| Titolo originale | Spider-Man: Far From Home |
| Anno | 2019 |
| Genere | Azione, Avventura, Commedia, |
| Produzione | USA |
| Durata | 129 minuti |
| Regia di | Jon Watts |
| Attori | Tom Holland, Samuel L. Jackson, Zendaya, Cobie Smulders, Jon Favreau Marisa Tomei, Jake Gyllenhaal, Michael Keaton, Angourie Rice, Jacob Batalon, Tony Revolori, Remy Hii, Martin Starr, J. B. Smoove, Jorge Lendeborg Jr., Numan Acar, Zach Barack, Zoha Rahman, Yasmin Mwanza, Joshua Sinclair-Evans, Tyler Luke Cunningham, Sebastián Capitán Viveros, Toni Garrn, Peter Billingsley, Clare Dunne, Nicholas Gleaves, Claire Rushbrook, J.K. Simmons, Dawn Michelle King, Jeroen van Koningsbrugge, Michael de Roos, Jan-Paul Buijs, Sergio Pierattini, Anjana Vasan, Brian Law, Evelyn Mok, Tatiana Lunardon, Giada Benedetti, Lukás Bech, Alessandro Giuggioli, Petr Opava, Giuseppe Andriolo, Pat Kiernan. |
| Uscita | lunedì 12 agosto 2024 |
| Tag | Da vedere 2019 |
| Distribuzione | Sony Pictures Italia |
| MYmonetro | 3,35 su 35 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento venerdì 21 giugno 2024
Argomenti: Tutti i film del Marvel Cinematic Universe
Spider-Man decide di partire per una vacanza in Europa insieme ai suoi amici. Ad aspettarlo ci sarà Nick Fury. Il film ha ottenuto 1 candidatura a Critics Choice Award, Al Box Office Usa Spider-Man: Far From Home ha incassato nelle prime 11 settimane di programmazione 390 milioni di dollari e 185 milioni di dollari nel primo weekend.
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CONSIGLIATO SÌ
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Peter Parker torna a scuola, cercando di fare i conti con le catastrofiche conseguenze della guerra tra Thanos e gli Avengers. Lutto e confusione hanno lasciato il segno sul perenne adolescente del Queens, alla vigilia di una vacanza scolastica che porterà la sua classe a visitare alcune delle più importanti città europee, tra cui Venezia e Praga. Lasciata a New York zia May, Peter parte in compagnia del fidato amico Ned e con un piano per dichiarare il suo amore a MJ. Non solo da nuovi rivali romantici dovrà però guardarsi l'Uomo Ragno: il redivivo Nick Fury gli sta alle costole e non ha intenzione di concedere giorni di ferie quando c'è da salvare il mondo. Una nuova minaccia, gli Elementali, insorge dalle viscere del pianeta, e in mancanza degli Avengers Peter è chiamato a supporto di un eroe in visita da una Terra parallela, Quentin Beck.
Tra i film forse più insidiosi da realizzare nella lunga serie dei 23 che compongono il Marvel Cinematic Universe, il sequel del nuovo ciclo dell'Uomo Ragno getta un ponte verso la nuova fase della saga e offre una doverosa elaborazione del lutto dopo dieci anni di racconto che hanno appena offerto la cosa più vicina a una conclusione che potranno mai avere.
Che la squadra di Kevin Feige e il regista di ritorno Jon Watts siano riusciti a rendere una seduta di terapia collettiva così autentica, e al tempo stesso così divertente, è un'impresa non inferiore alla creazione dell'epilogo perfetto in Avengers: Endgame.
Il Peter Parker di Far from home è ora un veterano ferito come il suo mentore Tony Stark, ma è anche un Captain America del mondo liceale, rimasto sedicenne per cinque anni mentre alcuni suoi compagni crescevano a dismisura. Una crescita-non-crescita che lo ha maturato ma non abbastanza da avere tutte le risposte che il mondo chiede a Spider-man: il suo stress post-traumatico di fronte a una folla ansiosa di sapere dove, come e in quale forma gli Avengers siano ancora tra loro è la stessa di un esercito globale di fan, cullato per un decennio nella sicurezza seriale e poi trafitto dal senso di una fine.
E mentre la Marvel narrativizza il suo stesso paradosso esistenziale (qual è il destino di una società assuefatta agli eroi? Quanta astrusità siamo disposti ad accettare prima di metterla in discussione?), arrivando vicina come poche altre volte a dargli una dimensione davvero politica, il sempre più adorabile Tom Holland funziona perché rimane con i piedi per terra. "Resta appiccicoso" gli urla dall'abitacolo di un aereo Happy, il vecchio assistente di Tony, parte di una galleria illusoria di figure paterne che attraversano il film.
Jon Favreau, che lo interpreta, è in fondo il primo vero padre in quanto regista del primo Iron Man, e funziona alla grande come anello di congiunzione che permette di trattare i temi principali dell'Uomo Ragno (Zio Ben, la responsabilità e il lutto di una origin story che la Marvel saggiamente non gli ha dato) attraverso la figura mitologica di Stark, assente ma più che mai protagonista. E per chi si chiedesse cosa ha spinto un attore come Jake Gyllenhaal a entrare finalmente nel giro dei supereroi, si dimentichino i raggi verdi e il mantello viola, e si guardi a un paio di occhiali appartenenti a Tony, indossati per un attimo in una somiglianza inaspettata e molto poco artefatta.
