|
Condividi
|
Ultimo aggiornamento venerdì 22 novembre 2019
Una coppia con un figlio si separa. Baumbach filma con verità e compassione il percorso legale e psicologico che conduce alla fine di un matrimonio. Il film ha ottenuto 6 candidature e vinto un premio ai Premi Oscar, 6 candidature e vinto un premio ai Golden Globes, 5 candidature e vinto un premio ai BAFTA, 8 candidature e vinto un premio ai Critics Choice Award, 3 candidature e vinto un premio ai SAG Awards, ha vinto 2 Spirit Awards, 1 candidatura a Writers Guild Awards, 1 candidatura a Producers Guild, Il film è stato premiato a AFI Awards, 2 candidature e vinto un premio ai NSFC Awards, In Italia al Box Office Storia di un Matrimonio ha incassato 6,7 mila euro .
|
CONSIGLIATO SÌ
|
Charlie, regista di teatro, e Nicole, sua moglie e prima attrice, si stanno separando. Lui lavora a New York, lei si è trasferita a Los Angeles per lavorare in televisione, insieme hanno un figlio. Nicole vuole un'altra vita e chiede il divorzio, affidandosi ad un abile avvocato. Charlie deve quindi lottare a sua volta, per continuare a vivere nella sua città senza perdere la custodia condivisa del bambino.
Improvvisamente i due amanti non si riconoscono più, sono travestiti da versioni mostruose e grottesche di loro stessi, come ci suggeriscono i costumi di Halloween, e in questo spettacolo domestico Charlie rischia di avere la peggio e di diventare davvero l'uomo invisibile.
Quattordici anni dopo Il calamaro e la balena, Noah Baumbach torna a parlare di divorzio, questa volta dal punto di vista degli adulti coinvolti, avvicinandoli nell'intimità dei tanti primi e primissimi piani di cui fa uso.
"Non è una performance!", rimprovera Nicole a sua sorella quando, imbarazzata dalla sofferenza, questa non sa come comportarsi con l'ex cognato e vorrebbe fare le prove. E invece, a suo modo, Storia di un matrimonio è questo: il regista mette in scena, cioè, tutto il teatro che il percorso psicologico e processuale si porta appresso, più o meno scopertamente. Il gioco delle parti e degli schieramenti, il Kramer contro Kramer delle scene madri di litigio, le piccole verità trasformate in melodrammatiche rappresentazioni ("Most people in this business make up the truth to get where they need to go", conferma il pluridivorziato Bert, umanissimo avvocato interpretato da Alan Alda, sacrificato lungo la via appena questa si fa più aspra). Eppure c'è performance e performance: c'è quella in cui si è eterodiretti e si finisce per smarrire la propria voce e la propria personalità, e poi c'è quella spontanea (anche nella finzione) in cui si prende in mano il microfono e si dice la verità, attraverso le parole di una canzone. Quando Adam Driver canta "Being Alive", da un musical di Broadway (non a caso), diventa chiaro che, per Baumbach, esplorare il divorzio è anche un altro modo di guardare al matrimonio, come al positivo di una pellicola, e che la precisione "malincomica" della sua scrittura e la prossimità d'ascolto della sua regia (agli antipodi rispetto all'osservazione casuale e inclemente dell'inviata del tribunale) concorrono per tutelare anzitutto il sentimento e rivendicare il suo posto nella traversata.
Tra attori alleniani, paradossali claustrofobie sotto il grande cielo della California, monologhi che sistemano in una sola frase religione e patriarcato, Baumbach, Johansson e Driver raccontano una storia di tanti con una naturalezza non da tutti, illuminando il legame nella divisione, alternando sorrisi e lacrime, cercando forse troppo l'universale, ma senza perdere in intensità.
