| Anno | 2020 |
| Genere | Docu-fiction, |
| Produzione | Italia |
| Durata | 90 minuti |
| Regia di | Walter Veltroni |
| Uscita | lunedì 17 febbraio 2020 |
| Tag | Da vedere 2020 |
| Distribuzione | Nexo Digital |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 3,32 su 5 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento giovedì 25 maggio 2023
Genova 1979: il concerto che ha cambiato la storia della musica italiana. In Italia al Box Office Fabrizio de Andrè e PFM - Il concerto ritrovato ha incassato 1,1 milioni di euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Il 3 gennaio 1979 Fabrizio De André e la Premiata Forneria Marconi tengono un 'Concerto per la città". La città in questione è Genova, la 'sua' (di Faber) città. Di quell'evento c'era una registrazione autorizzata ma scomparsa. Ritrovata, compare ora sullo schermo accompagnata da ricordi dei partecipanti che Walter Veltroni ha raccolto e collocato a prologo del concerto.
È noto che Fabrizio De André non amasse né tenere concerti né, tantomeno, che questi venissero ripresi. La deroga ad entrambe queste sue volontà rende questo film davvero straordinario.
Già dal 1975 aveva ceduto sul fronte dei concerti proponendo le proprie canzoni quasi ed esclusivamente nella versione originale. L'incontro con i componenti della PFM lo spinse ad un ulteriore passo. Passo che si trattava di un rischio perché erano due mondi (e due tipologie di pubblico) che si andavano a fondere. Il 'chimico' di "Non al denaro all'amore né al cielo" lo avrebbe forse definito 'un esperimento sbagliato' ma non Fabrizio che, come ricorda Dori Ghezzi, amava tutto quello che poteva apparire come improbabile. Così: concerto fu. Non privo, in alcuni casi, di contestazioni e tensioni che, insieme alla sua genesi, vengono rievocate in un viaggio in treno dalla stessa Dori, Riondino, Di Cioccio e Djivas.
A qualcuno potrebbe sembrare un percorso troppo lungo in attesa dell'esplodere di musica e parole e invece si rivela come un viaggio nel passato che ci fa comprendere come gli artisti, quando sono pienamente tali, possano far scaturire qualcosa di profondamente nuovo e valido dalla fusione di visioni e personalità anche molto differenti.
Quando poi il concerto, presentato nella sua integralità, ha inizio si è davvero pronti per 'entrarci dentro'. Anche grazie ad immagini che, proprio grazie alle imposizioni di Faber, assumono un valore di servizio che non le rende ancillari ma determinanti. De André autorizzò, come detto, le riprese pretendendo però che non interferissero nella maniera più totale con il concerto. Ecco allora che, impedite evoluzioni e 'bellurie' delle camere, suoni e parole conservano, grazie anche a una rigenerazione in audio 5.1, tutta la purezza e la capacità di emozionare che ebbero quella sera.
Per un frequentatore di concerti dei nostri giorni (che 99 volte su 100 si trova davanti a messe in scena spettacolari dove il rischio che la scenografia e gli effetti fagocitino la musica è elevato) vedere come tutto sia qui finalizzato all'ascolto può costituire un'esperienza molto particolare. In fondo Fabrizio ce lo aveva detto con i versi de "Il suonatore Jones": 'E poi se la gente sa,/ e la gente lo sa che sai suonare,/suonare ti tocca/ per tutta la vita/ e ti piace lasciarti ascoltare.' Poterlo riascoltare oggi, in quella specifica serata, è un'occasione assolutamente da non perdere.
Esci dal cinema con la sensazione che i sopravvissuti siamo noi, noi che a quel concerto c'eravamo e oggi guardando in faccia i tuoi figli fai fatica a trattenerti dal volergli spiegare che cosa erano per noi quei rituali tribali che erano i concerti, lo stare dentro al mainstream della musica e delle parole d'ordine di quegli anni 70. Certo con gli occhi un po' umidi perchè se un [...] Vai alla recensione »
Che De André diffidasse della tecnologia è cosa nota, e lo è altresì il suo scetticismo rispetto alla presenza di troupe televisive ai concerti: il 3 gennaio 1979, nella data genovese del dirompente tour con la PFM, accetta di esser ripreso purché l'operatore risulti «invisibile». Risiede nella scarsa disponibilità di reperti - e non altrove - il quid del film di Veltroni: introdotte da un viaggio, [...] Vai alla recensione »