| Titolo originale | Daddio |
| Anno | 2023 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | USA |
| Durata | 100 minuti |
| Regia di | Christy Hall |
| Attori | Dakota Johnson, Sean Penn, Marcos A. Gonzalez . |
| Uscita | giovedì 19 dicembre 2024 |
| Tag | Da vedere 2023 |
| Distribuzione | Lucky Red |
| MYmonetro | 3,20 su 21 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento mercoledì 11 dicembre 2024
Una donna che prende un taxi dall'aeroporto JFK intrattiene una conversazione con il tassista sulle relazioni importanti della loro vita. In Italia al Box Office Una Notte a New York ha incassato 838 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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È sera e fa buio all'aeroporto JFK di New York. Una giovane donna, appena sbarcata, sale su un taxi in direzione di Manhattan. Il tassista prova a fare conversazione e a lei sembra non disturbare l'idea di scambiare qualche parola, nonostante Clark (è questo il nome di lui) non abbia peli sulla lingua. Lungo il tragitto, allungato da un incidente che blocca temporaneamente il traffico, il dialogo tra i due si fa più personale e l'uomo e la donna cominciano a rivelarsi cose che non hanno mai detto a nessun altro.
Prima che le macchine con la guida automatica sostituiscano del tutto i romantici taxi gialli e i loro autisti brontoloni, prima che ci risulti del tutto impossibile confrontarci anche solo per caso con chi non appartiene alla nostra bolla social, Chrsty Hall, alla sua opera prima da regista, ci tiene a ricordarci che l'incontro con un estraneo può essere un'epifania e funzionare meglio di una lunga seduta di psicoterapia.
Girato in sedici giorni, su un palcoscenico attorniato da maxi schermi che riproducevano l'ambiente esterno, Una notte a New York non si è allontanato troppo, in fase di realizzazione, dall'approccio teatrale per cui era stato pensato inizialmente. Ma, si sa, il cinema fa magie, e nel tempo di qualche secondo siamo già sotto l'effetto dell'incantesimo, capaci di credere che quelle siano davvero le luci della strada, capaci di sentirci non si sa come dentro l'abitacolo dell'auto, lungo la traiettoria che incrocia lo sguardo del tassista con quello della passeggera.
Permeato di una sottile tensione (abbiamo tutti nella memoria Collateral), il film funziona bene finché gioca con i pregiudizi e con le aspettative dello spettatore (dove sta il pericolo? Sul sedile anteriore o su quello posteriore?), sfruttando al massimo il minimo che ha a disposizione nella stretta unità di luogo: gli sguardi, il tamburellare delle dita sul volante, le unghie laccate tra i denti, il campo e il fuori campo dello specchietto retrovisore (aiuta non poco il magnetismo della protagonista, Dakota Johnson)
Risposta femminile e newyorkese a Locke, il film di Steven Knight con Tom Hardy, Una notte a New York è stato curiosamente anticipato dalla prova italiana di Barbara Ronchi in Non riattaccare di Manfredi Lucibello. Mentre nel film italiano, però, il dramma è la nota principale, e il tema è costantemente in primo piano, il debutto cinematografico di Christy Hall è inizialmente meno esplicito e più imprendibile, salvo poi risolversi nella storia di un incontro ordinariamente fuori dall'ordinario, che avrebbe fatto meglio a concludersi a fine corsa, senza indulgere in un terzo tempo melenso, da rom-com mancata.
Gérard Brach diceva che la regola d'oro dello sceneggiatore è saper sorprendere. Hall, esperta sceneggiatrice di It ends with us, s'inebria forse delle sue possibilità e si cimenta con un film tutto di parola, a tratti affilato, che a un certo punto però smette sfortunatamente di sorprendere. Resta allora il lavoro di due ottimi interpreti, quello notevole della fotografia, e soprattutto il ruolo della città di New York sullo sfondo, la terza protagonista del film, che vale metà dell'opera.
Un viaggio notturno in taxi dall’aeroporto di New York ad uno dei suoi quartieri della metropoli. Dopo qualche attimo di silenzio, tra la donna e il tassista inizia una conversazione che abbraccerà l'intero arco narrativo del film. Lui un taxista (Sean Pean), ruvido e insinuante, fino ad apparire provocatore e seducente; lei, bionda di una bellezza folgorante, sottilmente riservata [...] Vai alla recensione »
L'etica del conducente è un po' come quella del samurai: si tratta di guardare sempre avanti, seguire la propria traiettoria avendo però ben a mente la scena complessiva, il bilanciamento tra assenza e presenza, azione e reazione, pensiero e parole... Se applicata all'archetipo newyorchese del taxi driver, non ha pari: stigmatizzato dalla triade Schrader/Scorsese/De Niro nella sua dicotomia attiva/speculati [...] Vai alla recensione »