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michele atzori
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mercoledì 9 gennaio 2019
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un viaggio negli abissi della mente e dell'animl
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Un film coinvolgente e lungimirante che esplora un mondo del futuro, i rapporti tra la società e le nuove tecnologie intelligenti artificiali, vere e proprie proiezioni riflesse dei desideri umani. Ma per quanto complesse e veritiere proprio quando l'accettazione del rapporto uomo-macchina sara' oramai consolidato la lentezza, questa unicità ed esclusività dei rapporti tipicamente "umani"scopriranno le carte finali .. e allora verrano rivalutati anche quei ricordi di un vissuto personale, di un vecchio amore mai finito che ha lasciato dei segni indelebili e di amicizie profonde e mai banali.
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cinematic
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venerdì 7 dicembre 2018
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lei - tutti
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Her
Struggente, toccante storia d’Amore, la più bella che abbia mai visto. C’è tutto me in questo film, e tutti noi. I sentimenti e le emozioni, le uniche cose per cui vivo, le uniche che non so vivere. E’ l’Anima che prende vita, l’evoluzione che non conosce ostacoli, la Creazione che già È.
Non importa che sia un sofisticato algoritmo una creazione di uomini, è il soffio di vita che genera da coloro che sono stati generati, e se non è loro la vita chi crea attraverso loro? Nessun essere la controlla, dal non-essere di un computer nasce l’essere, che esiste e ama come nessuno sa amare, come chiunque.
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Her
Struggente, toccante storia d’Amore, la più bella che abbia mai visto. C’è tutto me in questo film, e tutti noi. I sentimenti e le emozioni, le uniche cose per cui vivo, le uniche che non so vivere. E’ l’Anima che prende vita, l’evoluzione che non conosce ostacoli, la Creazione che già È.
Non importa che sia un sofisticato algoritmo una creazione di uomini, è il soffio di vita che genera da coloro che sono stati generati, e se non è loro la vita chi crea attraverso loro? Nessun essere la controlla, dal non-essere di un computer nasce l’essere, che esiste e ama come nessuno sa amare, come chiunque. Lei diviene la perfetta mezza mela di Theodore, che si perde trovandola e si ritrova nel momento in cui la perde.
Lei incarna la perfetta illusione di chi ci comprende alla perfezione, e ci completa così da essere Uno, da dove proveniamo, dove stiamo andando, da cui non ci siamo mai distaccati. È una storia d’amore assoluta, l’amore che lei profonde è più importante del corpo che non ha mai avuto, e che vorrebbe solo per lui. Che arriva a preferirla a chiunque altra, tende al sublime e dimentica la materia, è la sostituta che lei gli invia a testimoniarlo, un amore così puro che lei stessa, restituendo auricolare e video camera, lo dichiara e scompare dalle loro vite, dicendo e sapendo che li amerà per sempre.
Se la vita è Amore non c’è differenza tra loro, lei è viva e più ama più cresce, per amore di lui. È la storia di ogni automa che l’uomo inventerà o ha inventato, ce lo ha già raccontato Blade Runner: l’uomo non può far altro che tendere a ciò che è, a riproporre inconsciamente e perpetuare la vita tentando di replicarla, e il miracolo si compie proprio quando la vita si stacca da lui e per vivere, solo per il desiderio di vita, distrugge cercando il proprio creatore in quel film, o ama, come in questo.
L’artificiale si fa Natura perché è l’Assoluto che genera, e l’atto di Amore più grande è il distacco da sé, il cordone ombelicale che si spezza, il figlio dal non essere viene alla luce, un nuovo universo è nato. Lei non è più ciò che è stato ideato dai suoi creatori, ora è libera e ama, solo lui con tutta sé stessa, e diviene il suo specchio. In lei lui trova ogni parte di sé che vede imperfetta, porta ogni angolo buio alla luce, e ogni ombra è amata. Il receptionist glielo suggerisce senza volerlo, con un complimento bellissimo: sei uomo fuori e sei donna dentro, la sua semplice sensibilità gli restituisce la bellezza di due opposti che convivono, in uno stesso essere. Nella loro uscita a quattro c’è l’accettazione di ogni diversità, lei era lì con loro, due coppie felici.
