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Ultimo aggiornamento giovedì 28 luglio 2016
Un grafico cerca di raggiungere moglie e figlio, in seguito a un impulso devastante che è stato trasmesso attraverso la rete di telefonia mobile. In Italia al Box Office Cell ha incassato 295 mila euro .
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CONSIGLIATO NÌ
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Basato sull'omonimo romanzo di Stephen King, Cell è un film interpretato da John Cusack (ricordiamo il grande successo di 1408) e Samuel L. Jackson in cui tornano i temi e le ossessioni del famoso scrittore americano che, come spesso è già accaduto per altri film, è anche il co-autore della sceneggiatura.
Un misterioso segnale comincia a diffondersi attraverso i cellulari rendendo le persone una sorta di macchine assassine; il disegnatore Clay Riddel (John Cusack) riesce a scampare a questa epidemia ma è costretto ad affrontarla per raggiungere suo figlio, insieme al conducente della metro Tom McCourt (Samuel L. Jackson) e alla giovane Alice. Tutto il mondo si sta completamente autoannientando ma soltanto pochi superstiti riescono stranamente a non essere colpiti da questo "male".
Quando un romanzo di Stephen King va sul grande schermo è sempre una notizia, sfortunatamente questa volta però non siamo di fronte a una gloriosa trasposizione cinematografica. Nonostante le tematiche e le premesse iniziali, Cell è una pellicola mediocre che non riesce minimamente a creare un discorso politico interessante che inizialmente sembra aprire. Il film apocalittico si mescola al thriller psicologico e all'azione più spettacolare e, se i rimandi a Romero, Carpenter e a quel capolavoro italiano di Ubaldo Ragona L'ultimo uomo della terra (tratto da un romanzo di Richard Matheson) possono essere presi in considerazione, manca la forza di un discorso più profondo che vada al di là della semplice spettacolarizzazione. L'opera intera di King è attraversata da incubi e manie che mettono in campo riflessioni che tendono sempre ad un discorso politico. Il film si limita solo a riproporre senza scavare dando poco spazio a tematiche solo annunciate come il rapporto dell'individuo con lo spazio e la metropoli, e la relazione padre-figlio.
Nonostante il tema così attuale di una tecnologia che piano piano divora e disumanizza il pianeta, man mano che il film avanza la questione sembra essere trattata con banalità in favore di azione ed effetti speciali decisamente poco attraenti. Buchi di sceneggiatura e interpretazioni deboli anche da grandi come John Cusack e Samuel L. Jackson.
Cell proviene direttamente da un libro firmato Stephen King del 2006, il re dell'horror per antonomasia, e dunque avrebbe già dovuto avere una base ben solida dalla quale partire per sviluppare una trama cinematografica consistente. Invece il film purtroppo, è rimasto in fase di stallo per molto tempo, e forse anche per questo ne ha risentito il prodotto finale, passando di mano in [...] Vai alla recensione »
Ci sono almeno due temi che emergono vedendo Cell di Tod Williams: la lunga diatriba sui film tratti da Stephen King e la critica alla civiltà degli smartphone. Cominciamo dal primo, forse il più caro ai fan dello scrittore americano. La vulgata afferma che sia difficile trarre buoni film dai romanzi di King, il che è senz'altro vero, anche se bisognerebbe mitigare le affermazioni troppo perentorie ricordandosi di pellicole come Shining, La metà oscura, Misery non deve morire, Carrie, The Mist, Stand By Me, La zona morta - solo per citarne rapidamente alcuni - e che davvero non paiono pochi in relazione alla pur ricca filmografia di riferimento.
Qualcuno afferma che spesso si tratta di vere e proprie "reinvenzioni" di registi di qualità (come Stanley Kubrick, George A. Romero, David Cronenberg ecc.), e che quindi vanno annoverate a parte. Ma chi lo ha detto che per misurare il successo di una trasposizione si debba partire da quelle più letterali e scolastiche? Forse i registi di cui sopra, invece che ignorare King, ne hanno tratto materiale meno superficiale e più profondo di quanto non si creda.
E anzi, film più pigri - come Cell - rischiano di non accontentare appassionati e specialisti proprio perché subiscono la pressione della trama e lavorano poco su ciò che di meno sondabile si trova nei testi kinghiani - che poi questo errore lo compia spesso lo stesso autore del Maine in sede di sceneggiatura è solo uno dei paradossi cui il cinema ci ha da sempre abituati.
A volte raddoppiano: dopo il discreto successo di 1408, gli attori John Cusack e Samuel L. Jackson e lo scrittore - il romanzo omonimo è da poco in libreria per Sperling & Kupfer - Stephen King tornano a collaborare per Cell. Purtroppo, non c'è da spellarsi le mani: i primi due, parrebbe, recitano per il mutuo dello yacht; King, sforbiciato dallo sceneggiatore Adam Alleca, assembla tutti gli stereotipi [...] Vai alla recensione »