| Anno | 2023 |
| Genere | Biografico, |
| Produzione | Italia |
| Regia di | Daniele Luchetti |
| Attori | Clara Alocci, Italo Angelini, Renzo Arbore, Saverio Ariemma, Marco Bellocchio Giovanni Benincasa, Barbara Boncompagni, Francesco Boserman, Nick Cerioni, Emanuele Crialese, Tiziano Ferro, Rosario Fiorello, José Luis Gil, Loretta Goggi, Salvo Guercio, Loles León, Luca Sabatelli, Bob Sinclar. |
| Uscita | giovedì 6 luglio 2023 |
| Tag | Da vedere 2023 |
| Distribuzione | Nexo Digital |
| MYmonetro | 3,43 su 14 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento mercoledì 5 luglio 2023
La storia pubblica e privata di un mito che ha superato ogni barriera culturale e generazionale entrando nell'immaginario collettivo con la sua energia dirompente. Il film ha ottenuto 1 candidatura a David di Donatello, In Italia al Box Office Raffa ha incassato 84,3 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Carrà-logia in tre capitoli, punteggiati da ricordi e testimonianze delle persone a lei vicine e care: dall'infanzia nel bar di famiglia a Bellaria all'apice del successo di Milleluci (1943-1974); dal trasferimento in Spagna e le tournée in Sud America al rientro in Italia (1975-1983); e infine da Pronto, Raffaella? al passaggio a Mediaset e il ritorno in RAI, con una dissolvenza sugli ultimi anni della show woman, scomparsa nel 2021.
Scritto da Cristiana Farina con Carlo Altinier, Barbara Boncompagni, Totò Coppolino, Salvo Guercio, rispetta un ordine cronologico che è stata "la decisione più difficile da prendere, perché solo seguendola dall'inizio si capisce quanta strada abbia fatto", come dichiara Daniele Luchetti, motivato da un turbamento adolescenziale irrisolto e dall'eccezionalità della scalata di Raffaella Pelloni.
La bambina che a quattro anni si faceva accompagnare dalla nonna Andreina al saggio di danza al Teatro Comunale di Bologna, indicando una sicura propensione ai palchi, è qui indagata in chiave psicanalitica: se ne rilegge la tenacia di molte stagioni performative e private attraverso il trauma dell'abbandono del padre. Funzione che avrebbe finito col trovare in sé stessa, realizzandosi e scrivendo da sola le regole.
Una volontà ferrea e nessun aiuto esterno la assistono, quando da provinciale si trasferisce a Roma con la madre severa per frequentare il Centro Sperimentale, dopo aver intuito che puntando solo sul ballo non può andare lontano.
L'iniziale oscillazione tra danza e cinema, con prevalenza temporanea del secondo, su cui il compagno di studi Marco Bellocchio emette un giudizio perentorio, è confutata da un breve home movie in bianco e nero del complice, autore e pigmalione Gianni Boncompagni, che ne esalta per pochi secondi tutta l'innata, quasi lolitesca fotogenia. È un momento incantevole e incantato del film, un riverbero della Sandrelli di Pietrangeli, che ha lasciato tracce di sé anche nel prezioso riuso del Lasciati baciare col Letkiss in Lacci.
Un'epifania che Boncompagni - demiurgo anche di un'altra tv a venire, estemporanea e rimasta senza epigoni - coglierà e renderà cifra stilistica nel primo piano flou, quasi un provino permanente, di "Pronto, Raffaella?" show dileggiato perché entrato nel cuore di milioni di telespettatori che vedono in Carrà una salvatrix mundi, l'amica a cui chiedere aiuto. La stessa delicatezza si ritrova nell'evocazione lirica finale, che trasmette, con vestiti esposti al sole e al vento, la pervasività di Raffa, trasversale a Paesi, generazioni e classi sociali, e che al contempo opera un fertile rovesciamento di ruolo: Japino è la vedova che non può né parlare né essere consolata.
