Joker

Un film di Todd Phillips. Con Joaquin Phoenix, Robert De Niro, Zazie Beetz, Frances Conroy, Marc Maron.
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Titolo originale Joker. Azione, Ratings: Kids+13, durata 122 min. - USA 2019. - Warner Bros Italia uscita giovedì 3 ottobre 2019. - VM 14 - MYMONETRO Joker * * * 1/2 - valutazione media: 3,69 su 146 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
   
   
   

Joker, rivoluzione mancata (analisi approfondita) Valutazione 3 stelle su cinque

di Leonard Moonlight


Feedback: 815 | altri commenti e recensioni di Leonard Moonlight
giovedì 17 ottobre 2019

Ne parlano tutti, c’è chi lo ha amato e chi invece ne è rimasto molto deluso. Poche volte nella mia vita mi sono trovato al cinema in una sala così gremita di spettatori. 

Vi dico la mia? Joker non mi è piaciuto. 

Perché secondo me non è un capolavoro. Premetto che non parlerò di Joaquin Phoenix la cui bravura nel film è indiscutibile. La mia non sarà una recensione vera e propria ma un'analisi del film che contiene riferimenti alla trama, per cui ne sconsiglio la lettura prima di aver visto il film. 

 

Il personaggio: 

 

Joker per come ci era stato presentato nel film di Tim Burton era un burlone intelligente, amante delle boutade e del gioco. 

La grandezza del personaggio di Burton è nella contrapposizione fra lo scopo della sua azione malvagia e i suoi modi infantili e giocosi di esprimersi. L’esempio è la scena in cui mentre viene picchiato da batman si infila un paio di occhiali e fa: 

non picchierai uno con gli occhiali vero? 

 

Nel film di Nolan il Joker è l’ambasciatore del caos e della  Verità contrapposta ad una politica corrotta e basata sulla menzogna che per mantenere l’ordine sociale decide di lasciare all’oscuro i propri cittadini. L’idea è che la società odierna si basi sulla menzogna e che la popolazione non è in grado di sopportare il peso della verità. Harvey Dent viene quindi fatto passare da eroe per mantenere la credibilità di un sistema politico corrotto. 

Joker è un sovvertitore dell’ordine sociale, un distruttore amante del caos, un anarchico la cui azione ribelle manca di alternativa e per questo è fine a sé stessa. Esempio: rapina una banca e poi brucia il denaro. 

 

Joker di Philips è un inetto, un uomo senza consapevolezza si sé e di ciò che lo circonda, vuole fare il comico ma non fa ridere se non di umorismo involontario (ridi di lui e della sua stranezza e non delle sue battute) e principalmente è un malato mentale. 

All’inizio del film il personaggio di Arthur Fleck non prende mai decisioni per la sua vita, ma lascia che gli altri decidano per lui fino al punto in cui rendendosi conto che tutti si approfittano della sua debolezza esplode. 

In tutti e tre i casi Joker è un personaggio che manca di forza creatrice. 

 

Il problema di fondo che ho avuto osservando Joker di Philips è che il personaggio al centro della storia non è né un eroe (in cui puoi immedesimarti e provare empatia), né un antieroe (perché in alcuni casi viene presentato come vittima della crudeltà e del cinismo diffuso e in altri come un malato mentale omicida e le due cose narrativamente disturbano) e per tutto il film è un personaggio piatto cioè non ha evoluzione nel corso della storia. È un malato mentale dall’inizio alla fine, l’unico cambiamento che ha è il fatto che inizi a reagire uccidendo. Non avendo consapevolezza di ciò che lo circonda Joker nella sua esplosione omicida farà fuori chi in qualche modo gli ha fatto del male. In fin dei conti Joker è un pazzo disperato la cui disperazione ultima è farsi giustizia da sé. 

Se c’è una novità nella costruzione del personaggio sta nel fatto che il protagonista sia un pazzo in cui difficilmente ti puoi immedesimare a meno che tu non sia un malato mentale o non abbia i suoi stessi problemi. 

 

Screenplay: 

Ho trovato alcune scelte degli sceneggiatori superficiali, in particolare l’utilizzo di tematiche importanti come mere trovate narrative per creare colpi di scena. Il primo esempio che mi viene in mente è quando Arthur Fleck si dirige all’ospedale psichiatrico e ruba la cartella clinica della madre scoprendo  attraverso la lettura di ritagli di giornale dell’abuso subito da parte del compagno della madre e di come la madre abbia assistito complice alla scena di lui piccolo e indifeso legato al termosifone, episodio che lo ha segnato provocandogli il trauma a cui è legata la risata isterica che ripete spesso nell’arco del film. 

