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Ultimo aggiornamento venerdì 2 luglio 2021
Un gruppo di scienziati parte alla ricerca dell'Albero della Vita. Ma non sono gli unici che lo stanno cercando. In Italia al Box Office Jungle Cruise ha incassato nelle prime 5 settimane di programmazione 1,6 milioni di euro e 811 mila euro nel primo weekend.
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CONSIGLIATO SÌ
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Londra, 1916: dopo aver rubato una preziosa punta di freccia a una società di geografi, la botanica Lily Houghton parte con il fratello MacGregor alla volta della foresta amazzonica per cercare un antico albero dalle straordinarie proprietà curative. Giunta sul posto, l'intraprendente Lily affitta un'imbarcazione dal marinaio Frank, un piccolo truffatore spiantato, parecchio matto e altrettanto coraggioso. Per gli improvvisati compagni di viaggio è l'inizio di un'avventura che li porterà a confrontarsi con i pericoli del Rio delle Amazzoni, con le popolazioni indigene della giungla e con i fantasmi di un'antica spedizione di conquistadores risvegliati dal principe tedesco Joachim, deciso a tutto pur d'impossessarsi dei petali del leggendario albero.
Ispirato a uno dei parchi a tema più celebri di Disneyland, un divertente film d'avventura che riprende lo spirito giocoso del cinema per famiglie.
Jungle Cruise è un omaggio ai classici Disney in live action, alle avventure incredibili dei viaggi fantastici verso l'ignoto e alle schermaglie comiche e sentimentali delle strane coppie, da Il fantasma del pirata Barbanera a Herbie, un maggiolino tutto matto. Trattandosi di una storia ispirata a un'attrazione da parco giochi, è anche uno strano caso di operazione disneyana che non crea l'esperienza immersiva a partire dal film, ma, al contrario, trasforma il divertimento di milioni di visitatori in una vicenda che del cinema del passato mantiene lo spirito giocoso e il piacere del racconto. L'avventura di Lily, McGregor e Frank è un classico viaggio di scoperta attraverso ostacoli previsti e prevedibili: le rapide del fiume, le tribù indigene, i serpenti minacciosi, gli spiriti maledetti, le iscrizioni antiche, i mondi nascosti... Fin dalla prima scena, ambientata in una Londra ingessata, il racconto si apre all'azione e al cambiamento, con la protagonista che sovverte con l'audacia femminile le regole del vecchio mondo e la ricerca dell'albero che redime il male causato dagli uomini (siamo nel 1916, due anni dopo l'inizio della Prima guerra mondiale). Se Lily rappresenta lo spirito indomito e spensierato della tipica eroina letteraria, e suo fratello McGregor, schizzinoso e dichiaratamente omosessuale, incarna la parte femminile mancante alla sorella, il capitano Frank - versione per bambini del burbero alla Humphrey Bogart - sintetizza lo spirito dissacrante e dunque postmoderno del film. Interpretato da Dwayne Johnson, Frank è un truffatore che nasconde un animo nobile e un paio d'altro segreti, ma ciò di cui veramente va in cerca è liberare il proprio cuore intrappolato.
Inutile dire che tra un travestimento e una truffa, uno scherzo e un tradimento, una morte apparente e un'agnizione, il film impiega poco a imbastire una trama sentimentale accanto a quella avventurosa, salvo complicare le cose con una trama giocata su continue sorprese e ribaltamenti. L'apparente incongruenza fra la minuta Emily Blunt e il gigantesco The Rock è solo uno dei tanti elementi "difformi" di Jungle Cruise. Accanto alla nostalgia per la Disney di un tempo, il film non manca infatti di sciorinare il solito campionario di effetti digitali gratuiti: animali realizzati in CGI, creature dannate ridotte a un ammasso di serpenti o api; scene d'azione concitata a cui l'animazione toglie qualsiasi ombra di materialità, dunque di spettacolarità. Se quindi lo spettacolo funziona da un punto di vista narrativo, dal momento che il film, scritto da Glenn Ficarra e John Requa e poi ripreso da Josh Goldstein durante una lavorazione di quasi dieci anni, fila spedito e i personaggi sono indovinati (per quanto inevitabilmente riconducibili ai dettami posticci della Hollywood contemporanea), gli eccessi del regista Jaume Collet-Serra appesantiscono la visione: gli inserti nel passato sono fuori tono; i movimenti di macchina mai giustificati; la magniloquenza di molte scene solo apparente, tra modellini ed effetti mal utilizzati. L'inevitabile cedimento all'estetica contemporanea finisce per essere un problema (anche se il pubblico apprezzerà, c'è da starne certi), per un film a cui basterebbe il sano piacere del racconto per essere piacevolmente spassoso.
La Disney ci riprova: la compagnia di Topolino lancia un nuovo film che si basa direttamente su una storica attrazione del parco di Disneyland. Jungle Cruise è infatti una nuova produzione originale che trae il proprio spunto narrativo dal percorso acquatico omonimo che si trova in ben quattro parchi Disney diversi in tutto il mondo.
La trama del film, ambientato all'inizio del 1900, narra di una spedizione scientifica, capitanata da Lily Houghton, messa in piedi per trovare l'Albero della Vita, una mitica pianta dagli enormi poteri curativi che parrebbe essere all'interno della giungla. A fianco di Lily ci sono Frank, il capitano del battello di fiume che le farà da guida all'interno dell'intrico verde, e il fratello più giovane McGregor. A mettere i bastoni tra le ruote della squadra, però, c'è una spedizione rivale che intende arrivare per prima all'Albero.
Esordio in una produzione Disney per Jaume Collet-Serra che, dopo una sfilza di action movie duri e puri, approda per la seconda volta in carriera a una produzione per tutta la famiglia (con un target di pubblico più o meno simile, in carriera ha diretto solo Vivere un sogno - Goal! 2 nel 2007). Jungle Cruise si propone di riprodurre i fasti al botteghino di Pirati dei Caraibi ed è un progetto a cui l'azienda di Burbank tiene moltissimo: Disney vuole tornare a fare la voce grossa anche con produzioni "endogene" dopo il successo degli ultimi film Marvel e della saga di Star Wars.
Per il cast non si è badato a spese, assoldando due pezzi da novanta come Emily Blunt e Dwayne Johnson per i ruoli principali: se l'attrice inglese rappresenta una certezza assoluta per talento e bravura, The Rock si è costruito negli ultimi anni una reputazione granitica da "eroe per tutta la famiglia", che l'ha portato a mescolare molto l'elemento dell'azione, ancora molto centrale nei suoi film, con quello della commedia, trovando un enorme riscontro nel pubblico. Al loro fianco troviamo una solidissima batteria di caratteristi: da Édgar Ramírez e Jesse Plemons nel ruolo di antagonisti, a Jack Whitehall in quello di McGregor Houghton e Paul Giamatti.
Un eroe dalla faccia da schiaffi, una integerrima e risoluta studiosa con a fianco il fratello che le fa da spalla comica e che ne combina di tutte vanno alla ricerca...no stop! Un momento questo è il trio di personaggi de "La mummia". Ricominciamo...un gruppo di gaglioffi sottomessi ad una maledizione secolare che li fa diventate dei mostri ambulanti.
Probabilmente il 2021 è l'anno di Jaume Collet-Serra, non particolarmente noto (almeno al sottoscritto), se non per alcuni thriller su cui si era specializzato come il suo film d'esordio, il discreto remake del 2005 del celebre classico degli anni Cinquanta, La maschera di cera (1953, per la regia di André De Toth), coronato da un buon successo al botteghino.