Millecinquecento clip e molte interviste si rincorrono miracolosamente lungo tre ore, chirurgicamente pensate, dopo la sala, per lo streaming in tre puntate su Disney+. Sono egregiamente montate da Chiara Ronchini, Emanuele Svezia e Luca Manes, abili decisori alle prese con un'ardua schiera di informazioni e soprattutto un tripudio, un carnevale, un sabba gioioso e volutamente chiassoso e iperrealista, di coreografie, brani musicali, sigle TV ("la vestivo non perché piacesse agli uomini, ma perché tutti dovevano restare a bocca aperta", sentenzia il costumista - ma sarebbe meglio dire creatore di mondi paralleli - Luca Sabatelli).
Una cura analoga si rintraccia nel montaggio del suono: spesso la voce di Carrà o alcuni take sono isolati, con effetti aggiunti, ad anticipare immagini rutilanti e la carica sensuale di un pop casalingo, che colpisce sotto la cintura, tema che meriterebbe da solo uno studio complementare.
Nel suo svolgersi, Raffa fa sue delle convenzioni del linguaggio ormai codificato dalle piattaforme - il rapido montaggio iniziale di voci, i cartelli cronologici con font vintage, la folla di brevi interventi a effetto (anche se fortunatamente i collaboratori stretti prevalgono sugli ammiratori), l'accentuazione in chiave comica di alcuni "caratteri", le accelerazioni enfatiche nei momenti musicali, l'ancoraggio rapido a repertori di cronaca per inquadrare il contesto sociopolitico e l'innovazione, lo scarto professionale e umano portato da Carrà nel piccolo schermo.
E al tempo stesso, con eleganza e misura tutta luchettiana, evidenzia, seziona e trascende una popolarità indiscussa e pre-trash - anche se oggi la sua tv ci sembra monacale - conquistata in anni di devozione al lavoro e disciplina militaresca. Un successo che alla prima donna della televisione italiana non era perdonato: per sé stesso e perché lei voleva "fare da sé" in un ambiente di lavoro scritto da e per gli uomini. Intercettando un cambiamento in atto, aprendo spazi nella TV pubblica per la liberazione sessuale, anche a colpi di sfioramenti sulla pelle, soffocando il riso indotto da un Alberto Sordi che gioca a fare l'eccitato.
Luchetti si accosta all'icona - di gusto, queer, musicale, di costume - senza preconcetti né fanatismi e coinvolge interlocutori competenti. Barbara Boncompagni è guida delicata e ironica nella sfera privata (il pudore di non condividere la malattia, i momenti di intimità di una famiglia bizzarra, per i tempi, il Tir di azalee recapitato da Berlusconi), Salvo Guercio è il Virgilio informato nel percorso professionale, Emanuele Crialese - il suo L'immensità è una dichiarazione di riconoscenza a Carrà - e lo stylist Nick Cerioni sono limpidi messaggeri del ruolo sostanziale di quel caschetto biondo nella consapevolezza e uscita allo scoperto della comunità oggi riassunta nell'acronimo LGBTQIA+.
Raffa sa essere insieme rispettosa immersione nella privacy visceralmente protetta dalla Pelloni e viaggio nella storia della tv e del costume italiani. Illumina la ragazza nata negli anni '40 con l'imprinting e modello di riferimento emiliano-romagnolo della zdora (aiuta la variante provinciale rezdora: reggitrice, di tutto, non solo della casa) e la donna sospesa tra indipendenza e precipizi affettivi, intelligente e istintiva al punto di saper cambiare prima di fossilizzarsi. "Quando una sfida non mi piace più, prendo la Carrà e la porto via". Paura e desiderio, sempre nella gioia di vivere e comunicare col pubblico. Tutto torna, se nella sintesi del produttore José Luis Gil - valente temerosa (audace timorosa) - risuona lo stesso ossimoro di Andrea Lo Vecchio (autore di "Rumore"): Cuore / batticuore.
Raffa, anche con la sua durata monstre, è la vivisezione del personaggio di Raffaella Carrà attraverso un ricchissimo elenco di testimonianze (significativa tutta la parte iberica dove era un idolo forse più che nel nostro Paese). Straordinari materiali d'archivio che il regista Daniele Luchetti utilizza per raccontare in maniera non agiografica il pubblico e il privato di una donna che ha fatto la [...] Vai alla recensione »