Stonewall

Film 2015 | Drammatico +16 129 min.

Titolo originaleStonewall
Anno2015
GenereDrammatico
ProduzioneUSA
Durata129 minuti
Regia diRoland Emmerich
AttoriJeremy Irvine, Jonny Beauchamp, Joey King, Caleb Landry Jones, Jonathan Rhys-Meyers Ron Perlman, Matt Craven, Atticus Mitchell, David Cubitt, Karl Glusman, Andrea Frankle, Otoja Abit, Mark Camacho.
Uscitagiovedì 5 maggio 2016
DistribuzioneAdler Entertainment
RatingConsigli per la visione di bambini e ragazzi: +16
MYmonetro 2,00 su -1 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

Regia di Roland Emmerich. Un film con Jeremy Irvine, Jonny Beauchamp, Joey King, Caleb Landry Jones, Jonathan Rhys-Meyers. Cast completo Titolo originale: Stonewall. Genere Drammatico - USA, 2015, durata 129 minuti. Uscita cinema giovedì 5 maggio 2016 distribuito da Adler Entertainment. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +16 - MYmonetro 2,00 su -1 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Il regista Roland Emmerich, dopo aver diretto numerosi film catastrofici, passa alla regia di un film ispirato ad avvenimenti realmente accaduti. In Italia al Box Office Stonewall ha incassato 54,4 mila euro .

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Consigliato no!
2,00/5
MYMOVIES 2,00
CRITICA 2,00
PUBBLICO N.D.
CONSIGLIATO NÌ
Emmerich trasforma la verità dei fatti in un romanzo di formazione, ma l'interesse è più storico che cinematografico.
Recensione di Marianna Cappi
mercoledì 4 maggio 2016
Recensione di Marianna Cappi
mercoledì 4 maggio 2016

1969. Danny Winters è un liceale dell'Indiana, all'ultimo anno. Sogna di andare alla Columbia e coltiva un amore impossibile per il suo amico Joe. Quando la sua omosessualità viene scoperta, il padre lo ripudia e a Danny non resta che partire per New York, per cercare di cavarsela da solo. Troverà una nuova famiglia nelle scare queen del Greenwich Village, ragazzini homeless, travestiti, e in particolare in Ray, che s'innamora di lui, non ricambiato. È una comunità che si dà appuntamento al Stonewall Inn, un gay bar gestito dalla mafia, parzialmente tollerato da un gruppo di poliziotti corrotti, che non si esime però dal menare a sangue durante le retate. La notte della morte di Judy Garland, il clima è emotivamente caldo e i tempi lo sono altrettanto perché gli abitanti di Christopher Street comincino a rivendicare i propri diritti. È l'inizio di una serie di violenti scontri con la polizia e la nascita del moderno movimento di liberazione gay.
Una cosa è certa, Stonewall, a suo modo, stupisce. Non solo perché da Roland Emmerich, sul soggetto della rivolta storica di una comunità di strada contro un potere oppressivo, ci si poteva aspettare un film di azioni e di accumulo, un'escalation magari un po' retorica, e niente di tutto questo si avvera; ma anche perché, cestinata la prima ipotesi, non era comunque semplice immaginare questo film pudico e sentimentale, quasi un musical senza canzoni, che si prende 129 minuti di tempo per condurre il protagonista dal suo primo rifiuto di danzare al momento in cui diverrà prima ballerina.
Emmerich trasforma la Storia in una favola di formazione, in cui il bianco, rassicurante e ben educato Danny, lascia la propria casa e la propria famiglia (solo) perché costretto, e finisce nel magico mondo dei ragazzi che si prostituiscono da quando erano bambini, occupano luride stanze di hotel e piangono la morte di Dorothy Gale come quella di una sorella. In loro, Danny trova degli amici, ma Danny non è come loro, e il regista lo ribadisce in continuazione. È da loro che parte la rivolta, dal loro non aver nulla da perdere, dal loro non credere nella costanza e nella pazienza delle organizzazioni ufficiali per i diritti degli omosessuali, eppure Emmerich sceglie un outsider, ed è chiaro che, se non è un prendere le distanze dal nervo più pulsante e scoperto dell'oggetto del discorso, è certo un andarsi a posizionare in un luogo meno scomodo e più neutrale, dal quale parlare al grande pubblico, bipartisan, ma anche dal quale perpetrare l'esclusione dei personaggi più radicali e più veritieri dal centro dell'inquadratura.
Stonewall cita Milk e certo immaginario fassbinderiano, ma sono riferimenti che si consumano a livello di superficie, di costumi e di trucco, perché non è sul fronte prettamente filmico e nemmeno su quello emotivo che il film di Emmerich si può dire interessante, ma su quello dell'episodio storico, romanzato e colorato dal cinema e dai bei volti degli attori scelti, e importante di per sé.

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RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
giovedì 26 maggio 2016
Tom87

Per raccontare i moti di “Stonewall”, che portarono alla nascita del movimento di liberazione gay, Emmerich ricorre ai modelli classici della narrazione cinematografica ma l’approccio è sbagliato e il risultato debole, banale, poco autentico. Il registro adottato è a metà tra cronaca e finzione, e il dramma non scade quasi mai nella retorica ma tutto è [...] Vai alla recensione »

domenica 8 maggio 2016
ralphscott

Dissento dalla recensione di Marianna Cappi:è proprio sul piano emotivo che il film risulta più riuscito,senza nulla togliere al valore della ricostruzione storica. La vicenda personale del bel Denny coinvolge e commuove;un ragazzo scappato di casa,allo sbaraglio dalla vita provinciale nell'Indiana all'impegno in una NY dove si scrive la storia.

martedì 17 febbraio 2015
opidum

vengono massacrati dalla critica per i loro film fracassoni. poi quando fanno un flim diverso nessuno va a vederli.

STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
Giulia D'Agnolo Vallan
Il Manifesto

Un inaspettato passion project del regista di Independence Day, che l'ha finanziato quasi interamente di tasca sua, Stonewall celebra la riot del giugno del 1969 a cui simbolicamente si attribuisce la nascita del moderno movimento gay. Usando certi stilemi narrativi e la luce del melodramma classico, più implausibili momenti in cui il film sembra stare per trasformarsi in un musical (tra Fame e West [...] Vai alla recensione »

Stephen Holden
The New York Times

Stonewall di Roland Emmerich, sul momento decisivo del 1969 in cui nacque il movimento di liberazione lgbt negli Stati Uniti, non è certo il primo film storico a strozzarsi con le sue stesse buone intenzioni. Per più di due ore il film lotta per conciliare due concetti incompatibili tra loro. Un livello della storia è l'allegoria sociale di Danny Winters (Irvine), un ragazzo della provincia che, cacciato [...] Vai alla recensione »

Massimo Bertarelli
Il Giornale

Avrà anche intenti nobili, ma diventa un boomerang questo melodrammone che rievoca la rivolta gay newyorchese del '69. Protagonista il timido provinciale Danny che, fuggito di casa dopo essere stato sorpreso con l'amichetto, si dirige al ritrovo omo Stonewall. E qui s'innamora del fascinoso Trevor, mentre il fravestito Ray freme invano per lui. Gli sbirri sono feroci picchiatori, i gay isteriche, squallide, [...] Vai alla recensione »

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