| Anno | 2003 |
| Genere | Fantascienza, Azione |
| Produzione | USA |
| Durata | 119 minuti |
| Regia di | John Woo |
| Attori | Ben Affleck, Uma Thurman, Aaron Eckhart, Michael C. Hall, Emily Holmes, Colm Feore Paul Giamatti, Kathryn Morris, Joe Morton, Peter Friedman. |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 2,49 su 5 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento martedì 30 agosto 2016
Un ingegnere è specializzato nello scovare i segreti di prodotti informatici. Ma il suo lavoro ha un prezzo da pagare. Che si fa sempre più alto. Al Box Office Usa Paycheck ha incassato 53,8 milioni di dollari .
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CONSIGLIATO NÌ
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Michael Jennings è un ingegnere specializzato nell'introdursi in prodotti informatici appena brevettati per rubarne i segreti. È talmente bravo che, per contratto, le ditte che lo assoldano gli cancellano i ricordi di tutto il periodo in cui ha lavorato al progetto. Due mesi di vuoto di memoria sono tutto sommato un piccolo prezzo da pagare per vivere agiatamente. Ma un giorno la posta si fa più alta: lavorare per il vecchio amico Rethrick ad un progetto segretissimo, per tre anni, in cambio di una quantità di denaro irrifiutabile. Buio. Ritroviamo Jennings, privo di ogni ricordo dei passati tre anni, con un conto in banca azzerato, una bella fidanzata di cui non ricorda che uno sguardo, l'FBI che lo bracca e gli uomini di Rethrick che vogliono ucciderlo.
Dopo una prima parte decisamente avvincente (e come potrebbe non esserlo un film tratto da una qualunque delle idee di Philip K. Dick?) il film si fa prevedibile e a tratti scialbo, nonostante la trama sia un crescendo di rivelazioni, inseguimenti e sparatorie - cosa che da John Woo certo non ci si aspetta. Ma il film tutto sommato regge, e diverte. La vera pecca, semmai, è l'ennesima improponibile interpretazione del peggior attore dei nostri tempi, Ben "ho-solo-quest'espressione" Affleck, e la caratterizzazione piuttosto insipida di una mal sfruttata ma sempre brava Uma Thurman.
E anche Woo toppò alla grande.
Tratto da un romanzo di Philip Dick (che novità...), Paycheck avrebbe dovuto essere un blockbuster d'autore ricco di azione e contenuti. Purtroppo, nonostante i soldi spesi e la presenza di un regista affermato come Woo, tutto quel che di buono ci si poteva aspettare dal film è rimasto lettera morta. Che il processo di assimilazione del talentuoso regista orientale alle politiche mass market hollywoodiane fosse in atto da tempo, lo si era capito dalla opaca prova di Woo in MI2, ma che l'autore di capolavori come A Better Tomorrow e The Killer si piegasse a mettere la firma su una tale banalità, preoccupa.
Quel che lascia sbigottiti, non è tanto la resa formale del prodotto, ma la totale ed assoluta superficialità con la quale vengono trattati temi che, in mano ad un regista esperto come Woo, che finora si era sempre dimostrato sensibile al concetto di onore, lealtà, vendetta ed etica avrebbero potuto combinarsi perfettamente con una messa in scena spettacolare. Purtroppo così non è stato.
L'umanità dei personaggi, l'uso deviato della tecnologia ed i suoi effetti nefasti, la concezione del potere e di come gli esseri umani possano essere artefici del proprio destino, rimangono appena scalfiti dall'analisi di regista e sceneggiatore (Georgaris). Presentato così, Paycheck non è dissimile da decine di altre produzione a sfondo futurista, con sparatorie, inseguimenti, colpi di scena telefonati e happy end posticci. Intendiamoci, lo stesso Minority Report, pur con le sue imperfezioni, surclassa Paycheck sotto ogni punto di vista. Il tocco di Woo è praticamente assente. A parte qualche citazione classica del suo repertorio, gli uccelli in volo, lo slow motion e il duello ravvicinato tra buono e cattivo, non ci sono scene particolarmente indovinate ed anche l'inseguimento per le strade di Vancouver, risulta meno spettacolare di quello creato per le peripezie di Ethan Hunt in MI2.
La scelta degli attori si rivela disastrosa. Passi per Eckart, che si vede per meno di dieci minuti e per la rediviva Thurman, sempre stupenda ma spudorata clone di se stessa nelle vesti di una biologa in stile Black Mamba, ma Affleck con Paycheck, firma la sua peggiore performance in assoluto. Nemmeno l'agghindarlo alla Cary Grant di Intrigo Internazionale lo salva dal baratro della mediocrità.
Pare che in America, dove peraltro il film è stato un flop commerciale pesante, i produttori, resisi conto della sua ignominiosa prova (ma pensarci prima scritturarlo pareva brutto eh?), già massacrato giustamente per Gigli, abbiano tentato addirittura di cancellare dai trailer e dai manifesti il suo nome. Purtroppo, per loro e per noi, il tacchino vaga a bocca aperta per tutti e 120 i minuti del film, annientando sia i malriusciti tentativi di Woo di dargli un contegno, sia la pazienza degli spettatori, oramai fini conoscitori degli incisivi alla bugs bunny dell'attore, perennemente ostentati. Urge pausa, lunga pausa di riflessione.
A conti fatti quindi Paycheck risulta un progetto nato male e finito peggio:privo della creatività di un Woo svogliatissimo, troppo simile e vicino temporalmente a Minority Report, affossato dalla terribile recitazione del catatonico Affleck, è un popcorn movie come tanti, che si dimentica pochi minuti dopo essere usciti dalla sala e che, per gli amanti di Dick e Woo rappresenta sicuramente una cocente delusione. Sarà per la prossima volta....
I film ispirati ai romanzi di Dick sono difficili da realizzare,per la stessa natura dei suoi racconti,visionari, complessi a volte anche ridondanti e ermetici. Nel caso in questione siamo di fronte a un film sostanzialmente riuscito, malgrado i presupposti suddetti.Certo la trama a volte si avvolge su se stessa e si confonde, tuttavia ci sono belle scene d'azione,suspence, effetti specili e ritmo. Da [...] Vai alla recensione »
Philip K. Dick è talmente vivo che, pur ampiamente defunto, un giornale ha festeggiato recentemente i suoi 75 anni. Lui diceva che per essere portato a Hollywood avrebbero dovuto legarlo e infilarlo a forza in macchina. È quello che succede, schiaffato magari nel portabagagli, tanto non può più protestare. Paycheck è il settimo film ufficialmente dickiano (poi naturalmente ci sono quelli “alla maniera [...] Vai alla recensione »