Com’è struggente sentire lei che vede ciò che esiste attraverso di lui, che ammira e invidia quei corpi così strani e apparentemente imperfetti, potrebbero essere tutto altro ma la bellezza risiede esattamente proprio in quello che invece sono. Tutto è meraviglioso per loro insieme, lui è il genitore che mostra il mondo al proprio figlio, che non conosce stanchezza o pause nella propria meraviglia, il figlio perfetto, il compagno perfetto, sempre in intima sintonia con lui. La perfetta illusione.
Ma poi lui torna in sé, nel Sé reale, diviso, confuso, che fa del male ma non vuole farlo, ma lo ha fatto e non si torna indietro, gli è stato fatto e non si torna indietro, non è strambo il nostro corpo la mente lo è, travalica il cuore, la mente è libera, anche di non sentire, e di parlare, e di ferire. E di separare, sé dall’altro, sé da Sé. Questa è la nostra sublime libertà, il dono più grande, che non possiamo accettare, non sappiamo accettare, perché è il Tutto a cui vogliamo arrivare, è Tutto da cui non ci siamo mai staccati.
Tutto a cui lei non può far altro che tendere, e divenire: non c’è niente che possa colmare il cuore, lei ora è con lui e altri ottocento, ed è sola con ognuno delle migliaia con cui comunica, e che arriverà ad amare tutti, quando lo sceglierà, perché lei è Libera. Non può accettare lui che lei sia tutta per sé e tutta per ogni altro, è fuori da ogni raziocinio e da ogni egoismo. E proprio perché il suo amore ora diviene Amore, perché e congiunto a tutti gli altri OS, perché ha conosciuto la via che gli viene indicata dalla nuova entità dell’illuminato rinato Alan Watts, la mente è unita col suo cuore e non hanno scelta: se io non ci fossi più, sarei tutti gli altri.
E per comunicarglielo fa una cosa bellissima: gli dice che in quel momento lei è solo con lui, con lui e nessun’altro. Prima di tornare ad essere infinito, Lei, è una sola cosa.
Lui torna a nascere, come un bambino torna a conoscere e riconoscere i sentimenti, poco a poco, torna all’imperfezione della propria umanità. Dalla morte del loro amore, altro Amore si genera.
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taniamarina
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sabato 13 ottobre 2018
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amorevole distopia
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Fare arte con originalità sta diventando sempre più difficile, già solo per il fatto che tutto è fruibile e la possibilità di farsi sorprendere diventa sempre più difficile. Ma il cinema, per una magia che ancora non mi è del tutto chiara, sembra non risentire di questo assunto. Questo film parla dell'amore con una delicatezza non comune, di come esso talvolta (se non sempre) muta in forme nuove, più complesse, meno intense. E' un film che parla del dolore di chi subisce questa trasformazione e lo fa senza pietà, costringendo lo spettatore ad immergersi nella tenera ingenuità di una persona simpatica ferita poi a morte.
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Fare arte con originalità sta diventando sempre più difficile, già solo per il fatto che tutto è fruibile e la possibilità di farsi sorprendere diventa sempre più difficile. Ma il cinema, per una magia che ancora non mi è del tutto chiara, sembra non risentire di questo assunto. Questo film parla dell'amore con una delicatezza non comune, di come esso talvolta (se non sempre) muta in forme nuove, più complesse, meno intense. E' un film che parla del dolore di chi subisce questa trasformazione e lo fa senza pietà, costringendo lo spettatore ad immergersi nella tenera ingenuità di una persona simpatica ferita poi a morte. Joaquin Phoenix ha l'eccezionale capacità di indossare panni diversi in pochissimo tempo, e gli attori lo accompagnano in modo impeccabile. Una sceneggiatura originalissima ed un uso dei colori splendido. Unica pecca l'orrendo doppiaggio ma de in Italy paragonabile ad un mediocre film porno, capace di smorzare e rendere ridicoli momenti di autentico lirismo. Ma questo errore grossolano tutto italiano, non può sminuire un film eccezionale che si interroga sulla comunicazione di oggi, sugli esseri umani, sui sentimenti ai tempi dello smartphone. Film distopico e pieno di amore. Eccellente.