In un trionfo di complesse allegorie e spettacolo itinerante, tra i canali di Venezia e il Tower Bridge di Londra, Spider-man: Far from home non perde mai di vista il nucleo dei personaggi, come un professore ansioso nel tenere unita la classe durante una gita. Un lavoro la cui base era stata gettata in Homecoming e che dà i suoi frutti spingendo l'Uomo Ragno a unire (letteralmente) le sue due anime, quella degli amici e della riuscitissima commedia, e quella di eroe sempre più consapevole, finalmente svelato a se stesso.
Il giovane Uomo Ragno, redivivo in modo ancora ignoto dopo gli eventi di Avengers: Infinity War, torna a scuola e va in gita con i compagni in un tour europeo. Visiterà Venezia, Londra, Berlino e Praga, ma nella vita di Peter Parker non mancano mai gli imprevisti. Per esempio Nick Fury e Maria Hill che seguono le tappe del viaggio e cooptano Spider-Man perché si batta contro gli Elementali, in una serie di scontri in cui sarà aiutato dall'enigmatico Mysterio.
«Mi hanno chiesto per anni se volessi partecipare a un film di supereroi o se me l'avessero proposto. La mia risposta è sempre stata che l'avrei fatto quando avrei trovato un film che rispondesse alle mie capacità, concentrato sui personaggi, perché è questo il tipo di lavoro che amo. Finalmente è successo: Mysterio è la parte che stavo cercando. Per cui sono entusiasta di partecipare e credo che ne sarà contento anche il pubblico».
Jake Gyllenhaal
L'ambiguo Mysterio, che il trailer e la sinossi presentano come un alleato di Spider-Man ma che nel fumetto è uno dei suoi più storici avversari, avrà il volto di Jake Gyllenhaal, ennesima star che arricchisce il cielo già ricco di stelle dell'universo Marvel Cinematografico. Come il precedente Spider-Man: Homecoming anche Spider-Man: Far From Home nasce infatti da un accordo tra Disney e Sony, che permette ai Marvel Studios di lavorare sul personaggio. Ventitreesimo Marvel Movie, questo è l'ultimo capitolo della cosiddetta terza fase del MCU dopo il successo di Avengers: Endgame. Pare la vicenda abbia inizio pochi minuti dopo la fine di quest'ultimo film, ma naturalmente finché gli Avengers non torneranno in sala ogni dettaglio sulla loro sorte rimane secretato. Di certo Spider-Man tornerà in vita, come Nick Fury e Maria Hill, ma altro non è dato sapere.
Questi ultimi due personaggi continuano il trend del capitolo precedente, dove un personaggio più maturo e già ben radicato nel Marvel Universe cinematografico si affianca al giovane protagonista come una sorta di mentore. Il ruolo di Fury sembra però l'opposto di quello che aveva Tony Stark: se questi cercava di convincere Peter a non mettersi nei guai affrontando pericoli più grossi di lui, Fury cerca invece di farne quasi un proprio agente e lo manda a combattere contro gli Elementali. Villain per altro abbastanza insoliti, visto che pur somigliando ad alcuni avversari tradizionali di Spider-Man come Hydro Man e l'Uomo sabbia, sono in realtà personaggi diversi e ben più potenti: nel fumetto sono infatti creature immortali da un'altra dimensione, che si sono battute soprattutto contro la potente Carol Danvers, alias Capitan Marvel.
Quale sia la loro natura cinematografica rimane però ancora da scoprire, così come i poteri di Mysterio, che nel fumetto è un maestro dell'illusioni che nella vita privata lavora agli effetti speciali per il cinema, mentre nel trailer appare come una sorta di incrocio tra Iron Man, il Dottor Strange e Goblin. Trattandosi di Mysterio è difficile dire quanto sia reale quello che vediamo, quindi i suoi pochissimi secondi di apparizione sono da prendere con lunghe pinze.
Se queste sono le novità, ancora più cospicuo è l'elenco dei ritorni, a partire naturalmente dal protagonista Tom Holland e dal regista Jon Watts, che dopo i suoi esordi a basso budget prima con l'horror Clown e poi con l'ottimo thriller Cop Car, è stato apparentemente assorbito da Spider-Man. Tornano nel cast Marisa Tomei, nei panni di zia May, e Jon Favreu in quelli di Happy Hogan, guardia del corpo e autista di Tony Stark che sembra avere una comprensibile cotta per la bella zia di Peter. Rivedremo inoltre Jacob Batalon ossia Ned, il compagno di stanza di Peter, e Zendaya nelle vesti della sveglia Michelle detta MJ, che ha sempre la risposta pronta e chiaramente è divenuta l'interesse sentimentale di Peter dopo la fine della sua storia con Liz. Anche quest'ultima sarà di nuovo della partita, interpretata da Laura Harrier, così come si rivedrà suo padre Adrian Toomes, alias l'Avvoltoio del grande Michael Keaton. E non può mancare nemmeno il compagno di classe che ama Spider-Man ma sfotte Peter: Flash Thompson, che ha il volto di Tony Revolori, americano di origine guatemalteca e già visto anche in Grand Budapest Hotel. Infine ci sarà, forse per l'ultima volta, pure Stan Lee, il cui consueto cameo potrebbe essere l'ultimo a essere stato girato prima della morte del mitico fumettista.
