La stagione riporta lo spettatore all'inizio del viaggio: ritroviamo le atmosfere claustrofobiche, le luci ovattate e le tinte rosso fuoco che hanno reso inconfondibile l'estetica della serie. Su TimVision.
di Gabriele Prosperi
La sesta e ultima stagione di The Handmaid's Tale (guarda la video recensione) si apre con June Osborne e Serena Joy costrette a una convivenza forzata su un treno diretto verso l'Alaska, in fuga da Gilead e dal caos seguito alla morte del comandante Fred Waterford. È l'inizio di una stagione che alterna momenti di azione intensa e passaggi introspettivi, seguendo June nel suo ritorno in territorio ostile, nella nascita di un nuovo movimento di resistenza e nell'evoluzione dei personaggi principali verso un finale tanto atteso quanto stratificato.
I dieci episodi esplorano il disfacimento interno di Gilead, la formazione di nuove alleanze, i dilemmi morali di chi aveva detenuto il potere e l'urgenza di raccontare - e tramandare - quanto accaduto. L'episodio conclusivo, diretto da Elisabeth Moss, segna il passaggio dalla testimonianza individuale alla memoria collettiva, aprendo il cammino verso il futuro spin-off The Testaments.
La stagione riporta lo spettatore all'inizio del viaggio: ritroviamo le atmosfere claustrofobiche, le luci ovattate e le tinte rosso fuoco che hanno reso inconfondibile l'estetica della serie, ormai assurta a prodotto-simbolo della serialità contemporanea.