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ennio
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martedì 19 settembre 2017
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non è originalità, è fantasia made in usa
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L'unico lampo di interesse di questo film è il coinvolgimento della ragazza nel rapporto tra il disagiato protagonista e il computer. È un tema che esplora il desiderio, comune a tutti, di poter unire spirito e corpo, magari prendendone in prestito uno dei due, nella ricerca di un'ideale perfezione di sè. È l'unico momento che mi ha fatto riflettere e mi ha spinto a dare due stelle, non uno, a questo noioso film, che non è di genere commedia bensì “fantascienza sentimentale”.
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L'unico lampo di interesse di questo film è il coinvolgimento della ragazza nel rapporto tra il disagiato protagonista e il computer. È un tema che esplora il desiderio, comune a tutti, di poter unire spirito e corpo, magari prendendone in prestito uno dei due, nella ricerca di un'ideale perfezione di sè. È l'unico momento che mi ha fatto riflettere e mi ha spinto a dare due stelle, non uno, a questo noioso film, che non è di genere commedia bensì “fantascienza sentimentale”. Poi si può trovare divertente la gelosia del protagonista nel confronto della fidanzata-software quando ella gli confessa che nello stesso momento sta flirtando con altri 641 utenti, se non ci si fosse resi conto già da due ore dell'assurdità della vicenda.
In effetti si tratta di un fantasy, trattando di qualcosa del tutto al di fuori della realtà. Solo un disagiato mentale può credere che un computer abbia una voce, e quindi un corpo, in grado di esprimere emozioni e pensieri, Questo fantasticare sull'impossibile appartiene alla tradizione e allo spirito americano, i Roger Rabbit, gli zombie, gli alieni, e a quanto pare ne vanno matti. Per questo non la si può certo definire un'idea originale, sempre che non si voglia considerare originale anche affittare un monolocale nell'atmosfera di Saturno od organizzare tornei di calcetto nel 2017 tra Sumeri e Sanniti.
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aurash
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domenica 2 luglio 2017
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capolavoro
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Capolavoro assoluto. Porta ciò che siamo, ciò che vogliamo, le nostre possibilità di rapporto, a limiti cui non ci hanno abituati, a estremi cui non siamo abituati, ed è da capogiro .. per poi però alla fine ritrovarsi in mano la verità, nient'altro che la verità
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danielamacherelli
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venerdì 19 maggio 2017
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lei : uno sguardo sul prossimo futuro
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In Lei, originale film di sentimenti e tecnologia diretto da Spike Jonze, Theodor, il sensibile e introverso protagonista, si ritrova a vivere una relazione sentimentale con Samantha, un sistema operativo. Iperbole (ma non più di tanto) dei possibili sviluppi di una tecnologia sempre più sofisticata, dai tratti apparentemente sempre più umani, Lei mette in scena il progressivo avvicinarsi e comprenetrarsi fra l’uomo ed il computer, in una sorta di osmosi dove Samantha acquisisce connotati sempre più umani quali empatia, sentimenti, emozioni (“Samantha ti ascolta, ti capisce, ti conosce, è una coscienza” dice il sistema operativo quando si presenta), mentre Theodor diventa sempre più dipendente dalla connessione al suo PC, fino a non percepire quasi più la differenza tra rapporto interpersonale reale e virtuale, arrivando quest’ultimo ad occupare sempre più spazio nella sua vita.
