Il pasto nudo

Film 1991 | Fantasy 115 min.

Titolo originaleNaked Lunch
Anno1991
GenereFantasy
ProduzioneUSA, Canada, Giappone
Durata115 minuti
Regia diDavid Cronenberg
AttoriIan Holm, Monique Mercure, Judy Davis, Peter Weller, Julian Sands, Julian Richings Louis Ferreira, Howard Jerome, John Friesen, Robert A. Silverman, Michael Zelniker, Nicholas Campbell, Roy Scheider, Ornette Coleman, Sean McCann, Peter Boretski, Denardo Coleman, Barre Phillips, Joe Dimambro, Laurent Hazout, Claude Aflalo, Jim Yip, Kurt Reis, Michael Caruana, Yuval Daniel, Joseph Scorsiani, Joseph Scoren.
TagDa vedere 1991
MYmonetro 3,48 su 5 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

Regia di David Cronenberg. Un film Da vedere 1991 con Ian Holm, Monique Mercure, Judy Davis, Peter Weller, Julian Sands, Julian Richings. Cast completo Titolo originale: Naked Lunch. Genere Fantasy - USA, Canada, Giappone, 1991, durata 115 minuti. - MYmonetro 3,48 su 5 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Tratto dal romanzo di William Burroughs e sceneggiato da Cronenberg con l'aiuto dell'autore, il film giustamente si allontana dal libro.

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Consigliato sì!
3,48/5
MYMOVIES 3,75
CRITICA N.D.
PUBBLICO 2,97
CONSIGLIATO SÌ
Trailer in italiano

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Sontuoso, davvero sorprendente a livello visivo, un grande film sulla dipendenza.
Recensione di Marco Chiani
Recensione di Marco Chiani

1953, New York. Bill Lee, sterminatore di scarafaggi e aspirante scrittore, uccide Joan, la moglie tossicodipendente, mentre praticano un gioco ispirato al Guglielmo Tell. Al fine di sfuggire alla polizia, un essere mostruoso gli ordina di recarsi a Interzone dove dovrà redigere alcuni rapporti per una misteriosa Organizzazione: se la sua macchina da scrivere si rivelerà, presto, uno scarafaggio parlante, la conoscenza di un altro scrittore esiliato, la cui moglie è la copia esatta di Joan, non farà che accrescere il suo delirio.
Tra le opere più radicali di David Cronenberg, Il pasto nudo lavora sulla violenza e sulla devianza dell'immaginazione, sul rischio congenito al pensiero stesso: «Ho smesso di scrivere a dieci anni, è troppo pericoloso», dirà Bill. Prima di ogni cosa, si tratta di un film sullo scrivere e sulle sue implicazioni nefaste, incistate nelle ossessioni da sempre presenti nell'opera del cineasta canadese. Il potere allucinatorio della mente, la natura virale dell'atto sessuale, lo scambio tra macchine e corpi si mescolano perfettamente all'universo, non solo letterario, di William S. Burroughs; oltre al romanzo omonimo, del resto, si attinge ad altre opere così come alla sua biografia, è il caso dell'omicidio della moglie, realmente avvenuto nelle modalità mostrate nel film.
Scritto nel destino, parimenti avverrà pochi anni dopo con il James Graham Ballard di Crash, l'incontro con il lisergico scrittore scopre, nella maniera più smaccata, il funzionamento stesso del cinema di Cronenberg, mai così lontano dal bisogno di rifugiarsi in un genere specifico o in una storia credibile. Appiccicoso, paranoico, acido, maleodorante, Il pasto nudo finisce con lo svelare tutto quello che può annidarsi dietro al processo di creazione, costruendo un delirio in cui è lecito, se non doveroso, trovarsi spiazzati, respinti e ugualmente attratti: «il labirinto burroughs-cronenberghiano di "Interzone" è un luogo in cui non si deve aver paura di perdersi, perché il disorientamento e la perdita vi sono previsti, quasi necessari» (Gianni Canova, David Cronenberg, Il Castoro).
Peter Weller, impassibile, quasi immobile, azzecca il ruolo più importante della sua carriera, altrettanto adatti risultano Judy Davis e Ian Holm. Il personaggio di Tom Frost rimanda a Paul Bowles così come quelli di Martin e Hank a Allen Ginsberg e Jack Kerouac. Sontuoso, davvero sorprendente a livello visivo (fotografia del fidato Peter Suschitzky), è anche un grande film sulla dipendenza.

