costruzione di armi per il mercato nero, mentre loro si arricchivano nel mondo "di sopra". Insomma, un sogno in un incubo, la tragedia nella commedia musicale tzigana, che si costruisce, mattone per mattone, di riti collettivi e nostalgie. Non poteva che meritarsi la sua seconda Palma d'Oro, ma anche il premio Lanterna Magica, il Leoncino d'Oro e il Leone d'Argento come miglior regista.

Kusturica come Truffaut
Vincitore del Nastro d'Argento europeo, dal 2003, aumenta le sue partecipazioni ai film come attore, per esempio, recita con Nick Nolte, Saïd Taghmaoui, e Tchéky Karyo ne Triplo gioco di Neil Jordan, ma si presta anche come curatore delle musiche di Prendimi e portami via (2003), pellicola di Tonino Zangardi con Valeria Golino, Rodolfo Laganà e Nino Frassica. L'anno successivo, impazza di nuovo a Cannes con La vita è un miracolo, che vince il César come miglior film dell'Unione Europea. Diventato presidente della giuria del Festival di Cannes nel 2005 - è palese che i francesi lo amino alla follia, forse proprio perché ricorda loro Truffaut -, dirige assieme a Spike Lee, Ridley Scott, John Woo, Mehdi Charef, Kàtia Lund, Jordan Scott e Stefano Veneruso un episodio de All the Invisible Children (2005) confermando una perdita di quelle atmosfere fiabesche e fortemente legate a quelle del mondo gitano che lo aveva contraddistinto. Insomma, da qui in avanti, fino a Promise Me This, questo autore senza patria, ponte ideale fra culture di Oriente e Occidente e che trova la sua costruzione nei Balcani travagliati e crudeli, perde la pazzia... nel senso buono in cui sono pazzi i poeti. Nel 2016 porta alla Mostra del Cinema di Venezia Sulla via lattea, storia d'amore ambientata durante la guerra nei Balcani.
Forse, ora, sembrerebbe più adatto alle sirene hollywoodiane di quanto non lo fosse prima. Le storie incantevoli e improbabili sembrano concentrarsi altrove, rimane l'immagine che è credibilmente assurda. Dov'è finito il vigore? La poesia? Il gusto per la tenerezza e il surrealismo? Fortunatamente, per la maggior parte delle sue pellicole, rimarrà quell'uomo in stato di grazia infantile che, senza smarrirsi fra equilibri e misure, ha conquistato e dominato uno dei mezzi espressivi più difficili da domare. Al limite del bozzettismo, come ha già scritto qualcuno, ci rendiamo conto che se Truffaut è morto, ci è rimasto Kusturica. Ci sono rimaste le risate a crepapelle, i contrappunti aspri e sensuali, il piacere del grottesco, il fascino degli antieroi e quelle efficaci ricostruzioni d'ambiente sociale e familiare che sono in realtà sfoghi torrenziali di un uomo che vuole e sente l'esigenza di svincolarsi da ogni sentiero che imbocca, che produce sogni incancellabili di truffatori buoni solo a spremere gli altri per rimpinguarsi i portafogli, di spose annoiate nei pranzi di nozze, di gatti neri... e di gatti bianchi.

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Drammatico, (Messico, USA - 2014), 129 min.

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mercoledì 16 giugno 2010
 

Testimone della rinascita di Maradona Dopo Robert De Niro, un'altra grande attesa del Taormina Film Festival di quest'anno era il regista serbo Emir Kusturica, il quale, nella giornata di ieri, si è raccontato al pubblico presente. Vincitore della Palma d'Oro a Cannes nel 1985 (con Papà è in viaggio d'affari) e vincitore del premio speciale per la regia a Venezia nel 1998 (con Gatto nero, gatto bianco), Kusturica ha elaborato nel corso del tempo uno stile tutto suo, rivolto al far vivere le emozioni nel modo più intenso possibile e non al rispettare il "politically correct"

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venerdì 30 maggio 2008
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Santa Maradona Un film come una partita racconta una storia su cui il critico e il cronista sportivo sono chiamati a dare un giudizio di valore e un resoconto interpretativo. Per l'uno e per l'altro è necessario sforzarsi di essere obiettivi: non esagerare nella stroncatura, non eccedere nell'esaltazione. Che la "storia" appartenga a Maradona o a Kusturica, il divo non ha diritto a sconti e bisogna valutarlo come faremmo esattamente con qualsiasi altro calciatore o regista

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La storia è piena di piccoli film con grandi contenuti, ma non è questo il caso.
Intervista al cineasta serbo, Palma d'Oro a Cannes nel '95 per Underground.
Il regista al Festival il 12 e il 13 agosto.
E oggi è la volta di Nanni Moretti con il suo Habemus Papam.
Al di là del "politically correct".
Il film diretto da Kusturica nominato alla Palma d'Oro nel 2007 a Cannes.
Restando a bordo campo e dribblando gli stereotipi, Kusturica racconta un calcio romantico e farabutto.
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