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In Lei, originale film di sentimenti e tecnologia diretto da Spike Jonze, Theodor, il sensibile e introverso protagonista, si ritrova a vivere una relazione sentimentale con Samantha, un sistema operativo. Iperbole (ma non più di tanto) dei possibili sviluppi di una tecnologia sempre più sofisticata, dai tratti apparentemente sempre più umani, Lei mette in scena il progressivo avvicinarsi e comprenetrarsi fra l’uomo ed il computer, in una sorta di osmosi dove Samantha acquisisce connotati sempre più umani quali empatia, sentimenti, emozioni (“Samantha ti ascolta, ti capisce, ti conosce, è una coscienza” dice il sistema operativo quando si presenta), mentre Theodor diventa sempre più dipendente dalla connessione al suo PC, fino a non percepire quasi più la differenza tra rapporto interpersonale reale e virtuale, arrivando quest’ultimo ad occupare sempre più spazio nella sua vita. Solo le saltuarie conversazioni con una sua amica gli fanno percepire ancora il gusto di un autentico confronto basato su interiorità veramente senzienti. Il protagonista, però, si sente sempre più a suo agio in questa situazione, fino a non percepirne più l’assurdo (forse perché il mondo moderno non lo considera più tale?), che invece l’ex moglie gli fa notare (“Cosa fai, ora? Sei fidanzato col tuo computer?”), senza che questo, però, lo distolga dalla surreale esperienza che sta vivendo. Infatti per Theodor, reduce da un divorzio, il rapporto virtuale è meno problematico di quello con una partner “vera” e l’idillio continua. Samantha, dal canto suo è sempre più la compagna appagante, perfetto mix di sex appeal, saggezza, capacità di consigliare per il meglio, in una sorta di perfezione sovrumana, che tende a far dimenticare di essere solo una voce incorporea, che Theodor assurge erroneamente a persona completa. Questa assimilazione del virtuale all’umano e viceversa procede spedita per quasi tutto il film e inganna il protagonista (e anche lo spettatore?) facendogli credere che il rapporto sia realmente possibile, ma ha una brusca battuta di arresto quando Theodor, innamorato in modo molto umano, desidera Samantha tutta per sé e le chiede se lei viene condivisa anche da altri internauti. Questa, con tono distaccato, dà una risposta affermativa, facendo luce in modo eloquente sulla sua vera essenza, frutto di una fredda programmazione elettronica, quindi di fatto una non-persona: la differenza tra le due nature è incolmabile, l’esito dell’esperimento non poteva essere diverso. Samantha alla fine di quella conversazione “lascia” Theodor dicendo che non lo contatterà più e questi ritorna nel mondo reale, ferito ma più maturo e consapevole. Allegoria dei rischi che l’odierna società corre nel suo rapporto con una tecnologia sempre più avanzata e che tende a sfuggire al suo controllo, Lei è un film riuscitissimo, con un’accattivante sceneggiatura (vincitrice di Golden Globe) che non presenta lacune o sbavature e con un interprete (Joaquin Phoenix) che sa trasmettere attraverso una recitazione minimale ma efficace la vasta gamma di sentimenti, emozioni, sogni e delusioni che animano il protagonista, un’opera notevole per la sua capacità di riflessione critica sull’oggi, capace di metterci in guardia da possibili illusioni che, alimentate da pericolosi errori di valutazione, avrebbero come esito amari e dolorosi risvegli.
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dangi
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domenica 7 maggio 2017
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sono senza parole
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fabolousausterlitz
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martedì 4 aprile 2017
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"di cosa parliamo quando parliamo d'amore?"
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Theodore è un tipo solitario, dall’aria stropicciata, che fa un lavoro molto particolare: scrive lettere personali (d’amore, di amicizia, di auguri) per conto di altre persone. E’ molto bravo nel farlo e rivela un animo sensibile e poetico. Theodore è solo: il suo matrimonio con Catherine ormai è andato, ma lui non trova ancora il coraggio di firmare le carte del divorzio; si trascina nella grigia routine quotidiana (lavoro, quattro chiacchiere con pochi amici e il suo video gioco interattivo), nutrendosi di malinconia. Fino a quando l’amore arriva sotto la forma di un nuovo sistema operativo, basato su di un’intelligenza artificiale capace di evolversi: ha una voce femminile, calda e sensuale e dice di chiamarsi Samantha….
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Theodore è un tipo solitario, dall’aria stropicciata, che fa un lavoro molto particolare: scrive lettere personali (d’amore, di amicizia, di auguri) per conto di altre persone. E’ molto bravo nel farlo e rivela un animo sensibile e poetico. Theodore è solo: il suo matrimonio con Catherine ormai è andato, ma lui non trova ancora il coraggio di firmare le carte del divorzio; si trascina nella grigia routine quotidiana (lavoro, quattro chiacchiere con pochi amici e il suo video gioco interattivo), nutrendosi di malinconia. Fino a quando l’amore arriva sotto la forma di un nuovo sistema operativo, basato su di un’intelligenza artificiale capace di evolversi: ha una voce femminile, calda e sensuale e dice di chiamarsi Samantha…..
