| Titolo originale | Beoning |
| Titolo internazionale | Burning |
| Anno | 2018 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Corea del sud |
| Durata | 148 minuti |
| Regia di | Lee Chang-dong |
| Attori | Yoo Ah-In, Steven Yeun, Jong-seo Jun, Joong-ok Lee, Soo-Kyung Kim Seung-ho Choi, Seong-kun Mun, Min Bok-gi, Soo-Jeong Lee, Hye-ra Ban, Mi-Kyung Cha, Lee Bong-ryun, Wonhyeong Jang, Seok-Chan Jeon, Shin-rock Kim, Ja-Yeon Ok. |
| Uscita | giovedì 19 settembre 2019 |
| Tag | Da vedere 2018 |
| Distribuzione | Tucker Film |
| MYmonetro | 3,86 su 33 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
|
Condividi
|
Ultimo aggiornamento mercoledì 15 aprile 2020
Due ragazzi si incontrano e avviano una relazione. Ma un altro ragazzo misterioso potrebbe compromettere il loro rapporto. Il film ha ottenuto 1 candidatura a Critics Choice Award, 1 candidatura a Spirit Awards, In Italia al Box Office Burning - L'Amore Brucia ha incassato 214 mila euro .
|
ASSOLUTAMENTE SÌ
|
Jong-su è un aspirante scrittore che vive di espedienti. Quando incontra per caso Hae-mi non la riconosce, ma la ragazza si ricorda di lui e lo persuade a prendersi cura del suo gatto. Jong-su si innamora, ma Hae-mi parte per l'Africa: al suo ritorno è accompagnata dal misterioso e facoltoso Ben.
I ritorni artistici dopo un lungo silenzio generano enormi aspettative e amplificano i rischi. In qualche caso, raro, permettono di valutare appieno il peso di un artista e gli regalano il tempo necessario perché questi liberi il suo estro in un'opera memorabile.
Lee Chang-dong (Poetry, Secret Sunshine) non è nuovo a prendersi delle pause, ma Burning meritava tutto il tempo che il regista si è preso, ovvero otto lunghi anni di lontananza dalla macchina da presa. Un film-enigma, in cui la soluzione è plurima o forse inesistente, una contorta macchinazione che accumula menzogne su menzogne per dare senso a ciò che non ne ha. La natura sfuggente e non lineare di Burning diviene la perfetta fotografia della contemporaneità, l'unico modo di raccontare un presente complesso e terribile, di difficile lettura.
Attraverso il personaggio del taciturno Ben, Lee delinea un ritratto implacabile dell'invisibilità del male: Ben è ricchissimo, annoiato e portato inevitabilmente a osservare i piccoli uomini che gravitano attorno a lui come burattini impazziti, vulnerabili e manipolabili. Un mondo in cui le differenze sociali, la violenza e il pregiudizio sono più forti che mai e più inafferrabili che mai, nascosti sotto strati di maschere e sorrisi. In cui c'è chi brucia e chi protegge, chi gioca a fare dio e chi sogna, perché è tutto ciò che gli resta da fare.
Il dualismo che si instaura tra Ben e Jong-su, costruito apparentemente intorno al vertice di un triangolo scaleno (la bellissima Hae-mi), è lo scontro inevitabile di archetipi divergenti.Il confuso idealismo di Jong-su, gravato dal peso della miseria e del rimpianto, identifica in Ben ogni male, ma Lee non indica mai con assoluta certezza quanto si tratti di ossessione e quanto di realtà.
Il thriller allucinatorio di Burning si divide in due segmenti narrativi distinti: a fare da raccordo è una sequenza suggestiva e indimenticabile, in cui Hae-mi danza seminuda al tramonto sulle note di Miles Davis, liberandosi dai vincoli della società e, forse, della vita terrena. Un movimento sinuoso della macchina da presa, che segue la trance della ragazza per poi tornare sui due uomini in piano medio, senza troppo avvicinarsi ai loro volti e alla loro verità. Una danza delle ombre, un gioco di suggestioni che non ha fine, liberamente tratto da un testo di Haruki Murakami.