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Su MYmovies il Dizionario completo dei film di Laura, Luisa e Morando Morandini

In preda a allucinazioni (macchine per scrivere come schifosi coleotteri pantografati; striscianti ibridati esseri sessuati; alieni dell'Interzona che secernono droga lattiginosa dai peni), un aspirante scrittore (Weller), che fa il derattizzatore a New York, uccide la moglie drogata (Davis) per sbaglio, si rifugia a Tangeri dove s'immagina coinvolto in complotti architettati da mostruosi alieni. Liberamente ispirato dal primo, infilmabile (e per molti illeggibile) romanzo (1959) di William S. Burroughs con spunti presi da altri racconti e innesti biografici dello stesso scrittore, è un film sul mestiere (pericoloso) dello scrivere, sul nesso tra scrittura e delitto, sulla paura della donna castratrice e l'omosessualità, sul viaggio nei meandri mentali sotto l'influsso della droga. D. Cronenberg ha messo in immagini il mondo delirante di Burroughs con una rappresentazione dov'è caduta ogni barriera tra finzione e realtà, mescolando, sul filo di una livida ironia, fantascienza, romanzo gotico, racconto di spionaggio, parabola grottesca, satira politica. Prodotto dall'inglese Jerry Thomas. Bella colonna musicale di Howard Shore con interventi jazzistici del trio di Ornette Coleman, funzionale fotografia di Peter Suschitzky, un'eccellente J. Davis nella doppia parte della moglie e di Joan Frost, alias Janet Bowles, sposa di Tom Frost, alias Paul Bowles ( Il tè nel deserto ), interpretato da I. Holm.

Tutte le recensioni de ilMorandini
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Dopo aver ucciso, sotto l'effetto di una potente droga, la moglie Joan, William Lee, derattizzatore e aspirante scrittore in crisi di ispirazione, fugge da New York e si rifugia nella labirintica "Interzone", avveniristica città libera, ricettacolo di sbandati e di spie, dove spadroneggia il sadico torturatore dottor Benway. In questa sorta di Casablanca del vizio e della violenza, Lee cade in balìa di ogni specie di allucinazione: macchine per scrivere che si trasformano in insetti, esseri umani deformi, orribili fenomeni di mutazione - i misteriosi "Mugwumps" - lo spingono verso lo scrittore Frost - la moglie del quale è una sosia della sua Joan ed ha il suo stesso nome - e verso il giovane Kiki, con il quale intreccia una sofferta relazione omosessuale. Preda della disperazione e della paura, Lee tenta di fuggire da "Interzone" assieme a Joan Frost, ma, catturato, è costretto a ripetere l'omicidio della donna e a rientrare nelle sue disperazioni e nelle sue paure.
Il film, frutto di un lavoro durato più di sette anni e di una lunga frequentazione del regista con lo scrittore Burroughs, doveva essere girato in parte a Tangeri, ma la "guerra del Golfo" dirottò la troupe negli studi di Toronto dove si preferì ricostruire gli esterni. Nella pellicola viene raccontata (nel romanzo la vicenda non è citata) la morte della moglie dello scrittore, così come realmente accaduta: sotto effetto della droga la donna si era prestata a fare da bersaglio in una tragica parodia alla Guglielmo Tell. Il pasto nudo tenta l'ambiziosa (e forse impossibile) operazione di tradurre sullo schermo l'opera trasgressiva ed autobiografica di William Burroughs, considerata uno dei manifesti più rappresentativi di quella corrente artistica battezzata "beat generation" da Jack Kerouac. Il risultato (che, peraltro, ha diviso la critica e il pubblico) va ben oltre l'apparente e formale mix - pure a tratti geniale - di tematiche horror, fantascienza, noir e dramma. L'"Interzone" di Cronenberg è una amara metafora della società americana: viva, universale e fagocitante come un organismo malato, si frammenta nei corpi tragici o grotteschi dell'incubo esistenziale ma conserva la logica aberrante di un sistema repressivo che obbliga l'individuo a pagare duramente i dubbi e le ansie di una crisi artistica o di una impotenza sessuale, la ricerca della propria identità, il delitto di una riappropriazione della parola, il peccato della solitudine. Attraverso Burroughs, Cronenberg racconta di una strisciante violenza sotterranea che ispira e muove le relazioni sociali e di una lacerante utopia liberatoria collocabile soltanto nel rifiuto e nella negazione.

