| Anno | 2026 |
| Genere | Thriller |
| Produzione | Francia |
| Durata | 149 minuti |
| Regia di | Guillaume Canet |
| Attori | Marion Cotillard, Luis Zahera, Denis Ménochet, Leonardo Sbaraglia, Alain Blazquez . |
| Tag | Da vedere 2026 |
| MYmonetro | Valutazione: 3,50 Stelle, sulla base di 2 recensioni. |
|
Condividi
|
Ultimo aggiornamento domenica 17 maggio 2026
Una storia priva di eroi - tutti hanno sbagliato, tutti hanno un segreto inconfessabile - per raccontare la pena di una madre che tenta fino all'ultimo, e con ogni modo possibile, di salvare i bambini.
|
CONSIGLIATO SÌ
|
Jeanne è una donna che soffre. Ha costanti attacchi di panico, è tormentata dal passato, dice bugie al compagno protettivo e affoga i dispiaceri nell'alcol. L'unica luce che le illumina le giornate è Matteo, il bambino dei vicini di cui è la madrina. Quando Matteo sparisce, tutto cambia, lei è la prima indiziata e sceglierà di fuggire. Andrà a bussare nella rigida comunità religiosa dove è cresciuta, una setta governata da Marc, un inquietante santone manipolatorio, violento e abusante, ma il suo compagno Daniel non smetterà di cercarla, scoprendo intanto una serie di segreti che la riguardano.
È la storia di una madre coraggio che non si arrende mai, Karma di Guillaume Canet.
Con una Marion Cotillard in stato di grazia, che torna a proporre una performance intensa e viscerale ai livelli di Due giorni, una notte e Un sapore di ruggine e ossa, ma anche Inception. È un'anima in pena, sconnessa, turbata, incapace di governare la sua quotidianità fatta di attacchi di panico, lavoro in un mercato del pesce e poi le ore spensierate insieme al "suo" figlioccio Matteo. Ha delle cicatrici sulle braccia, lo sguardo perennemente assente, triste, cova traumi inenarrabili, che il suo compagno protettivo (il sempre credibile Leonardo Sbaraglia) prova a intuire e lenire.
Anche lui ha un passato doloroso, ma Guillaume Canet alla regia sceglie intelligentemente un disvelamento progressivo. Non spiega nulla, per fortuna, al pubblico, lo getta nel dolore apparentemente incomprensibile di questa storia cupa, che sin dalla prima scena è un lento a due. Una grande storia d'amore, che tutto contiene, tutto giustifica, tutto perdona.
Quello che inizialmente sembra un dramma femminile cede presto il passo a un detection movie, quando Matteo sparisce e partono indagini e ricerche. Non contento, poco dopo Canet cambia nuovamente registro stilistico e narrativo, ed ecco che il focus si sposta sul racconto scioccante di una setta religiosa, di una religione decisa autonomamente dal suo terribile santone, a cui dà carisma e spessore l'ottimo Denis Ménochet (già visto in Bastardi Senza Gloria e As Bestas). Da santone a mostro il passo è breve, violenze psicologiche e fisiche si moltiplicano, fino ad arrivare ad abusi e pedofilia.
Canet osa l'inenarrabile, propone una storia totalmente priva di eroi - tutti hanno sbagliato, tutti hanno un segreto inconfessabile - per raccontare la pena di una madre che tenta fino all'ultimo, e con ogni modo possibile, di salvare i bambini. Un film che è un colpo di scena costante, imprevedibile, appassionante, in cui melò, thriller e action si fondono a più riprese, il risultato è un filo di tensione e pathos costanti, senza temere un linguaggio narrativo a tratti popolare (con un finale insperato che potrebbe essere tacciato di buonismo e didascalismo, ma la bravura degli interpreti sa rendere invece empatico e credibile). Un viaggio negli inferi di una setta, e nel cuore di una donna traumatizzata che resiste, lotta, non molla mai.
La donna del passato. Guillaume Canet torna a dirigere la sua ex-compagna Marion Cotillard e la trasforma in una variazione da noir. L'inizio di Karma non rivela quasi nulla di lei. Ora vive in un villaggio della Spagna settentrionale e si è rifatta una vita legandosi a Daniel. Un giorno però Mateo, il suo figlioccio di sei anni, scompare misteriosamente. La polizia sospetta di lei, così ritorna nella comunità dove è cresciuta per nascondersi dalla polizia che sta sospettando di lei. Però, per essere completamente accettata, deve sottoporsi alle sue rigide regole. Intanto il compagno si mette alla sua ricerca perché crede nella sua innocenza.
C'è uno stacco netto tra la promettente parte iniziale e la descrizione della vita della comunità dove cinema di Canet calca la mano. Cerca di raggiungere le zone di un horror claustrofobico ma sembra guardare narcisisticamente anche verso il cinema di Dreyer, trasformando Jeanne in una novella Giovanna d'Arco che viene umiliata davanti a tutti: è costretta a stare in ginocchio sotto la pioggia, viene frustata, le viene tagliata una ciocca di capelli. Marion Cotillard si presta con grande generosità a questo martirio, peccato che il film spesso non la sostiene anche nelle sue reazioni fisiche come nel respiro affannato, gli occhi sbarrati, la paura addosso. Ma è soprattutto come thriller che Karma è meccanico e dimostra che se l'attore e regista francese non ha una buona sceneggiatura alle spalle - come nel caso di James Gray in Blood Ties. La legge del sangue - si perde in troppe divagazioni e anche nella sua consistente durata (circa 149 minuti) non si prende il tempo necessario per mettere a fuoco certi personaggi e soprattutto i loro legami col passato. Non bastano i flashback per mostrare i frammenti di memoria di Jeanne, né i dettagli di sceneggiatura per sottolineare i legami decisivi con alcuni personaggi. Inoltre i riti della comunità sono mostrati in modo subito appariscente e la componente descrittiva sacrifica la suspence.
A vent'anni dal suo primo thriller come regista, Non dirlo a nessuno, il cinema di Canet sembra aver perso la sottile ambiguità di quel film per cercare il colpo a effetto alla Guillaume Nicloux da cui è stato diretto in La clef. Si vede soprattutto nella prova di un grande attore come Ménochet, nel ruolo della guida spirituale della comunità, di cui perde la natura diabolica per soffermarsi invece su una costruzione schematica e ripetitiva. Eppure aveva diverse possibilità per alimentare una tensione crescente come nella fuga di Jeanne o nei tentativi di Daniel (interpretato da Leonardo Sbaraglia, presente al Festival di Cannes anche con Amarga Navidad) di mettersi in contatto con lei. Invece, pur avendo tutto il tempo che si è messo a disposizione, Karma resta intrappolato in quel luogo come la protagonista ed è vittima di un sadismo al limite del compiacimento ma fine a se stesso. È solo una soluzione per nascondere il fatto che le idee latitano e l'inquietudine è solo esteriore.
Da Sentieri Selvaggi, 22 maggio 2026