| Anno | 2021 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Gran Bretagna |
| Durata | 95 minuti |
| Regia di | Clio Barnard |
| Attori | Claire Rushbrook, Adeel Akhtar, Ellora Torchia, Vinny Dhillon, Shaun Thomas Natalie Gavin, Mona Goodwin, Krupa Pattani, Tasha Connor, Macy Shackleton. |
| Uscita | giovedì 14 aprile 2022 |
| Tag | Da vedere 2021 |
| Distribuzione | I Wonder Pictures |
| MYmonetro | 3,73 su 13 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
|
Condividi
|
Ultimo aggiornamento lunedì 2 maggio 2022
Due ragazzi si innamorano sebbene entrambi abbiano già sofferto tanto per amore. Il film ha ottenuto 2 candidature a BAFTA, 7 candidature e vinto 2 British Independent, In Italia al Box Office Ali & Ava - Storia di un incontro ha incassato 47,8 mila euro .
|
CONSIGLIATO SÌ
|
Ava è un'assistente scolastica irlandese, vedova e madre di un figlio e una figlia entrambi adolescenti. Ali è un'ex dj di origini bengalesi, gestore di appartamenti con alle spalle un matrimonio doloroso. Entrambi vivono a Bradford, città industriale del West Yorkshire, profonda Inghilterra che non vede di buon occhio la loro relazione. Eppure dopo essersi incontrati e sedotti, Ava e Ali decidono di passare del tempo insieme e poco alla volta diventano una coppia. A unirli sono la musica, la passione per il ballo, la voglia rinnovata di amare e trovare qualcosa di romantico nelle rispettive vite.
La regista inglese Clio Barnard sceglie ancora la città di Bradford come set privilegiato per il suo cinema, girando il suo film più vitale e ottimista.
C'è soprattutto una cosa che lega Ali e Ava, i protagonisti di questo piccolo film dal cuore e dall'energia grandissimi: la musica. Ciascuno dei due, inizialmente chiuso nella propria vita e nei propri luoghi (per lei la scuola e la casa dove si è adattata alla vita di madre e vedova; per lui gli appartamenti e le strade che attraversa con modi svelti e frenetici), indossa cuffie con le quali affrontare il mondo: da un lato per entrambi c'è la voglia di vivere in modo attivo, senza farsi le cose addosso, dall'altro la necessità di isolarsi, di cercare l'estasi nell'ascolto (camminando, in macchina, nel proprio salotto...).
La storia d'amore fra questa donna e questo uomo non più giovani, mai stati belli ma a loro modo affascinanti, nasce come un incontro e un ascolto reciproci. Divisi dalle origini e dalle rispettive storie, ai lati opposti della città - lui più in centro, lei in un sobborgo dove domina il revanscismo della classe operaia bianca razzista - Ali e Ava condividono uno spazio che non esiste nella realtà, ma solo nelle loro orecchie, nel vagheggiare dei pensieri generati dall'ascolto.
Non per questo, Ali & Ava è un film etereo e di pura immaginazione. Al contrario è dominato dai corpi dei suoi straordinari interpreti, Claire Rushbrook e Adeel Akhtar, che la macchina da presa segue da vicino, in primissimo piano, talvolta allontanandosi per osservarli nel loro contesto, sempre restando vicinissima ai loro spostamenti sia fisici sia emotivi.
Come ha detto la stessa regista (tra le voci più interessanti del cinema inglese degli ultimi anni, capace di passare dal documentario d'invenzione The Arbor, alla favola realista The Selfish Giant, al dramma psicologico Dark River), il film utilizza uno sguardo ruvido e realista per raccontare un melodramma in piena regola. Privilegiando il punto di vista della protagonista femminile, mette in scena il classico incontro tra una donna sola travolta dagli affetti familiari con un uomo (uno straniero) capace di spezzare la sua routine e mettere in crisi il sistema di valori del suo mondo. E se Ava è una donna dolce e nervosa, dai modi gentili e sempre accoglienti, Ali ha lo sguardo spiritato di chi sa farsi stupire dagli altri, con la sua aria distaccata e la sua volontà tenace: insieme sono a loro modo perfetti.
L'amore fra queste due figure autentiche e al tempo stesso ideali è così impedito dalle circostanze sociali, ma esaltato dalla loro unicità: nessuno è come Ali e Ava, nessuno possiede la loro forza, la loro resistenza. Lo sguardo della regista è spoglio e diretto come loro, e trova per questo una perfetta sintonia capace di raccontare una storia d'amore sbilenca ed entusiasmante, simile a un sogno che prende vita dalle spigolosità della vita vera.
Una storia semplice quella del film di Clio Barnard, Ali e Ava. Semplice che non significa superficiale per via della contaminazione tra dramma, musica e disagio sociale, in un cinema d’amore capace di travalicare i limiti del tempo. La musica, in primo luogo, accompagna le due solitudini che si incrociano e rende lo sviluppo emozionante con un inizio ex abrupto che ci riporta a un ballo scatenato [...] Vai alla recensione »
Sono sbertucciati dalla vita, non li sceglieresti mai come protagonisti di una commedia romantica: e invece. E invece guarda lì che bellezza, che poesia, che vita che scorre, che si libera un minuto dopo l’altro nelle inquadrature di questo film. Sono fuori età, quasi fuori tempo massimo per immaginarsi capaci di amare ed essere amati. E invece.
