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Nel centro del mirino

Eastwood e l'eterno problema dell'eroe di guerra.
di Roy Menarini

In foto Bradley Cooper e Sienna Miller in una scena del film American Sniper di Clint Eastwood.
Bradley Cooper (45 anni) 5 gennaio 1975, Filadelfia (Pennsylvania - USA) - Capricorno. Interpreta Chris Kyle nel film di Clint Eastwood American Sniper.

domenica 4 gennaio 2015 - Approfondimenti

Era da parecchio tempo che un film non suscitava un così aspro dibattito di stampo politico e ideologico, ed è davvero sorprendente che a eccitare gli animi sia ancora una volta Clint Eastwood, proprio la figura che negli anni Settanta si faceva accusare di fascismo a stelle e strisce per il suo ispettore Callaghan. Nel corso del tempo, l'Eastwood regista ha girato una tale serie di capolavori da mettere d'accordo tutti, una nota rivista lo ha persino eletto a "guida spirituale", i temi affrontati di petto (dall'eutanasia all'infanzia negata) si sono rivelati talmente universali e giusti da far ricredere parecchi critici della prima ora. Poi c'è stato il sostegno a Mitt Romney e ora American Sniper, considerato da alcuni una sorta di conseguenza di quell'endorsement politico, e di un ritorno a certe prese di posizione care ai repubblicani (dal biblismo al fascino per la guerra).

Materia ad alto tasso di politicità. Ovviamente, Eastwood costituisce un problema solamente per chi ha una visione diversa dalla sua. Fare un cinema conservatore è non solo possibile, ma persino auspicabile, visto che Hollywood è al 90% schierata su posizioni "democrat" e "liberal" - condivisibili nell'era Obama ma non sempre foriere di buon cinema.
American Sniper è in questo senso un film di onestà flagrante, non certo un manifesto ideologico. Coglie con esattezza formidabile l'unico eroismo possibile nel mondo contemporaneo. Non sostiene nemmeno per un momento che la guerra in Iraq sia stata giusta (anzi, nel confronto del protagonista con la moglie si chiarisce la sconsideratezza e la sproporzione del conflitto), ma racconta la guerra per quello che è stata - un brutale confronto tra un esercito invasore e un nemico spietato e sanguinario, dove i buoni sono buoni solo perché i cattivi sono più disumani. In che senso dunque il tiratore scelto Kyle è un eroe?

È qui che si insinua, in una posizione raffinatissima e quasi impalpabile, il presunto sguardo autoritario di Eastwood, che al contrario dimostra ancora una volta la sua sensibilità. Kyle è l'unico eroe possibile oggi perché non si fa domande. Se il suo compito fosse quello di mettere in dubbio l'autorità e ribellarsi alle consegne, sarebbe un'altra persona (e un altro film). Kyle è un eroe proprio perché non dubita. È granitico, lineare, è semplice, è un cowboy texano e crede che si debbano difendere i concittadini e i colleghi andando volontari quattro volte in battaglia. Eastwood lo racconta per contrasto: il fratello, volontario anch'egli, viene traumatizzato e spera solo di tornare a casa; il commilitone insinua dubbi; la moglie lo smentisce quando Kyle sostiene di combattere in suo nome. Insomma, la guerra in Iraq ha ragioni a dir poco controverse e motivazioni dubbie, ma - semplicemente - c'è. E se c'è una guerra, e se Kyle è il più letale cecchino in circolazione, allora bisogna procedere. Senza mai guardarsi indietro, scegliendo sempre il tiro giusto, anche se nel centro del mirino ci sono donne e bambini (armati). Solamente una coscienza rocciosa, una convinzione che sfiora l'ottusità, una convinzione cieca e talvolta canina, fanno di Kyle un soldato coraggioso, perché altrimenti sarebbe impazzito. Ciò non di meno, Kyle è davvero un eroe, ed è difficile raccontare una contraddizione così sottile se non si è cinematograficamente onesti.

Impossibile poi che Eastwood non abbia pensato a Il sergente York di Howard Hawks. Là un giovane contadino, non violento per religione, va recalcitrante a combattere la Prima Guerra mondiale perché uno straordinario tiratore come lui ha il dovere morale di aiutare la nazione. Uccide decine di nemici con il proprio fucile e diventa un eroe. Lo sniper raccontato da Eastwood, invece, compie il percorso contrario: tanto York è costretto ad imparare la guerra, quanto Kyle deve apprendere la pace, salvo poi essere ucciso in patria, da un veterano incapace di reimparare la vita civile. Hawks trasformava il cinema di propaganda in riflessione sul destino del singolo, Eastwood trasforma ancora una volta il suo pensiero patriottico e conservatore (innegabile) in una esemplare lezione di sfumature. Post scriptum: chi lamenta che il nemico in American Sniper sia sempre e solo mostruoso, osservi i dati del sito Iraq Body Count, che tiene conto dei civili uccisi (17mila solo nel 2014) e delle atrocità commesse dai terroristi dell'ISIS e dei gruppi affiliati.

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