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mercoledì 5 agosto 2020

Articoli e news Susanne Bier

60 anni, 15 Aprile 1960 (Ariete), Copenhagen (Danimarca)

Susanne Bier sbarca a Hollywood e con le sue star "sconosciute" supera il manifesto Dogma.

Noi due sconosciuti, dietro al dolore e davanti alla vita

Noi due sconosciuti, dietro al dolore e davanti alla vita Il cinema di Bille August e di Lars von Trier ha dilatato il concetto danese di film, adesso è la volta di Susanne Bier. Se i primi lavori di Bille August (Luna di miele) sono film calati in ambienti esplicitamente danesi con attori danesi, le opere successive rompono l'isolamento e diventano coproduzioni internazionali (La casa degli spiriti e Il senso di Smilla per la neve). Lars von Trier invece concepisce e dirige da subito film europei (L'elemento del crimine, Le onde del destino, Idioti) che ottengono il successo come film danesi, trasformando il concetto di film nazionale. Susanne Bier, dopo aver girato nel 2002 il suo film dogma (Open Hearts) e aver trovato un livello di autonomia e maturità artistica in Dopo il matrimonio, consacrato da critica e pubblico, abbandona gli esercizi di provocatoria anticonvenzionalità del fatidico movimento (Dogma 95) per trovare a Hollywood la celebrazione ultima e il superamento in chiave personale del manifesto Dogma, "estinto" ufficialmente nel 2005. Sbarcata letteralmente a Hollywood la Bier torna con Noi due sconosciuti a cogliere il dolore dietro ai volti, la paura dietro un gesto o sulle pieghe della bocca di un uomo e una donna toccati dalla perdita di una persona diversamente cara. I temi che ritornano sono questioni che l'autrice danese ha già affrontato nelle opere precedenti: la famiglia, la vita e la morte. Ma al di là di un intreccio emblematico e tutto sommato convenzionale, Noi due sconosciuti è il ritratto impressionante di due persone che affondano e provano a risalire in superficie mentre la macchina da presa impietosa coglie ogni piccola espressione, analizzando le ragioni che covano dietro ai loro pensieri e ai loro atteggiamenti. La Bier, di passaggio a Roma, ci racconta il suo viaggio nel cinema americano.

Nel suo nuovo film Susanne Bier elabora il lutto di una donna rimasta vedova.

Noi due sconosciuti: il dolore per la perdita

Noi due sconosciuti: il dolore per la perdita Quando Audrey rimane improvvisamente vedova con due bambini da crescere da sola è talmente sconvolta dal dolore che si rivolge al miglior amico del marito, Jerry, pur non avendolo mai sopportato. Jerry è un ex avvocato, devastato dalla tossicodipendenza, che trova nella famiglia dell'amico un pretesto per provare a disintossicarsi e ricominciare una nuova vita. Ma Audrey, che non riesce a elaborare il lutto, comincia a sentire la presenza dell'uomo nella sua casa come una minaccia alla memoria del marito. Per il suo esordio dietro la macchina da presa in terra statunitense, la danese Susanne Bier fa una profonda riflessione sulle conseguenze della morte. Forte dell'esperienza e del talento dei premi Oscar Halle Berry e Benicio Del Toro, la regista porta sullo schermo un film intenso, doloroso, introspettivo. Ne abbiamo parlato con le due donne di Noi due sconosciuti, Susanne Bier e Halle Berry.

Second Chance della regista premio Oscar dal 2 aprile in sala.

La politica degli autori: Susanne Bier

mercoledì 1 aprile 2015 - Mauro Gervasini da APPROFONDIMENTI

La politica degli autori: Susanne Bier Second Chance, ultimo film di Susanne Bier nelle sale italiane dal 2 aprile, è ahinoi un po' un pasticcio. Tenta di applicare a un presupposto di genere, il poliziesco, l'elaborazione psicologica di un dramma umano e familiare, con il risultato di restare alla sola superficie negli aspetti introspettivi e di procedere per stereotipi in quelli noir. L'utilizzo della chiave poliziesca per scardinare comportamenti o attitudini morali non è una novità, anche quando mero pretesto, basti pensare, al cinema, a Claude Chabrol o Jacques Audiard. Il problema è che Bier dimostra di non avere lo spessore artistico necessario, oppure, chissà, non ama il noir abbastanza, per rendere credibile o intrigante la sua elaborazione. Chiaro quanto siano solo le attitudini morali a interessarle, e almeno in questo possiamo scorgere un fil rouge con altre sue opere precedenti. Second Chance racconta di un poliziotto che commette un crimine per il quale pagherà un brutale tossico, con l'illusione di rimediare a una tragedia familiare irrimediabile come la perdita di un figlio. Un agente del "bene" che suo malgrado ma senza troppi rimorsi sceglie il "male".

   

Second Chance della regista premio Oscar dal 2 aprile in sala.

