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La douleur, la biografia del dolore di Marguerite Duras

Il film di Emmanuel Finkiel traspone il romanzo che la scrittrice francese costruì sulla base di diari compilati al tempo della deportazione del primo marito. Da giovedì 17 gennaio al cinema.
di Ilaria Ravarino

La douleur

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Mélanie Thierry (37 anni) 17 luglio 1981, Saint-Germain-en-Laye (Francia) - Cancro. Interpreta Marguerite Duras nel film di Emmanuel Finkiel La douleur. Al cinema da giovedì 17 gennaio 2019.
martedì 8 gennaio 2019 - Focus

I ristoranti a pieno regime, le sale da ballo, i caffè all'aperto. L'industria cinematografica viva e attiva, i bordelli affollati, donne eleganti e uomini col cappello per strada, nei giardini, nei locali. Il coprifuoco per la sicurezza. Alcool e anfetamine per superare la crisi. I bunker per nascondersi, quando le sirene annunciavano il passaggio aereo degli alleati. Era (anche) questa la Parigi dell'occupazione nazista, scenario splendidamente descritto da La douleur di Emmanuel Finkiel, città sospesa per quattro anni tra resistenza e collaborazionismo, umiliazione e resilienza. A Parigi l'occupazione fu più lieve che a Praga e Varsavia, favorita dall'interesse di Hitler per la cultura e l'eleganza intellettuale della città (interesse completamente scemato durante la disfatta, quando ordinò al generale Dietrich von Choltitz di raderla al suolo): il Führer visitò Parigi a meno di un mese dall'occupazione, nel giugno 1940, per rubare qualche spunto architettonico per le grandi opere nelle città tedesche, e inviò poi a Parigi un ambasciatore, Otto Abetz, capace di stringere buoni rapporti con molti intellettuali.

Ma l'orgoglio francese non era sopito e le conseguenze dell'occupazione - deportazioni, arresti, retate di ebrei e intellettuali - non tardarono a farsi sentire. Il primo atto di ribellione agli occupanti arrivò nell'agosto 1941, con l'uccisione di un cadetto navale tedesco in una stazione della metropolitana.
Ilaria Ravarino

Poi, il 3 settembre, fu la volta di un attentato contro un altro ufficiale, che provocò di rimando l'esecuzione di tre ostaggi. La liberazione fu compiuta il 25 agosto del 1944, dopo aspri combattimenti nel centro della città. E poi? E poi, come racconta Finkiel, cominciò un altro dolore. Il dolore per l'attesa del rientro dei 76.000 deportati, di cui solo il 3% fece ritorno in patria.


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In foto una scena del film La douleur.
In foto una scena del film La douleur.
In foto una scena del film La douleur.

Tra i tanti intellettuali che si sono cimentati con il periodo dell'occupazione tedesca di Parigi e della liberazione della città (nel cinema tra gli altri François Truffaut con L'ultimo metrò, René Clément con Parigi brucia?, Volker Schlöndorff con Diplomacy - Una notte per salvare Parigi), la scrittrice Marguerite Duras - dal cui omonimo romanzo è tratto La douleur - occupa un posto a parte. Nata nel 1914 nell'Indocina francese, e trasferitasi a diciott'anni in Francia per studiare diritto, Duras sposa nel 1939 lo scrittore Robert Antelme, che si distinguerà come una delle figure più autorevoli della resistenza francese. Durante la resistenza, dopo la deportazione del marito a Dachau, Duras collabora alla compilazione di Libres, un giornale per informare i parenti dei deportati. Il suo esordio letterario è del 1942, con il romanzo 'Gli Impudenti', ma la fama arriva nel 1950 con 'Una diga sul pacifico'.

Autrice di un best seller ('L'amante') e di numerose sceneggiature per film (tra cui Hiroshima mon amour di Alain Resnais), nel 1985 Duras pubblica 'Il dolore', romanzo autobiografico costruito sulla base di diari compilati dalla stessa autrice al tempo della deportazione del primo marito. Prima di diventare film, 'Il dolore' è stato portato a teatro, nel 2010, da Mariangela Melato.
Ilaria Ravarino

Ex ginnasta ed ex modella, consacrata nel 2010 con il premio César come migliore promessa femminile con Le dernier pour la route di Philippe Godeau, in La douleur Mélanie Thierry ha il difficile compito di portare sullo schermo la stessa Marguerite Duras, in una performance intensa e ipnotica: "Questa è anche una storia sui sensi di colpa, perché la cosa più terribile è che Marguerite non ama più suo marito - ha commentato l'attrice in un'intervista con Il Corriere della Sera - Pensa di non essere una brava persona perché lui, partigiano, è stato catturato in una retata dai nazisti, e probabilmente si dibatte fra la vita e la morte. E lei? Lei non può farci nulla".

Importante anche la prova fisica sostenuta dall'attrice, che ha dovuto incarnare i panni di una donna "distrutta dall'attesa e dal dolore: Marguerite arrivò a pesare 30 chili per un metro e sessanta d'altezza, era tutta testa. Una testa magnifica". Scelto per rappresentare la Francia agli Oscar 2019, ma escluso dalla shortlist finale, La douleur ha ricevuto recensioni estremamente positive nel paese, sganciando una volta per tutte la carriera di Thierry dal ruolo per lei ormai "insopportabile" della femme fatale.


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