Postcards From London

Film 2018 | Drammatico 88 min.

Regia di Steve McLean. Un film con Leonardo Salerni, Shaun Aylward, Kiera Bell, Alessandro Cimadamore, Trevor Cooper. Cast completo Genere Drammatico - Gran Bretagna, 2018, durata 88 minuti. Valutazione: 3,00 Stelle, sulla base di 1 recensione.

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Un giovane ragazzo si trasferisce a Londra in cerca di fortuna ma capisce ben presto di dover affrontare una lunga serie di difficoltà.

Consigliato assolutamente no!
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MYMOVIES 3,00
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PUBBLICO N.D.
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Un'opera radiosa che riesce a mescolare l'estetica pittorica alla virata pop creando un mood iconoclasta, ironico e volutamente eccessivo.
Recensione di Andreina Di Sanzo
lunedì 23 aprile 2018
Recensione di Andreina Di Sanzo
lunedì 23 aprile 2018

Jim è un ragazzo della provincia inglese, vive con i suoi genitori in una claustrofobica casa dalla carta da parati anni '70 e con il desiderio di fuggire per scoprire Londra e le sue tentazioni.

Film d'apertura della 33esima edizione del Lovers Film Festival di Torino, Postcards from London di Steve McLean è un'opera radiosa che riesce a mescolare l'estetica pittorica alla virata pop creando un mood iconoclasta, ironico e volutamente eccessivo.

Il bellissimo protagonista Jim (Harris Dickinson) arriva nella metropoli che si rivela subito ostile, l'incontro con uno bizzarro gruppo di ragazzi (i Raconteurs) che usa l'arte e la conoscenza come valore aggiunto alla prostituzione, lo porterà a diventare la star di un mondo a lui del tutto sconosciuto. Tutta l'élite londinese è ai suoi piedi, la sua bellezza statuaria lo rende il più desiderabile. Jim legge, studia la storia dell'arte, su tutti il più grande, Caravaggio, i suoi clienti gli fanno descrivere e impersonare i capolavori del pittore della luce (e delle tenebre): la Deposizione, il Fanciullo con canestro di frutta, il Concerto. Il ragazzo impacciato è diventato una Musa come lo erano stati Joe Dallesandro per Andy Warhol o George Dyer per Francis Bacon. Jim è la Musa di tutta Soho. Ma ha un problema, soffre della sindrome di Stendhal per cui alla vista di un'opera d'arte sviene ed è preda di allucinazioni.

Numerosi i riferimenti al cinema e alla letteratura "queer" più celebre che, seppure più volte ribaditi, il regista li utilizza con coscienza e soprattutto (auto)ironia: i marinai di Genet, le statue di Gore Vidal, i cromatismi di Almodóvar, il mélo metropolitano di Fassbinder e poi Jarman, imprescindibile, per portare al cinema l'arte di Caravaggio o di Guido Reni.

In diversi momenti del film si riproducono i quadri delle opere degli artisti sopra citati, tableaux vivants che i clienti richiedono per raggiungere il piacere ricercato, non solo il sesso è merce di scambio ma soprattutto l'arte e la cultura. Le opere tornano poi nelle allucinazioni del ragazzo in preda alle sue crisi. La bellezza che lui porta è una condanna ad una schiavitù ben peggiore. Ciò che che cercava nelle notti londinesi forse è per lui un peso troppo alto da portarsi addosso, bisogna essere distaccati e freddi come delle macchine ma Jim è troppo sensibile per vivere in quel mondo.

Steve McLeane costruisce un film che da un lato riflette sulla formazione sessuale e interiore di un ragazzo che si apre alla vita, sull'autocoscienza del suo corpo, della sua sessualità e dei suoi desideri, dall'altro ironizza e gioca con la questione dell'arte come scambio e perciò come merce. Se qualcuno si batteva per l'art pour l'art qui l'arte diventa prestazione intellettuale e sensoriale ma Jim si rivela troppo puro anche per questo: quando si prostituisce non accetta il denaro dei suoi clienti, cerca soltanto di aiutarli generando liti all'interno del guppo dei Raconteurs.

Postcards from London con le sue tinte accese, i neon e la plasticità della messa in scena è un film che sa divertire, sorprendere e creare un mondo originale e sopra le righe. Quello di Jim è un viaggio nella tana del bianconiglio, tra giacche di pelle, muscoli e quadri del barocco italiano, un racconto di formazione sui generis ma con tanta umanità e voglia di conoscenza.

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