Il male non esiste

Film 2020 | Drammatico, 150 min.

Titolo originaleSheytan vojud nadarad
Titolo internazionaleThere is no Evil
Anno2020
GenereDrammatico,
ProduzioneGermania, Repubblica ceca, Iran
Durata150 minuti
Regia diMohammad Rasoulof
AttoriDarya Moghbeli, Kaveh Ahangar, Mahtab Servati, Baran Rasoulof, Alireza Zareparast Salar Khamseh, Shaghayegh Shoorian, Ehsan Mirhosseini, Mohammad Valizadegan, Shahi Jila.
TagDa vedere 2020
DistribuzioneSatine Film
MYmonetro 3,95 su 10 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

Regia di Mohammad Rasoulof. Un film Da vedere 2020 con Darya Moghbeli, Kaveh Ahangar, Mahtab Servati, Baran Rasoulof, Alireza Zareparast. Cast completo Titolo originale: Sheytan vojud nadarad. Titolo internazionale: There is no Evil. Genere Drammatico, - Germania, Repubblica ceca, Iran, 2020, durata 150 minuti. distribuito da Satine Film. - MYmonetro 3,95 su 10 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Quattro storie per riflettere sulla possibilità di esprimere la libertà individuale in un regime dispotico. Il film è stato premiato al Festival di Berlino,

Consigliato assolutamente sì!
3,95/5
MYMOVIES 4,00
CRITICA 3,89
PUBBLICO N.D.
ASSOLUTAMENTE SÌ

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Un film che parla al cuore e alla mente di chi ha voglia di interrogarsi sulla pena di morte.
Recensione di Giancarlo Zappoli
sabato 29 febbraio 2020
Recensione di Giancarlo Zappoli
sabato 29 febbraio 2020

Heshmat è un buon padre e un buon marito attento ai bisogni della famiglia. Ogni mattino si alza presto per andare al lavoro. Quale lavoro? Pouya non se la sente di essere colui che legalmente dovrà sopprimere una vita umana. Cosa dovrà fare per evitare questo compito? Javad non sa che insieme alla sua ufficiale dichiarazione d'amore in occasione del compleanno della fidanzata dovrà confrontarsi con un evento che l'ha scossa profondamente. Bahram è un medico che esercita in una località sperduta e che ha deciso di incontrare per la prima volta la nipote, che vive in Germania, per rivelarle un segreto.

Forse non tutti sanno che di "Bella ciao" non esiste solo l'universalmente nota versione partigiana ma anche una legata al lavoro delle mondine. Alcuni dei suoi versi recitano:

Il capo in piedi col suo bastone
o bella ciao bella ciao bella ciao ciao ciao
il capo in piedi col suo bastone
e noi curve a lavorar.
(...) Ma verrà un giorno che tutte quante
o bella ciao bella ciao bella ciao ciao ciao
ma verrà un giorno che tutte quante
lavoreremo in libertà.

È nella versione cantata da Milva che essi risuonano nel film di Mohammad Rasoulof a sottolineare il bisogno di liberarsi da un particolare lavoro in uno Stato che prevede ancora la pena di morte. Il cinema iraniano, anche quello di grande valore artistico e tematico, è rimasto quasi sempre legato a situazioni e condizioni locali. Solo l'emigrazione ha permesso ad alcuni registi (ad esempio Asgar Farhadi) di allargare i propri orizzonti.

In questa occasione Rasoulof, restando forzatamente in patria in seguito a una sentenza che lo considera "propagandista contro il governo islamico", realizza un film che andrebbe acquisito dalle distribuzioni di tutto il mondo e, in particolare, da quelle dei Paesi che conservano nella loro legislazione la pena di morte.

Perché le quattro vicende che mette in scena in capitoli separati, aventi un loro titolo specifico, affrontano tutte il tema seppur da prospettive diverse e con grande efficacia narrativa. Rasoulof dice che un giorno ha visto casualmente in strada uno dei suoi persecutori del passato e si è messo a seguirlo con l'intenzione di affrontarlo verbalmente in modo molto duro. Ma, prima di farlo, si è accorto dai comportamenti dell'uomo che non era un mostro ma che lo Stato repressivo lo aveva indirizzato in modo tale che il suo lavoro ne garantisse la continuità illiberale.

I dilemmi morali che attraversano (o non attraversano) i personaggi sono universali e sanno parlare al cuore e alla mente di chi ha voglia di interrogarsi sul diritto (o meno) di sopprimere vite umane in base alle direttive di uno Stato che fa della repressione della libertà di pensiero di uomini e donne il proprio vessillo.

A proposito di donne: si noti come nel film non solo si faccia dire a una donna che portare il velo costantemente non è divertente, ma si fa anche vedere una tintura dei capelli e un dialogo in cui nessuna delle due protagoniste indossa il velo. Anche questa, non piccola, trasgressione ai dettami del regime si rivela come molto significativa. Se, come molto probabilmente accadrà, in Iran il film verrà bandito, il resto del mondo dovrebbe manifestare concretamente il proprio interesse. Il cinema non è fatto di soli Dead Man Walking.

