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Samira Wiley: «Sono fiera di essere un modello per la comunità LGBT»

Per il ruolo della coraggiosa Moira in The Handmaid's Tale, l'attrice è stata candidata agli Emmy Awards. In streaming su TIMvision.
di Lorenza Negri

Samira Wiley . Interpreta Moira nel film di Reed Morano, Mike Barker The Handmaid's Tale.
martedì 17 luglio 2018 - Incontri

Samira Wiley è fresca di candidatura agli Emmy Awards - i premi della televisione americani - per il ruolo della coraggiosa Moira di The Handmaid's Tale (guarda la video recensione). La serie pluripremiata di TIMVISION ambientata nella tirannica società di Gilead ha servito allo spettatore una seconda stagione ancora più brutale della prima, incentrata su una manciata di donne diverse per ruolo, temperamento e inclinazioni ma accomunate dallo stato di inferiorità a cui il regime le ha relegate. Il personaggio della Wiley - Moira - è ribelle, fiera, gay, una figura complessa che l'attrice ha preso molto a cuore, come ci ha spiegato al Festival della Tv di Monte-carlo.

Prima di interpretare Moira avevi già vestito i panni di un altro personaggio gay, Poussey in Orange is the New Black.
È il motivo per cui all'inizio ero restia ad accettare la parte in The Handmaid's Tale. Avevo già debuttato nel mondo della serialità con la parte di una donna gay, pensavo che scegliendone un'altra sarei finita per sempre categorizzata in quel tipo di ruoli. Oggi sono felice della mia scelta, addirittura sento una certa responsabilità nei confronti della comunità LGBT perché so che per molte persone posso essere un punto di riferimento. Molti hanno avuto una vita difficile dopo aver fatto coming out, io ho avuto la fortuna di avere due genitori che, dopo essermi dichiarata, mi hanno sostenuta e hanno aperto la propria chiesa (sono entrambe pastori) alle persone di ogni orientamento sessuale. Ovviamente hanno perso un sacco di fedeli!


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In foto l'attrice in una scena di The Handmaid's Tale.
In foto l'attrice in una scena di The Handmaid's Tale.
In foto l'attrice in una scena di The Handmaid's Tale.

Ti è servita la tua esperienza personale per la parte di Moira?
Per essere un buon attore bisogna attingere a tutto, ma personalmente cerco di mantenere una divisione netta. Il personaggio resta sul set appena finito di girare, e io torno a casa senza il fardello di figure che a volte, come nel caso di Moira, sono molti forti e vivono esperienze molto pesanti. Detto questo, essere gay mi ha aiutato senz'altro a capire il personaggio. La mia comunità pullula di persone che, soprattutto in contesti religiosi, sono state rinnegate dalla propria famiglia, alcuni sono stati così male da tentare il suicidio.
Queste persone, almeno alcune di loro, si sono rivolte a me, mi hanno scritto e questo è la prova di quanto anche una serie televisiva possa influenzare la società.

Cosa può insegnare The Handmaid's Tale?
Senz'altro che le donne devono unire le proprie voci e combattere insieme. Nella serie viene mostrato un sistema sociale che divide le femmine per categorie - le serve, le prostitute, le fattrici, le aguzzine e così via - e questo le mette uno contro l'altra. Nella società di Gilead le donne si fanno l'un l'altra cose terribili, quando dovrebbero rendersi conto che per ribellarsi agli uomini che le hanno rese schiave devono essere solidali. È un messaggio prezioso anche per la comunità femminile della società contemporanea.

Il cast di The Handmaid's Tale si rispecchia in questo insegnamento?
Ecco, noi siamo un ottimo esempio. Siamo unite, andiamo d'accordo e ognuna cerca di dare il meglio di se stessa, soprattutto Elisabeth Moss: è piena di talento ma anche altruista, un vero modello.

Recentemente un'altra serie - Lethal Weapon - ha licenziato un attore, la ragione ufficiale sarebbe un atteggiamento aggressivo sul set. Meglio un attore di talento ma ostico o mediocre ma con cui è facile lavorare?
Onestamente? Non voglio rispondere. È davvero importante andare d'accordo sul set, senza armonia tra il cast, soprattutto se nutrito come in Orange is the New Black o The Handmaid's Tale, sarebbe un incubo lavorare, ma... il talento è davvero prezioso.

The Handmaid's Tale ha ricevuto plausi e lodi. Ti sei imbattuta anche in detrattori della serie?
Lo show ha debuttato in un periodo storico particolare: le cose negli Stati Uniti oggi non riflettono esattamente il tipo di società illuminata e aperta che l'America dovrebbe rappresentare. Paradossalmente questo ci ha fatto gioco, l'attenzione sulla serie è così alta anche per il contesto contemporaneo. Personalmente, ho incontrato quasi solamente entusiasti e fan della serie, persone che apprezzano il coraggio con cui affrontiamo argomenti scottanti. Tuttavia, soprattutto per quanto riguarda la seconda stagione, so che alcuni l'hanno reputata troppo violenta, troppo cruda, affermando che potremmo smorzare la rappresentazione dei frangenti più indigeribili, come stupri, violenze e prevaricazioni. A costoro consiglio di non guardate The Handmaid's Tale tutta in una volta, non è una serie con cui fare eventuali binge-watching!


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