Al di là di tutto ci sarebbe comunque un’incongruenza di  fondo: come hanno potuto permettere ad una malata psichiatrica senza marito di adottare un bambino? Ma anche se ciò fosse stato possibile come hanno potuto lasciarglielo tenere dopo gli abusi subiti? 

 

Ma la cosa che mi ha ancora di più infastidito è la mancata contestualizzazione nel film del movimento di protesta che nasce dopo che si è diffusa la notizia che un uomo travestito da pagliaccio (Arthur Fleck ormai tramutatosi in Joker) uccide tre persone benestanti dopo che queste lo hanno maltrattato in treno. 

È ragionevole pensare che la popolazione possa simpatizzare per un omicida? Ma soprattutto è ragionevole pensare che una massa di cittadini poveri ispirati dall’azione compiuta da un pagliaccio inizi a manifestare in piazza indossando delle maschere da clown? E se questo possa essere in qualche modo verosimile, quali sono le motivazioni per cui manifestano? La risposta all’interno nel film non è presente, lasciando il dubbio allo spettatore e il tutto ad un banale e generalizzato odio sociale. La mia interpretazione è che sia stata da un lato una scelta ruffiana degli sceneggiatori per inserire all’interno del film una citazione  della casa di carta (serie tv in cui dei criminali rapinano la zecca di stato e la popolazione venuta a conoscenza della notizia parteggia per i criminali invece che per lo stato manifestando in piazza con delle maschere di Dalì) e dall’altro lato sia una scelta funzionale allo sviluppo della trama. Come avrebbe fatto un uomo vestito da pagliaccio a mischiarsi tra la folla e scappare a degli agenti che volevano fargli delle domande sull’omicidio commesso? La superficialità con cui viene presentato l’argomento considerando la serietà del tema trattato è pericolosa.

 

In generale le citazioni cinematografiche inserite all’interno del film mi hanno infastidito perché buttate là senza un vero e proprio significato. La storia di amore con la vicina di casa che poi si scopre essere solo frutto dell’immaginazione di Arthur Fleck (evidente riferimento a Fight club) che funzione ha all‘inferno della storia? Qual’è il senso all’interno del film di scomodare film come Taxi driver,  Fight club, Re per una notte e Quinto potere? 

 

Il messaggio

 

Qual è il messaggio? Dovremmo essere tutti più buoni e gentili col prossimo? 

Per come ho interpretato il film il messaggio è che gli Arthur Fleck in questa società esistono e sono inevitabili ma che con un po’ di ascolto e dando loro un aiuto invece di denigrarli e approfittarci di loro potremmo fare in modo che questi non si trasformino un giorno in Joker. Potremmo quindi dire proseguendo il ragionamento che se ci sono persone come Joker è perché noi tutti abbiamo la nostra parte di colpa e contribuiamo alla creazione di questi mostri attraverso i nostri comportamenti cinici o non prendendo sul serio ed ascoltando gli emarginati quando ancora si può intervenire ed aiutarli. 

Il rischio per come la storia viene presentata è che invece passi un altro tipo di messaggio: se lo stato o qualcuno non aiuta quelle categorie che sono ai margini e non li tiene attaccate alla società in qualche modo, questi finiranno per agire in maniera folle ed estrema perché è l’unico modo che hanno per farsi notare. 

Ma per come la vedo io una persona va ascoltata e aiutata  perché è giusto farlo e non perché se non lo faccio poi c’è il rischio che questa diventi un folle omicida. 

Si aiuta l’altro per per empatia o per solidarietà e non per sentirsi apposto con la coscienza. 


Cosa salverei? 

Prima cosa l’utilizzo dell’umorismo. Il film è costruito in maniera tale da portare lo spettatore a ridere con lo stesso cinismo che ha la società verso Arthur Fleck dei più deboli, di cui non si dovrebbe o non sarebbe giusto ridere (per esempio dei nani). La scena che ho più apprezzato infatti è quella in cui il nano terrorizzato per aver assistito inerme alla morte del suo collega di lavoro, tenta di uscire dalla stanza ma non riesce perché non arriva al chiavistello a causa della sua altezza e Joker si prende gioco di lui diventando questa volta lui cinico come la società che lo circonda. 

La scena che a mio avviso invece è una delle scene più “toccanti” in chiave psicologica è quando Joker dopo essersi sentito tradito e aver tolto la vita alla madre torna a casa e si prepara come se apparentemente nulla fosse per il debutto tanto desiderato. 

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