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Il caso Sorry, Baby: cinema delle donne e sulle donne, ma è un film per tutti i generi

L'esordio alla regia di Eva Victor è un caso raro perché realizzato quasi esclusivamente da donne. Tuttavia, non divide il mondo in buoni e cattivi in base al sesso, ma in base al comportamento che ognuno mantiene, soprattutto nei confronti del sesso opposto. Dal 15 gennaio al cinema.
di Paola Casella

Sorry, Baby

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Eva Victor (32 anni) 11 febbraio 1994, Parigi (Francia) - Acquario. Interpreta Agnes nel film di Eva Victor Sorry, Baby.
domenica 11 gennaio 2026 - Focus

Arriverà in sala giovedì 15 gennaio un film, Sorry, Baby, che è un caso raro, perché è realizzato quasi esclusivamente da artiste, a cominciare dalla regista, sceneggiatrice e attrice protagonista Eva Victor, per proseguire con la direttrice della fotografia Mia Cioffi Henry, la compositrice della colonna sonora Lia Ouyang Rusli, le montatrici Randi Atkins e Alex O’Finn, la scenografa Julia Garrison e la costumista Emily Costantino, la tecnica del suono Onalee Blank, la truccatrice Rashida Bolden e la parrucchiera Monique Peoples Graham.

La più importante figura maschile della squadra è il produttore, il regista afroamericano Barry Jenkins, che ha creduto fin da subito a questo progetto a forte presenza femminile.

“Volevo raccontare la storia di sopravvivenza di una donna che avviene anche grazie alla sua profonda amicizia con un’altra donna, e mi piaceva l’idea che a gestire questo racconto intimo e allo stesso tempo riconoscibile da molte passasse attraverso lo sguardo e le competenze artistiche femminili”, ha detto Eva Victor. “Nel film ci sono personaggi maschili, uno dei quali è estremamente positivo, e l’altro, pur essendo negativo, viene raccontato anche con una certa dose di pietas. Ma i motori della storia restano due amiche che trovano la via d’uscita da una situazione traumatica potenzialmente permanentemente invalidante, e riescono ridare un senso e una direzione alla vita della protagonista”.


In foto Eva Victor in una scena del film Sorry, Baby.

Il fatto che Sorry, Baby sia realizzato da donne e abbia al centro un’esperienza traumatica femminile – un #metoo perpetrato da un professore universitario su una dottoranda – rende la narrazione visceralmente personale, e consente al pubblico un’immedesimazione totale con il disorientamento della protagonista Agnes, ma anche con lo spirito vitale e persino lo humour con cui Agnes gestisce la sua situazione, con l’aiuto dell’amica Lydie ma anche del vicino di casa Gavin. “Volevo che la storia fosse dura e onesta, ma anche che contenesse un abbraccio, sia verso la mia protagonista che verso quel pubblico che la narrazione prende per mano dall’inizio, lo accompagna nel tunnel in cui si stente intrappolata Agnes, ma lo fa anche uscire insieme a lei, e ritrovare con lei la bellezza di far parte della razza umana”, dice Victor.

Sorry, Baby non è mai escludente del pubblico maschile, perché la vicenda di Agnes è comprensibile da chiunque si sia trovata, o trovato, a superare un trauma, cercando in sé e nelle persone vicine la forza di farlo. “Non ho mai voluto indorare la pillola, ma ho inserito anche una forma di leggerezza, senza mai puntare al melodramma”, ricorda Victor. Il montaggio secco riduce all’osso gli eventi, e la violenza sessuale non è mai mostrata esplicitamente, e si vede invece il modo in cui Agnes si riappropria della sua vita, anche attraverso un umorismo che a volte è dark, e a volte trova una sua delicata leggerezza.


In foto Eva Victor in una scena del film Sorry, Baby.

“Ogni uomo a cui ho fatto leggere la sceneggiatura o vedere il film si è commosso e ha condiviso il percorso interiore ed esteriore di Agnes”, aggiunge Eva Victor. “Quando mi hanno chiesto quale fosse il target del mio film, la mia risposta è sempre stata: ‘Chiunque abbia un cuore e una sensibilità’.

Sorry, Baby non è un film di genere, ma un film per tutti i generi, nel senso che non divide il mondo in buoni e cattivi in base al sesso, ma in base al comportamento che ognuno mantiene, soprattutto nei confronti del sesso opposto”.


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