“Da grandi poteri derivano grandi responsabilità” il noto mantra dei supereroi vaie ancor di più per Spider-Man e il suo alter ego Peter Parker, sempre combattuto tra il comprensibile desiderio di vivere la sua adolescenza come un ragazzo normale e il pesante fardello di dover salvare il mondo. Il settimo film della saga dell'Uomo Ragno, forse uno dei più riusciti, [...] Vai alla recensione »
Uno dei motivi del successo del Marvel Cinematic Universe è che i suoi tasselli sono connotati ciascuno in un certo modo. Il collante della costellazione è diviso equamente tra commedia (principalmente legata a Thor e Iron Man) ed epica (più consona per Captain America o Vedova Nera). Nel contesto della prima, Spider-Man si lega al sotto-genere teen comedy, cui rimane fedele anche dopo i due apocalittici episodi degli Avengers usciti nel 2018 e nel 2019.
Questo per dire che i blockbuster di questo franchise, dovendo dosare in maniera attentissima il materiale narrativo senza dimenticare il cosiddetto fan service, utilizzano le infrastrutture di racconto e di iconografia che i generi cinematografici offrono loro.
Dunque, anche Spider-Man: Far from Home è una commedia adolescenziale dove la storia d'amore tra liceali trascende e vince sulla questione super-eroistica e sul doppio romanzo di formazione (avventuroso e sentimentale) di Peter Parker. In questo senso, l'evoluzione del MCU appare forse la cosa meno importante del film, relegata ad alcune false prospettive e a brevi sequenze dopo i titoli di coda necessarie soprattutto a darsi appuntamento a quando la fase 4 dell'universo entrerà nel vivo, presumibilmente da primavera 2020.
Se le cose stanno così, a che cosa serve esattamente Spider-Man: Far from Home? Ebbene, si tratta di gran lunga del film più "teorico" che la Marvel abbia sfornato fin da ora. Purtroppo, non analizzabile senza fare spoiler (che non faremo).
Il lavoro di Jon Watts è una divertita ma serissima riflessione sull'epoca delle fake news. L'illusione e la manipolazione ne sono il tema centrale, e anche se la "fantasmagoria" del vedere sembra tutto sommato solamente la scusante per mettere Spider-Man di fronte a un nemico insidioso e agli inganni che propone, in verità si tratta di un attacco senza fronzoli all'inaffidabilità dei media, alla facilità nel costruire false verità e - perché no - alla disinvoltura con cui il potere fabbrica menzogne per l'opinione pubblica.
Ma in tutto questo c'è di più. È infatti anche il cinema ad essere chiamato in causa. Ciò che accade a un certo punto di Spider-Man: Far from Home ha a che fare con la natura illusoria della settima arte e in particolare con le nuove tecnologie, sempre più in grado di sostituirsi alla realtà stessa. È come se la Marvel, in pratica, ci parlasse di una computer graphic buona, democratica, popolare e, al contrario, di un ricorso cattivo, malizioso alla tecnologia, ideato per costruire bugie e per ingannare lo spettatore. Se accettiamo questa metafora, Spider-Man: Far from Home dà una risposta chiara al dibattito nato intorno ad Avengers: Endgame, dove qualcuno aveva trovato un po' "trumpiana" e bellicista la soluzione della vicenda.
Spider-Man, con le sue avventure e le sue incertezze giovanili, continua invece a incarnare lo spirito primigenio di Stan Lee, profondamente progressista e ostile a qualsiasi forma di prevaricazione e falsità istituzionale. E offre di che meditare anche ai cinefili. All'alba di questa nuova fase del MCU, dopo la cesura importante del dittico degli Avengers, quale estetica hanno inventato i film di super-eroi? La massiccia CGI, mostrata in questi dieci anni e poco più di prodotti dell'universo eroistico, ha costruito un'iconografia? Ha creato un mondo al riparo dal rischio di obsolescenza? Ha detto "la verità" sul cinema contemporaneo digitale? Se anche non possiamo rispondere con certezza assoluta a queste domande, è già molto che Spider-Man: Far from Home abbia deciso di porcele e porsele.
As the first movie in the Marvel Cinematic Universe to be released after the shoot-the-works finale of the "Avengers" saga, "Spider-Man: Far From Home" gets to test-drive a crucial question of blockbuster culture, if not movie aesthetics: What does it feel like to watch a Marvel film in a post-Avengers world? Is there anything at stake left? There has, on occasion, been something at stake in a Marvel [...] Vai alla recensione »