Baumbach dirige con raffinatezza, cura geometrica e stile pungente la sua opera più matura, ambiziosa e malinconica, mettendosi a nudo e sfidando le convenzioni. Per merito di una sceneggiatura equilibrata, ben scritta, solida e ricca di sequenze e dialoghi efficaci, incalzanti, sinceri, la pellicola indaga nelle psicologie e nelle dinamiche di un amore al capolinea, di un divorzio che tira [...] Vai alla recensione »
C'è una palpabile trepidazione, nella piccola conference room, tra i giornalisti che attendono l'arrivo di Noah Baumbach. Eppure, da queste parti, di divi e cineasti ne passano in continuazione per la promozione dei loro film. Ma Baumbach - dimostrazione vivente che "giovani si diventa"- fa evidentemente la differenza, forse perché non ha mai sbagliato un film, forse perché quest'ultimo, Storia di un matrimonio (guarda la video recensione), ha convinto (e ridotto in lacrime) proprio tutti, annullando la leggendaria distinzione tra critica e pubblico... La scena del litigio tra Charlie e Nicole è cruciale e struggente. Come l'avete preparata? Ti sei affidato all'improvvisazione degli attori? No, era tutto sceneggiato e l'abbiamo provata a lungo. Abbiamo provato l'intero film, ma quella scena, in particolare, molto di più, perché occupa undici pagine di sceneggiatura, tanto che l'abbiamo girata in due giorni. Adam e Scarlett hanno cominciato a provarla una settimana prima di girarla. All'inizio si trattava di imparare il linguaggio della scena, che era scritta così dettagliatamente che anche le sovrapposizioni erano indicate su carta, per assicurare la dovuta musicalità, e in quella fase era solo questione di esercizio. Poi siamo arrivati nella location, sempre prima di girare, e io avevo un'idea molto precisa dei primi piani da fare, delle battute su cui avrei tagliato, dei movimenti fisici che dovevano fare, proprio come per una sequenza di azione, e dunque poi si è trattato di provare a lungo quelli. L'effetto è estremamente veritiero, sembra improvvisato, ma in verità è il contrario. Emozionalmente è improvvisato, nel senso che loro danno tantissimo in questa scena, non l'hanno vissuta ma la vivono in quel momento, all'interno di quei fitti paletti. Hai tagliato qualcosa al montaggio? Abbiamo fatto piccole correzioni, tolto una battuta qua e là, piccole cose, ma più o meno ho girato la sceneggiatura come l'avevo scritta. Trovo molto utile fare un lavoro preparatorio, con la mia montatrice, Jennifer Lame, sulla sceneggiatura: tagliamo sulla pagina quello che sentiamo che taglieremmo poi al montaggio. Lo trovo utile perché mi fa risparmiare tempo, che posso dare al film, agli attori. Tanto più che a me piace fare molti ciak, esplorare le scene, fare lunghe inquadrature, perciò tutto quello che posso togliere in fase di sceneggiatura, mi aiuta a programmare meglio le riprese. Ma si filma sempre qualcosa che poi non si usa. Hai mai tagliato una scena perché non raggiungeva la giusta temperatura emotiva? No, gli attori sono stati così veri che non è successo. Naturalmente ci sono ciak migliori di altri, oppure, per esempio nella scena del litigio di cui parlavamo, hanno avuto bisogno di ripetere dall'inizio la scena anche se stavamo girando l'ultima parte, perché dovevano arrivare a quel momento, emotivamente, ed è stato davvero estenuante, per loro e per me, dunque era importante fare delle pause, prendere boccate d'aria, fare il giro dell'isolato, ma ho sempre sentito un alto livello di emozione, ho percepito che l'amore tra queste due persone sarebbe sempre esistito, nonostante quello che accade nel film.
Come hai reagito alla notizia che Netflix riaprirà il Paris Theatre con il tuo film? Sono cresciuto a New York, andando in quel cinema, ed ero a New York, ad una cena, quando ho scoperto che stava per chiudere, allora ho immediatamente mandato un messaggio a Ted Sarandos e Scott Stuber, inoltrando la notizia e scrivendo: "Netflix?", e loro mi hanno risposto all'istante: "Ci stiamo già lavorando." È molto importante per la città, ne sono felicissimo. Che legame c'è tra Il calamaro e la balena e Storia di un matrimonio? In realtà ho realizzato solo dopo che, con Storia di un matrimonio, stavo analizzando alcuni aspetti del divorzio dei miei genitori, dalla loro prospettiva, che non è ovviamente quella del Calamaro e la balena, perché in quel film il punto di vista centrale è quello dei figli. Ma me ne sono accorto dopo, e adesso è un po' che non riguardo il film e non saprei dire di più. In ogni caso, in entrambi i film il divorzio è certamente un tema ma non è l'unico: ci sono anche la famiglia, la genitorialità, l'infanzia, il matrimonio. Il tipo di frattura che crea il divorzio rende possibile analizzare tutti questi aspetti.
Dove vanno a finire le parole di una storia d'amore naufragata? Nelle lettere per il terapista di coppia, nelle arringhe degli avvocati divorzisti, nelle liti vere e in quelle recitate, nel vuoto dei silenzi quando ormai tutto, e troppo, è stato detto. Parole come ricordi, come pietre o come maschere; parole che costruiscono illusioni e che tracciano solchi.