Ma il lavoro di messa in scena di Lee sconvolge lo spunto narrativo e introduce simboli carichi di nuovi significati. Il crescendo di paranoia che caratterizza l'ultima parte del film invita a rielaborare tutto quanto si è osservato sino ad allora, a cercare indizi in quelle che sembravano mere suggestioni. A comprendere quanti e quali significati possa nascondere il singolare passatempo di dare fuoco a serre abbandonate, o forse di estinguere giovani e problematiche vite. Comprendere Burning è come sbucciare un'arancia invisibile, di cui è impossibile dimenticare il sapore.
Jong-soo, un lavoratore part-time, incontra Hae-mi, compagna di scuola nel paese di origine. Hae-mi, che lui un tempo considerava brutta e che ora è una bella ragazza, gli si concede e lui se ne innamora. Lei gli chiede di occuparsi del suo gatto nel suo appartamento mentre è in viaggio in Africa. Quando Hae-mi ritorna gli presenta Ben, un ragazzo misterioso che ha incontrato nel corso del viaggio.
Sono trascorsi otto anni da quel gioiello cinematografico che è stato Poetry. Forse sono stati troppi.
È accaduto anche ad altri maestri del cinema: la protratta assenza dallo schermo fa sì che quando il film vede la luce finisca con il convogliare al proprio interno una quantità di elementi narrativi ed estetici che chiedevano da tempo di occupare lo schermo.
Lee Chang-Dong trae la sua fonte di ispirazione da un racconto breve di Haruki Murakami e ne trae un film di 148 minuti in cui per ben 90 si 'costruisce' il personaggio del protagonista nel rapporto con l'oggetto del desiderio amoroso per poi accelerare il corso degli eventi nei sessanta minuti che rimangono. Questo squilibrio nella sceneggiatura nuoce al film che avrebbe tratto dalla brevità del suo punto di partenza letterario un maggiore vantaggio se non si fossero dilatati i tempi, quasi si temesse che lo spettatore non cogliesse a sufficienza la psicologia del protagonista Jong-soo o non afferrasse l'ambiguità della seduttiva Hae-mi.
I temi cari al regista non mancano, a partire dal desiderio di diventare romanziere del protagonista che è alla ricerca di un soggetto (che riuscirà a trovare) così come la riflessione sulle stridenti differenze sociali presenti nella società sudcoreana mentre al confine risuonano i messaggi propagandistici lanciati dal Nord.
C'è un vuoto pneumatico nelle vite dei protagonisti che supera le differenze di classe ma che si nasconde dietro le apparenze, così come il fantomatico gatto di Hae-mi che, non facendosi vedere, fa dubitare della propria esistenza. Lee Chang-Dong si colloca dal punto di vista di Jong-soo il quale, in qualche misura, non è stato contaminato dalla vita di città e sa ancora come allevare un bovino. Gli adulti vivono in un loro mondo in questa Corea. O si fanno mettere in carcere oppure non sanno (o non vogliono) neppure riferire con precisione sull'esistenza o meno di un pozzo.
Privi quindi di modelli positivi i giovani si trascinano in una società in cui su tutto finisce il dominare una rabbia che cerca una propria modalità di sfogo, qualcosa 'da bruciare' per sentirsi vivi. Una fame negativa ben diversa da quella magnificata da chi torna dall'Africa e poco importa se si è a bordo di una Porsche o di un camioncino.
Chang-dong Lee è il regista di “Beoning”, titolo originale del film, uno dei più importanti registi coreani che insieme a Park Chan-wook (“Mademoiselle”, del 2016 e “Lady vendetta” del 2006) e a Kim Ki-du (“Ferro tre – La casa vuota” del 2004, “Primavera, estate, autunno, inverno e ancora primavera“ del 2003, “Pietà [...] Vai alla recensione »
Avete presente quel disegno che ad alcuni sembra un'anatra e ad altri sembra un coniglio? E' un'illusione ottica di fine Ottocento, che non dice nulla sulla psicologia di chi la guarda- insomma non è una macchia di Rorschach, ammesso che le macchie suddette servano alla bisogna. Dimostra che non vediamo solo con gli occhi, anche la mente fa il suo lavoro (al cinema, per dire un'altra, il campo/controcampo [...] Vai alla recensione »