| Anno | 2010 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Italia, Francia |
| Durata | 95 minuti |
| Regia di | Daniele Luchetti |
| Attori | Elio Germano, Giorgio Colangeli, Luca Zingaretti, Isabella Ragonese, Raoul Bova Marius Ignat, Emiliano Campagnola, Stefania Montorsi, Alina Berzunteanu, Awa Ly. |
| Uscita | venerdì 21 maggio 2010 |
| Tag | Da vedere 2010 |
| Distribuzione | 01 Distribution |
| MYmonetro | 3,00 su 12 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento lunedì 3 marzo 2014
Claudio è un giovane operaio, padre di due figli e in attesa del terzo, la cui esistenza felice viene sconvolta dalla morte della moglie Elena. Il film è stato premiato al Festival di Cannes, ha ottenuto 10 candidature e vinto 4 Nastri d'Argento, ha ottenuto 8 candidature e vinto 3 David di Donatello, ha ottenuto 1 candidatura agli European Film Awards, In Italia al Box Office La nostra vita ha incassato 3,4 milioni di euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Claudio è un operaio edile trentenne che lavora nei cantieri della periferia romana e vive con la moglie Elena e i due figli, in attesa del terzo. Gran lavoratore e marito devoto e innamorato, rimane sconvolto e impreparato dalla morte che raggiunge la donna, proprio mentre sta dando la vita al piccolo Vasco. Incapace di fronteggiare il dolore, si mette in testa di dover risarcire i figli, dandogli tutte quelle cose che, se non altro, si possono comperare. Si infila così in un affare più grosso di lui, dalle ripercussioni economiche e morali.
Daniele Luchetti non è tra i registi più prolifici del nostro panorama, ma quando parla lo fa con qualcosa da dire, con una formula di regia da sperimentare, con una curiosità sincera da soddisfare prima ancora per se stesso che per il pubblico.
Con La nostra vita, titolo troppo grande o troppo piccolo, a seconda della prospettiva, va a guardare il mondo delle nuove borgate romane (ma non solo): quei conglomerati di recente costruzione, esclusi dai servizi culturali della città ma abitati dalle giovani famiglie, dai bambini, luoghi tutt'altro che tristi o ignoranti. Sugli abitanti di questo mondo, molto più "persone" che "personaggi", e sugli immigrati con cui dividono l'ambiente di vita e di lavoro, lo sguardo di Luchetti è fermo, non solo apregiudiziale ma empatico, onesto, forse ottimista. Nulla, dei macrodifetti del cinema italiano borghese, pare riguardarlo. Eppure la squadra al lavoro è quello, alla sceneggiatura ci sono sempre Rulli e Petraglia (sempre bravi, certo, ma sempre loro), alle musiche Piersanti, alle scenografie Basili. Professionisti evidentemente in grado di lavorare vario e meglio, se messi nelle condizioni.
Il film di Luchetti può conquistare o meno, per esempio la performance di Elio Germano, così improntata al massimo del realismo psicologico, è sempre ad un passo dal finire sopra le righe e dal rivelare la recitazione anziché cancellarla, e il film soffre un poco del fatto di essere un film su un personaggio (in continuità ideale con quello di Mio fratello è figlio unico) più che su una storia, ma non c'è dubbio che segni un punto e a capo. Forse non è ancora un nuovo inizio, ma è certamente un film di transizione, che di una nuova modalità mette le basi e rispetto al quale non sarà più facile fare come se niente fosse i film di prima.
Claudio (Elio Germano) è sposato, padre di 2 figli e la moglie Elena (Isabella Ragonese) è incinta. Lavora nell’edilizia, ha una sua squadra di operai (la maggior parte sono irregolari e lavorano in nero) e uno splendido rapporto con la moglie e i fratelli. Durante il parto Elena muore, dando comunque alla luce il terzogenito, Vasco. Il dolore sconvolge Claudio, che inizia a tirar fuori il peggio [...] Vai alla recensione »
Nel titolo del nuovo film di Daniele Luchetti, La nostra vita sono contenute almeno due indicazioni. Innanzitutto che non è una storia di pura fantasia, è un soggetto originale, questo sì, concepito dal regista con Stefano Rulli e Sandro Petraglia, ma volutamente ancorato alla realtà e a uno stile che fa della verosimiglianza il suo credo; e poi che non è la storia di un uomo solo, anche se il protagonista unico e indiscusso è Elio Germano, ma piuttosto è un film che fotografa il paese, l'aria che si respira, i valori in cui crediamo, le parole che (non) diciamo.
«C'è poco tempo e poco guadagno», avverte l'imprenditore edile (e ovviamente faccendiere) Porcari (nomen est omen) prima di affidare un cantiere a Claudio, l'antieroe di La nostra vita, con cui Daniele Luchetti ha partecipato in concorso al festival di Cannes. È questo il dramma dell'Italia di oggi: lavori precari da svolgere in fretta e furia per cavarne il minimo indispensabile, perché, come dice [...] Vai alla recensione »