Sei d'accordo con Giancarlo Zappoli?
STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
mercoledì 15 aprile 2020
Giona A. Nazzaro
Rumore

Per il primo anno della direzione artistica di Carlo Chatrian - Meriette Rissenbeek si occupa della direzione commerciale e finanziaria - l'esordio non poteva essere dei migliori, e questo ovviamente al netto delle divergenze d'opinione sui singoli film delle varie sezioni. Per la prima volta, da molti anni a questa parte, si aveva finalmente la consapevolezza di un programma del festival rispondente [...] Vai alla recensione »

martedì 3 marzo 2020
Francesco Ruzzier
Cineforum

Un padre di famiglia costretto a filtrare l'orrore della propria quotidianità; una guardia carceraria che si rifiuta di eseguire un ordine; un innamorato tormentato che raggiunge la donna che ama; un medico che vive isolato nelle montagne e dovrà fare i conti con il proprio passato. I quattro episodi che compongono There Is No Evil di Mohammad Rasoulof offrono riflessioni diverse ma complementari sulla [...] Vai alla recensione »

lunedì 2 marzo 2020
Massimo Causo
Duels.it

Mohammad Rasoulof è un regista che insiste sulla dimensione morale dei suoi personaggi. Fosse vissuto in un altro paese o in un'altra epoca, il suo lavoro avrebbe avuto solo la densità psicologica e speculativa di un cinema prettamente di pensiero. Ma poiché vive nell'Iran di oggi e, per giunta, è ben attivo sulla scena dell'opposizione al regime, la sua opera ci giunge con la forza d'urto politica [...] Vai alla recensione »

sabato 29 febbraio 2020
Adriano De Grandis
Il Gazzettino

Un film in 4/4 al ritmo della morte. L'individuo, lo Stato e la pena estrema. L'iraniano Mohammad Rasoulof, ancora una sedia vuota ai festival, perimetra un percorso morale che s'interroga sul rapporto che intercorre tra il cittadino e la legge, senza rinunciare anche a descrivere istanze più personali, familiari. Quattro episodi, dove si passa dall'urgenza politica della denuncia all'istinto poetico [...] Vai alla recensione »

sabato 29 febbraio 2020
Matteo Galli
Close-Up

Il concorso della Berlinale 2020 si conclude col botto, con un film che potrebbe mettere d'accordo tutti, aggiudicandosi l'Orso d'Oro. Il film è intitolato There is no evil, diretto dal regista iraniano Mohammad Rasoulof, giunto al settimo lungometraggio nell'arco di una ventina d'anni. Il film ha un unico paradossale difetto che potrebbe penalizzarlo per l'ottenimento del massimo riconoscimento: il [...] Vai alla recensione »

sabato 29 febbraio 2020
Giampiero Raganelli
Quinlan

Quattro episodi, variazioni del tema della responsabilità individuale all'interno di un sistema di stato pervasivo e liberticida dove la pena di morte viene applicata massicciamente. La vita famigliare quotidiana di Heshmat che nasconde un segreto. Il giovane Pouya sta svolgendo il servizio militare in un carcere e pone ai suoi commilitoni il problema etico di dover applicare un'esecuzione capitale. [...] Vai alla recensione »

venerdì 28 febbraio 2020
Simone Porrovecchio
La Rivista del Cinematografo

Heshmat, marito e padre esemplare, si alza molto presto ogni giorno. Dove va? Impossibile dirlo ai familiari. Pouya non vuole uccidere, ma deve farlo per obbligo di legge. Il giovane Javad non sa che proporre un anello di fidanzamento alla sua amata non sarà l'unica sorpresa per il suo compleanno. Bahram è un medico che non è in grado di praticare medicina e decide di spiegare alla nipote in visita [...] Vai alla recensione »

venerdì 28 febbraio 2020
Simone Emiliani
Sentieri Selvaggi

Mohammad Rasoulof è uno dei cineasti iraniani osteggiati dalle autorità. Nel 2010 è stato condannato a sei anni di carcere per aver girato senza permesso e poi la pena è stata ridotta a uno. Nel 2017 gli è stato ritirato il passaporto di ritorno dal Festival di Cannes dove aveva vinto la sezione Un certain regard con A Man of Integrity, film per il quale deve ancora scontare un altro anno di detenzione [...] Vai alla recensione »

venerdì 28 febbraio 2020
Adriano De Grandis
Il Gazzettino

Quattro storie che affrontano il tema della condanna a morte e dell'uccidere in generale, sia esso una scelta del singolo sia quella di un Paese intero. La prima è la migliore, con un finale inatteso e spaventosamente choccante. Le altre sono meno rudi, a volte tradiscono il bisogno di poetizzare, ma nel suo insieme il film propone quesiti morali importanti e terribili.

NEWS
GALLERY
domenica 1 marzo 2020
Tommaso Tocci

Arrivi e ritorni italiani alla settantesima edizione della Berlinale, che ha visto due vittorie importanti nella serata di premiazione di sabato. I fratelli D'Innocenzo, registi del grottesco Favolacce, tornano nella capitale tedesca prendendo parte [...]

BERLINALE
sabato 29 febbraio 2020
 

A trionfare è l'opera del regista iraniano, un film che parla al cuore e alla mente di chi ha voglia di interrogarsi sulla pena di morte. Vai all'articolo »

BERLINALE
sabato 29 febbraio 2020
Giancarlo Zappoli

Il regista parla al cuore e alla mente di chi ha voglia di interrogarsi sulla pena di morte. In Concorso alla Berlinale 2020. Vai all'articolo »

winner
orso d'oro
Festival di Berlino
2020
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