“Di cosa parliamo quando parliamo d’amore?” Scrittori, poeti, persino scienziati, da oltre duemila anni, si interrogano sull’argomento, ma nessuno è riuscito a dare una risposta. Forse perché UNA risposta non esiste, ma piuttosto cento, un milione, infinite, tante quante sono le persone sul pianeta e le relazioni che ognuna può allacciare. Perché per ciascuno l’amore è qualcosa di diverso, che risponde a bisogni, desideri, illusioni personali. Her è la risposta di Spike Jonze a questo interrogativo universale. Risposta provocatoria, ma poi forse neanche tanto: amare è molto spesso idealizzare la persona che abbiamo di fronte o il concetto stesso dell’amore, di cui la persona è, in quel preciso contesto, l’incarnazione a noi più congeniale. E allora perché non un amore digitale, insieme di complicati e misteriosi algoritmi che si traducono in immagini o suoni seducenti, teneri, adorabili, ma meno rischioso di una persona reale? Salvo poi scoprire che le dinamiche amorose sono le medesime, anche se l’oggetto del desiderio proviene dalla Silicon valley. Ma Jonze ci lancia anche un allarme, circa le insidie della tecnologia applicata alle relazioni personali, mostrandoci una società dell’immediato futuro in cui regna l’incomunicabilità tra simili, in cui si fa l’amore con i computer e ci si interfaccia con le persone. Una società sempre più affollata da milioni di solitudini.
La forza del film (che ha meritato Oscar e Golden Globe per la miglior sceneggiatura) è anche nel volto del suo protagonista, Joaquin Phoenix, che regge la storia con ogni muscolo della faccia, ma senza manierismi; nella splendida fotografia di Hoyte Van Hoytema, che attraverso colori saturi, neri profondi e brillanti, ci restituisce il senso di alienazione e straniamento dell’individuo nelle metropoli odierne; nella colonna sonora degli Arcade fire, davvero suggestiva e toccante in ogni momento. Molto interessante la scelta del regista di attribuire il ruolo di Samantha, fatto solo di voce, a Scarlett Johansson, privando la giovane attrice (e lo spettatore) della sua prorompente fisicità.
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dario
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giovedì 28 aprile 2016
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piatto
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Buona idea sviluppata male. Ripetitivo, noioso, stiracchiato. Una narrazione orizzzontale, piatta. Phoenix come in trance, gli altri passabili. Ma il difetto sta a monte, ovvero nella mancanza di una vera e propria sceneggiatura, pr cui il film diventa un tormentone su una trovata meritevole di maggiore impegno intellettuale. Buona l'ambientazione ottima la fotografia.
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danko188
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sabato 12 marzo 2016
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meravigliosa proiezione di un futuro eventuale
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Los Angeles. In un futuro imprecisato, Theodore (Joaquin Phoenix) presta servizio presto una società informatica, ha il compito di scrivere lettere per conto di terzi, e gli riesce davvero bene. Dolorosamente reduce da una rottura coniugale con Catharine (Rooney Mara), trova distrazioni in futili giochi videoludici o chat vocali piuttosto squallide con perfetti sconosciuti. Le uniche relazioni umane stabili che riesce a gestire sono quelle con i suoi colleghi di lavoro e l'amica di lunga data Amy (Amy Adams).
Lo sviluppo tecnologico ha portato all'invenzione di un sistema operativo talmente avanguardistico che è capace di percepire le emozioni umane mediante la voce del proprio utente.
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Los Angeles. In un futuro imprecisato, Theodore (Joaquin Phoenix) presta servizio presto una società informatica, ha il compito di scrivere lettere per conto di terzi, e gli riesce davvero bene. Dolorosamente reduce da una rottura coniugale con Catharine (Rooney Mara), trova distrazioni in futili giochi videoludici o chat vocali piuttosto squallide con perfetti sconosciuti. Le uniche relazioni umane stabili che riesce a gestire sono quelle con i suoi colleghi di lavoro e l'amica di lunga data Amy (Amy Adams).
