| Anno | 2006 |
| Genere | Drammatico |
| Produzione | Canada |
| Durata | 125 minuti |
| Regia di | Jean-Marc Vallée |
| Attori | Michel Côté, Marc-André Grondin, Danielle Proulx, Émile Vallée, Pierre-Luc Brillant Ali Larter, Maxime Tremblay, Alex Gravel, Natasha Thompson, Johanne Lebrun, Mariloup Wolfe, Francis Ducharme, Hélène Grégoire, Michel Laperrière, Jean-Louis Roux, Mohamed Majd, Claude Gagnon, Jean-Alexandre Létourneau, Sébastien Blouin, Félix-Antoine Despatie, Gabriel Lalancette, Denis Trudel, Paule Ducharme, Aline Hooper, Isabelle Page, Christian Vezina, Anik Vermette. |
| Uscita | venerdì 25 agosto 2006 |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 2,92 su 12 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento mercoledì 28 agosto 2013
Argomenti: Film contro l'omotransfobia
Il percorso di iniziazione alla vita di un giovane che attraversa gli anni della trasgressione. Il film è stato premiato al Festival di Giffoni, In Italia al Box Office C.R.A.Z.Y. ha incassato 193 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Zachary Beaulieu è nato il 25 dicembre 1960. Già questo basta a renderlo molto speciale, in una famiglia super religiosa. Se ci aggiungiamo una strana macchia biancastra su capelli nero corvino, una sensibilità profonda, una propensione per i giochi da bambina e una devotissima mamma convinta che il suo piccolino abbia il dono di far guarire i malati, il quadro è completo. Come se non bastasse, Zac è il quarto di cinque fratelli maschi, tutti molto diversi gli uni dagli altri. C'è l'arrogante trasgressivo, il secchione intellettuale e il fissato con lo sport. Mentre prova a integrarsi, Zac cresce e cerca la sua strada, tra la passione per il rock, i primi esperimenti sessuali e un padre ossessionato dalla virilità.
Un piccolo e indipendente gioiellino di formazione che racconta il difficile passaggio all'età adulta di un adolescente, come molti altri, in cerca di se stesso. Un diario di crescita narrato in prima persona dalla voce fuori campo dello stesso protagonista, espediente che vivacizza il racconto con una brillante ironia e una tenera autoironia che spinge a una totale, divertita e partecipe identificazione con il personaggio. Il regista canadese Jean-Marc Vallée adotta Zac già al momento della nascita, per abbandonarlo solo al raggiungimento di una piena maturazione, che passa per una dolorosa e tortuosa consapevolezza del proprio essere e per l'autoaccettazione, prima ancora che l'accettazione altrui. In mezzo ci sono tutta una serie di vicende, conflitti, scontri, rivelazioni, shock, gioie e dolori che ogni famiglia attraversa. Situazioni che possono cementificare i legami di sangue, oppure spezzarli per sempre. Il merito del regista è di non scivolare mai nella banalità o nel luogo comune, mantenendo un punto di vista brillante, vivace e leggero, persino nei momenti di maggiore intensità drammatica, resi autentici dall'ottima interpretazione degli attori, all'altezza della riuscita caratterizzazione psicologica dei personaggi.
Oltre al tono della narrazione, anche lo stile visivo dell'opera ricerca soluzioni non banali, che si appoggiano a un uso marcato del colore. Del resto, il film è ambientato negli anni - Sessanta, Settanta e primi Ottanta - in cui si è formata l'estetica pop e il regista ce lo ricorda pure con i riferimenti alle mode dell'epoca. E soprattutto con la musica. La colonna sonora gioca, infatti, un ruolo importantissimo, contribuendo in favore dell'ottima riuscita del film. Così, mentre il padre, ogni Natale, si esibisce sulle note di "Emmenez-moi" di Charles Aznavour, il figlio perde se stesso nelle intime atmosfere di "Space Oddity" di David Bowie e il loro rapporto di amore e odio segue i crinali di "Crazy" di Patsy Cline. La passione rock di Zac passa anche per i Rolling Stones e i Pink Floyd, come in ogni percorso di crescita che si rispetti nei ribelli anni Settanta. E mentre la vita prende pieghe inaspettate e colpisce con le sue batoste, la musica è sempre lì, pronta a commuovere con le sue vibrazioni, a consolare quando manca una spalla su cui piangere e a sorreggere quando c'è una perdita da affrontare o una dolorosa verità da accettare. Per poi ripartire verso nuovi orizzonti, in quel difficile e tormentato ma straordinario cammino che è la vita.
Quattro fratelli maschi, un padre ossessionato da machismo e virilità, una madre profondamente religiosa: in simili condizioni per Zachary, quarto e più sensibile tra cinque fratelli maschi, la scoperta dell'identità sessuale si trasforma in ricerca. In un viaggio (pre) adolescenziale carico di frustrazione e senso di colpa, si seguirà la crescita di Zachary, scandita da natali in famiglia e pulsioni contrastanti, verso il raggiungimento di un equilibrio chiamato consapevolezza.
Il cinema canadese riserva, seppur su frequenze modeste, piacevoli sorprese formato festival; è il caso di C.R.A.Z.Y., epopea familiare focalizzata sul singolo che serpeggia con pregevole sensibilità tra i più angusti recessi di una mente nell'età della formazione. La scelta di una struttura ripetitiva, in un intreccio cadenzato su raduni familiari e situazioni tipiche, evidenzia i cambiamenti dei caratteri stagliati sulle varie epoche, contraddistinte a loro volta da una colonna sonora eccellentemente missata. Tanti pregi dunque, tra cui una regia diligente e ricca di trovate, per un'opera che più che dire vuole smaniosamente mostrare: addirittura troppo. In un contesto delineato da un'ossatura a conti fatti abbastanza circoscritta, l'incapacità di Jean Marc Vallée di rinunciare a qualcosa, scaricando qualche quarto d'ora di zavorra in fase di montaggio, è ciò che fa volare C.R.A.Z.Y. a quote sensibilmente più basse rispetto alle proprie potenzialità. Come una bella canzone senza chiusura a tempo.
Davvero una bella sorpresa, questo "C.R.A.Z.Y.": una storia raccontata con semplicità, personaggi ben definiti e una perenne atmosfera da fumetto che, insieme ad una magnifica colonna sonora rock, compongono un notevole film sulla diversità sessuale.
Non sono tanti i film che arrivano dalla terra di Canada, eppure quelli che si riescono a vedere, tra festival e altro, restituiscono una vitalità e originalità non indifferente. Basti pensare al visionario e poetico Guy Maddin, da noi misconosciuto, ma autore di film incredibili, come The Saddest Song in the World. A verificare la pulsione di una cinematografia giovane e irrequieta arriva ora un altro [...] Vai alla recensione »