Fare colazione, comprare il giornale, se è il giorno giusto della settimana fare la spesa, andare dal barbiere o al cimitero a trovare i genitori. Le giornate di Pierino Aceti, il pensionato protagonista del film di Luca Ferri a lui intitolato, sono regolate con precisione dal ripetersi dei riti quotidianiche Pierino stesso chiama "il solito tran tran". Entriamo nella sua casa, a Bergamo, nel mese di gennaio e ci restiamo idealmente per un anno - i mesi sono scanditi dal calendario sopra la poltrona di Pierino e dalla lettura del suo oroscopo. E il documentario, girato in VHS con una vecchia macchina da presa, segue la stessa meticolosa organizzazione della vita di Pierino: puntualmente ogni settimana Ferri si presenta a casa del pensionato che gli fa un resoconto di ciò che ha fatto dall'ultima volta che si sono visti. Pierino è anche e soprattutto un cinefilo, un "malato di cinema" dice lui: sconvolge i suoi ritmi quotidiani solo per il Bergamo Film Meeting - e su dei quaderni cataloga i film che ha visto dal 1973. Fra i frammenti della sua vita "tranquilla" si nasconde un senso molto più grande del loro sommarsi ordinato.