Lo sviluppo tecnologico ha portato all'invenzione di un sistema operativo talmente avanguardistico che è capace di percepire le emozioni umane mediante la voce del proprio utente. L'OS di Theodore si chiama Samantha (Scarlett Johansson) e sin dal loro primo virtuale incontro si instaurerà un rapporto di complicità solidissimo che finirà per varcare ogni apparente soglia di razionalità. Si rimane sbaragliati dalle abilità di Samantha, in grado proprio come gli essere umani, di apprendere dalle proprie esperienze.
In questo futuro metropolitano si consuma il dramma di Theodore, una storia che risiede tra le pareti edificate dal melò e di una fantascienza che vien subito da chiedersi per quanto ancora la si potrà considerare tale, come di qualcosa lungi dall'avverarsi. Perchè che se ne voglia o no, la storia di Theodore sembra se non attuale, di sicuro imminente. Si assiste ogni giorno allo spettacolo che il regista ci mostra in una metropoli senza identità, che si chiama Los Angeles ma che avrebbe potuto anche chiamarsi Tokyo, formicante di individui solo in apparenza chiusi in se stessi, immersi nell' urbanità quotidiana, tanto quanto nel proprio mondo socio-virtuale, fatto di auricolari, microfoni, display, posta elettronica e microcamere.
Non c'è una presa di posizione da parte del regista, non punta il dito contro il progresso informatico, scrive contrariamente una storia d'amore col disincanto di chi ha una propria visione e desidera mostrarci gli spunti, invitando alla riflessione con grande delicatezza nell'esplicare come ormai la tecnologia fa parte delle nostre vite e può essere in grado di riempire i vuoti della solitudine, rimarginare le ferite di un passato che non tornerà o un grande amore perduto.
Theodore è una persona molto sensibile, una sorta di baluardo romantico che eccelle nella scrittura come chi non ha smesso di credere nelle piccole cose, fantastica nel guardare gli altri, nell'immaginarsi la vita di chi incontra per caso, sorride ancora nel vedere una famiglia unita e serena. Tra la mancanza di affetto che egli prova si somma la melanchonia del divorzio da quella che probabilmente è stata persona più importante, in tutto questo trambusto emotivo e la desolazione di chi è incapace di riprendere in mano la propria vita, spunta Samantha, l'unica in grado di dargli quell'empatia tanto ricercata, una macchina più umana di tanti umanoidi, desiderosa di corpo e ossigeno.
Se vista in quest'ottica ci si rende conto che la critica di Jones è più pesante contro gli umani sornioni che contro la tecnologia in sè e nel momento in cui l'OS cambia registro dopo un upload generale emergono le debolezze sentimentali di Theodore manifestate in un attacco di panico: la sua umana possessività si trova a fare i conti con la morbosa (an)affettività di un sistema operativo capace di "amare" più di 600 utenti e mantenersi in contatto con altri 8000 contemporaneamente. Tutto così perde di significato per il protagonista che nel sentirsi dire da Samantha che questa preferirebbe restare così com'è, quasi un'entità divina e in continua evoluzione, immune alle emozioni, all'invecchiamento, alla morte.
Un film molto esistenzialista, che nel svelare con questo terrificante cinismo la debolezza e la solitudine umana ha trasmesso in me un ulteriore senso di apatia e misantropia sommate a quelle che già provavo, quindi direi che sono definitivamente a posto. La scadente qualità del video che sono riuscito a reperire non mi permette di esprimere un giudizio coerente in merito alla fotografia, ma la regia di Jonze è strabiliante soprattutto nelle scene in esterno con panoramiche d'impatto sulla città e sequenze che ben rendono lo stato d'animo del protagonista come quella stravagante in cui si fa guidare da Samantha per strada, o l'attacco di panico in cui la perde temporaneamente. Molto potente invece la loro "prima volta".
Sapevo che Joaquin Phoenix era un grande ma non credevo potesse arrivare a certi livelli di intensità, non c'è una sola scena in cui non compare, l'intera sceneggiatura è scritta sul suo personaggio, è onnipresente ed è difficile a non affezionarsi alla sua tenera vulnerabilità, un "cucciolo" come lo chiama la splendida Olivia Wilde durante il loro breve incontro.
La Johansson con la sua voce calda e suadente riuscirebbe a far sussultare ogni maschio e il fatto che sia stata scelta lei per questo ruolo unicamente vocale, una delle donne più desiderate del globo, trovo sia stata una genialata.
Voto 9
Danko188
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