A lei piace il folk e a lui il punk. Lui ha un berrettino rosso che lo fa sembrare un idiota, o l’Harry Dean Stanton spaesato e stravolto di Paris, Texas di Wim Wenders. Lui è pakistano. Lei è irlandese, cantava canzoni di lotta insieme al padre. Tutti e due un po’ fuori posto, oltre che un po’ fuori tempo massimo.
Sono diversi per origini, storie personali, gusti musicali. E non sono belli e giovani come Romeo e Giulietta, che in nome di un amore travolgente possono permettersi tutto, anche il corto circuito fra due mondi inconciliabili. Loro no: loro sono persone normali. Lui con entusiasmi da adolescente, anche se è già nella mezz’età. Lei è già nonna cinque volte. E invece.
E invece c’è un calore, una tenerezza prepotente, in Ali & Ava. No, non l’erotismo: qualcosa di più. La complicità che si riesce ad avere solo in rari, miracolosi casi, dopo tanto tempo insieme. Non erotismo, ma gentilezza e tenerezza. È questo l’orizzonte a cui tende il film. Molto più di ogni passione d’amore furente. E poi, tutto intorno, c’è la realtà. Realtà da respirare a pieni polmoni, come in un film di Ken Loach. Di cui, in qualche modo, la regista Clio Barnard è erede, narratrice della “working class” britannica. E ti viene in mente proprio un film di Loach, uno dei suoi più lievi, luminosi, meno aspri: Ae Fond Kiss, un bacio appassionato.
Siamo a Bradford, Yorkshire, nord dell’Inghilterra, fra Leeds e Manchester. Non il posto più ameno del mondo. O forse è il direttore della fotografia Ole Bratt Birkeland che rende la città una landa piovosa, in cui ogni speranza sembra essere quotidianamente dilavata.
È sotto uno scroscio di pioggia che ti gela le ossa, anche a vederla sullo schermo, che Ali e Ava s’incontrano: lui le dà un passaggio, un gesto di spontanea gentilezza, senza sottintesi: sotto quel diluvio lei con l’ombrello ridotto a poltiglia non rifiuta. Lei abita nel quartiere dove, per benvenuto, i ragazzini tirano pietre contro le auto degli sconosciuti: sorte che tocca anche a quella di Alì. Ma in quel momento il film prende il volo. Mentre i ragazzini tirano sassi allo straniero, Ali esce e stempera la tensione alzando il volume sulla voce di MC Innes, musicista amatissimo nel quartiere. È un attimo: i bambini posano i sassi e ballano, in una sequenza sul filo fra coreografia e caos. Ci sa fare, coi bimbi.
Lei è un’insegnante di sostegno, lui riscuote l’affitto delle case di famiglia: potrebbe quasi sentirsi “benestante”, realizzato. Ma la sua vera passione, la musica, l’ha confinata in garage, fra vecchi vinili a centinaia, microfoni, mixer. Il suo mondo è lì. E sua moglie lo ha lasciato da tempo, anche se vive ancora in casa con lui: una casa che è un abisso di desolazione. Lei, al contrario, a cinquant’anni ha una caterva di figli e nipoti: il marito – morto l’anno prima – la picchiava, e picchiava anche la figlia. Insomma: una gara di disagi.
Segue un film straordinario sull’amore acciuffato nei minuti di recupero – magari Yasujiru Ozu l’avrebbe chiamata “Tarda primavera” – che affronta le diversità di razza, le disillusioni della mezza età, l’ostilità delle rispettive famiglie. Ava è interpretata con charme e humour da Claire Rushbrook. Mai un ruolo da protagonista, prima: ma scopriamo che era la figlia di Brenda Blethyn in uno dei film più belli degli ultimi trent’anni, Segreti e bugie di Mike Leigh. Qui, dà corpo e sorrisi a un’anima generosa, dolce, intimamente giovane. Adeel Akhtar – era Mohammad in Victoria e Abdul di Stephen Frears – interpreta Ali. E porta nel film intelligenza, dignità, humour, lealtà, un’empatia immediata.
Il film nasce da storie vere, persone che la regista ha conosciuto mentre girava il film d’esordio, The Arbor, nel 2010 nello Yorkshire dove sono ambientati tutti i suoi film, anche Dark River e The Selfish Giant. E, fra una battuta caustica e l’altro di Alì, squarciano l’anima i racconti di Ava, su una vita di violenze domestiche patite. Una brutalità che ritroviamo, ombra terribile, anche nel comportamento del figlio ventenne Callum: che in una scena tragicomica minaccia Ali niente meno che con una spada.
Somewhere in northern England, vi sono scorci di anime urbane nei riflessi di vetri gocciolanti. Come le gocce lungo i finestrini le anime s'incrociano, si uniscono e poi si distaccano quando ne incontrano una nuova, difficile ma intenso è descrivere separazioni e incontri; magari un sottofondo piacevolmente bagnato dell'intima quanto popolare periferia della periferia britannica può aiutare.