| Anno | 2011 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Italia |
| Regia di | Francesco Dominedò |
| Attori | Alessandro Borghi, Matteo Branciamore, Alessandro Tersigni, Giorgia Wurth Lidia Vitale, Emma Nitti, Christian Marazziti, Rolando Ravello, Angelo Orlando, Francesco Venditti, Stefano Sammarco, Claudia Zanella, Francesco Arca, Massimo Bonetti, Giada De Blanck, Antonella Salvucci. |
| Uscita | venerdì 24 giugno 2011 |
| Distribuzione | Iris Film Distribution |
| MYmonetro | 2,25 su 5 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
|
Condividi
|
Ultimo aggiornamento venerdì 23 gennaio 2026
Ambientato tra Quarticciolo e Roma est, il film narra una storia di criminalità, con personaggi che sembrano usciti da un fumetto.
|
CONSIGLIATO NÌ
|
Manolo è, da sempre, uno sbruffone. Da bambino, insieme ai quattro coinquilini di cella del riformatorio, crea un gruppo di piccoli criminali. Con un patto di sangue suggella un'amicizia che resiste a matrimoni e figli, a droga e vizi. Una volta cresciuti, decidono di metter a punto una rapina 'facile facile', la portano a termine e scoprono di avere, tra le mani, un malloppo che va oltre le più alte aspettative: oltre ai milioni di euro previsti, trovano anche una valigetta dal contenuto segreto. Mentre si perdono in una nuova vita di perdizione e lusso sfrenato, la mafia russa, radicata a Roma da decenni, capisce che sono loro ad avere la preziosa refurtiva. Per i 'cinque' l'esistenza si trasforma in una corsa per la sopravvivenza.
Matteo Branciamore, strafatto di cocaina e intento a giocherellare con una pistola in mano, è un'immagine che molti spettatori faranno fatica ad accettare. Chi ha amato Marco (il bravo ragazzo dalle aspirazioni canterine de I Cesaroni), strabuzzerà gli occhi di fronte a un personaggio fuori dagli schemi che si dimena e urla, sognando un futuro da 'magnaccia'. Il suo Manolo, disegnato a tinte fortissime e contorni troppo definiti, è il carachter meno riuscito del gruppo. In linea con la regia, energica e concitata (a tratti più adatta a un videoclip che a un film per il grande schermo), l'attore esagera ed estremizza un personaggio che rimane maledetto e affascinante solo sulla carta. Gli altri attori, di formazione principalmente televisiva (fiction o reality), dimostrano invece di saper reggere, con più equilibrio, i toni di una storia molto ambiziosa. Il regista punta a raggiungere la tradizione altissima dei gangster movie americani - e il tentativo è apprezzabile, considerando la realizzazione esigua di film di genere in Italia - ma 5 (Cinque) si ferma molto più in basso, scontrandosi con limiti produttivi intrinsechi e una sceneggiatura troppo legata agli stereotipi cinematografici del mondo criminale. La simbologia del numero, poi, sembra un decalogo a metà, senza capo né coda. E ritorna prepotente a coprire tutti i vuoti narrativi della storia.
Il film è così un esempio di buona volontà e grandi aspirazioni che, malgrado il peccato di presunzione stilistica, non va snobbato né decantato. Ma va analizzato nella sua fattura e preso come un invito alla riflessione, per augurare al cinema italiano di genere di tornare ad una fervida vitalità.
Nel panorama del cinema indipendente italiano, più ampio di quel che sembri, sopravvivono almeno due categorie di prodotti. Ci sono i film di testa, faticosamente girati per iniziativa di registi-autori innamorati di un pensiero, di un’immagine o di una storia, e i film di pancia, altrettanto faticosamente realizzati da registi imbarcati nel progetto esclusivamente per il piacere di girare. Cinque, regia dell’attore Francesco Maria Dominedò, è un film di cuore e di pancia: girato da un gruppo di amici, realizzato con pochi soldi e con il contributo di tutti (mamme incluse), è un piccolo progetto [...]
C'entra certo il successo di «Romanzo criminale», ma è positivo il fatto che giovani registi decidano di dedicarsi a generi tosti, anti-biografici e spiccatamente cinematografici. Francesco Maria Dominedò esordisce, così, con un beffardo omaggio a uno storico quartiere di Roma dalla tradizione non proprio celestiale: l'adrenalinico e sensuale «5» sembra non a caso una sorta di «C'era una volta al Quarticcio [...] Vai alla recensione »