La politica degli autori: Susanne Bier

mercoledì 1 aprile 2015 - Mauro Gervasini da APPROFONDIMENTI

La politica degli autori: Susanne Bier Second Chance, ultimo film di Susanne Bier nelle sale italiane dal 2 aprile, è ahinoi un po' un pasticcio. Tenta di applicare a un presupposto di genere, il poliziesco, l'elaborazione psicologica di un dramma umano e familiare, con il risultato di restare alla sola superficie negli aspetti introspettivi e di procedere per stereotipi in quelli noir. L'utilizzo della chiave poliziesca per scardinare comportamenti o attitudini morali non è una novità, anche quando mero pretesto, basti pensare, al cinema, a Claude Chabrol o Jacques Audiard. Il problema è che Bier dimostra di non avere lo spessore artistico necessario, oppure, chissà, non ama il noir abbastanza, per rendere credibile o intrigante la sua elaborazione. Chiaro quanto siano solo le attitudini morali a interessarle, e almeno in questo possiamo scorgere un fil rouge con altre sue opere precedenti. Second Chance racconta di un poliziotto che commette un crimine per il quale pagherà un brutale tossico, con l'illusione di rimediare a una tragedia familiare irrimediabile come la perdita di un figlio. Un agente del "bene" che suo malgrado ma senza troppi rimorsi sceglie il "male".

   

Anne Hathaway e James Franco animano e "svecchiano" l'ottantatreesima Notte degli Oscar.

Oscar, trionfa Il discorso del re

lunedì 28 febbraio 2011 - Tirza Bonifazi Tognazzi da FOCUS

Oscar, trionfa Il discorso del re Ha avuto inizio nella Parigi di Inception l'83sima notte degli Oscar, con un montaggio a effetti speciali che ha visto gli ospiti della serata Anne Hathaway e James Franco entrare e uscire dalle scene madri dei film nominati. Subito dopo Tom Hanks ha aperto la premiazione annunciando i vincitori nelle categorie art direction e fotografia (andati rispettivamente ad Alice in Wonderland e Inception), ma il primo momento emozionante è stato quando Melissa Leo, introdotta da un Kirk Douglas in vena di scherzi, è salita sul palco a ritirare il premio come miglior attrice non protagonista per The Fighter.Così, per il secondo anno consecutivo, ha vinto un'interprete femminile che ha portato sul grande schermo la figura di una madre padrona. Quanto all'attore non protagonista, finalmente Christian Bale è riuscito a ottenere la sua prima candidatura all'Oscar per The Fighter e a impugnare la prestigiosa statuetta d'oro. A svecchiare ulteriormente l'edizione numero ottantatré della notte degli Oscar è stata la vittoria di Trent Reznor (e Atticus Ross) per la miglior colonna sonora originale realizzata per The Social Network. “Tutto questo sta accadendo realmente”., Ha iniziato così il discorso di ringraziamento il leader dei Nine Inch Nails che per l'occasione ha indossato il suo abito migliore. D'altronde, secondo l'Internazionale, l'oroscopo di Trent diceva: “Le prossime settimane saranno un ottimo momento per essere più audace nell’esprimere la tua bellezza e fare in modo che le persone a cui tieni la vedano in tutto il suo splendore”. Invece Randy Newman si è portato a casa il premio per la miglior canzone originale, “We Belong Together,” scritta per Toy Story 3.

Nomi, cose, città, attrici e attori
Danimarca batte Messico 1 a 0 nel momento in cui Susanne Bier viene chiamata a ritirare il premio come miglior film straniero per In un mondo migliore. Sebbene facessimo il tifo per Biutiful di Alejandro González Iñárritu, siamo felici e fieri del fatto che abbia vinto una donna. E se l'anno scorso una donna vinceva per la prima volta l'Oscar come miglior regista, è sempre lei, la stessa Kathryn Bigelow, a premiare Tom Hooper nella categoria miglior regia per la direzione di Il discorso del re. Poco dopo, è Jeff Bridges ad annunciare le cinque candidate come migliori attrici, e a premiare la visibilmente imbarazzata e commossa Natalie Portman, magnifica ballerina dalla doppia personalità in Il cigno nero, per la quale facevamo tutti il tifo. La signora in rosso Sandra Bullock ha invece avuto l'onore di presentare i candidati nella categoria miglior attore protagonista che ha visto premiare Colin Firth, il reale balbuziente di Il discorso del re. Infine, a chiudere una notte leggera, divertente ed emozionante è stato il re di Hollywood Steven Spielberg, chiamato a tenere banco per annunciare il miglior film dell'anno: Il discorso del re. Forse l'unica scelta vecchia di un premio che a ottantatré anni è sempre più giovane.

   
   
   


The Undoing

Segreti che distruggono la vita
Regia di Susanne Bier. Genere Thriller, produzione USA, 2020.

Una terapeuta scopre una serie di segreti indicibili e affronta la sua nuova verità per tentare di salvare il figlio dal baratro.
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