IL PASTO NUDO
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RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
venerdì 29 luglio 2011
fedeleto

Adattando il romanzo di bourroughs(impresa difficilissima dove molti registi hanno rifiutato di partecipare),David Cronenberg (scanners,la mosca,videodrome),ci immerge in un mondo allucinogeno quasi alla videodrome.Un uomo ,scrittore fallito e sterminatore di insetti,si droga con una polvere insetticida,che lo riduce un allucinato.Uccidendo la moglie per errore fugge in tunisia ,dove una macchina da [...] Vai alla recensione »

mercoledì 14 gennaio 2015
dario

Notevoli le ambientazioni di Cronenberg, non dozzinali le atmosfere, ma il film è sostanzialmente bloccato su una piccola idea (che potrebbe svilupparsi in modo grandioso quanto doloroso) che non riesce a maturare. E' tutto un girare intorno ad una sorta di fissazione verso il debordo delle cose, verso l'allucinazione, che ha consistenza formale, ma si guarda bene dal trentare di averne [...] Vai alla recensione »

lunedì 17 novembre 2014
Noia1

Un uomo si ritrova suo malgrado immerso in un intrigo tra società misteriose, al proseguire delle indagini verrà immerso sempre più intensamente in un mondo folle. Lento, intenso, pazzo, insensato. Una trama intrigante si sviluppa sul ramo del grottesco senza andare a parare chiaramente in qualcosa di concreto, Cronenberg in questa pellicola forse ha voluto imitare il libro cercando [...] Vai alla recensione »

venerdì 15 aprile 2011
Marhalt

Il film non è esattamente una trasposizione cinematografica del romanzo di Borroughs, bensì una biografia dell'autore, una rappresentazione allucinata del processo di stesura de "Il pasto nudo". Vengono così trattati temi quali l'omosessualità, da cui pare che lo scrittore fosse ossessionato, e il rapporto con la tossicodipendenza, evidentemente tra gli elementi chiave del film e fattore decisivo nella [...] Vai alla recensione »

sabato 12 aprile 2014
vjarkiv

Uno dei film più allucinogeni della storia del cinema. Non poteva essere altrimenti visto che Cronenberg ha deciso di rifarsi all'omonimo  racconto di William S. Burroughs. Almeno due i piani di lettura: per lo spettatore informato che magari conosce le opere di Burroughs, sarà appagante vedere come il regista abbia saputo in maniera visiva e quasi calligrafica dare forma ai [...] Vai alla recensione »

giovedì 9 aprile 2009
Sinkro

Amettiamo qualche scena stupenda in una trama incomprensibile dove gli incubi prendono vita. Abbastanza da giustificare la visione? Noioso, criptico, incapibile e infilmabile. Un esperimento mal riuscito di un grande regista (un po' sopravvalutato). Parlano più le immagini che la storia, suggerendo senazioni anzichè pensieri. Probabilmente piacerà ai fan di Lynch.

Frasi
Ho smesso di scrivere quando avevo dieci anni: troppo pericoloso.
William Lee (Peter Weller)
dal film Il pasto nudo
STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
Roberto Escobar
Il Sole-24 Ore

Cronenberg ci ha abituati a un cinema dell'orrore di altissima qualità. In Il pasto nudo tenta con estremo coraggio di materializzare i fantasmi di uno dei più inquietanti scrittori contemporanei: ma proprio quando ci fa vedere la fisicità dei mostri sembra perdere, almeno in parte, la profondità "insopportabile" dei suoi film migliori. aLo scrittore vive la triste realtà come chiunque altro.

Luigi Paini
Il Sole-24 Ore

David Cronenberg è un esploratore. Le sue terre vergini non sono un luogo geografico, ma le lande remote ai confini della coscienza. Lo affascina (e lo terrorizza) quella che in Il pasto nudo viene chiamata l'Interzona, dimensione sfuggente popolata di mostri, allucinata materializzazione dell'inconscio. È stato così in tutti i suoi film, da Videodrome a Scanners, da La mosca a Inseparabili.

Irene Bignardi
La Repubblica

Immaginiamo un qualsiasi ammiratore del cinema di David Cronenberg che ignori chi sia William Burroughs, non abbia mai letto quel libro di culto che è stato per la beat generation Il pasto nudo, e non sappia nulla di chi si aggirava negli anni cinquanta dalle parti di Tangeri. Immaginiamo questo spettatore - che va pazzo per gli effetti speciali di La mosca, per l’immediata morbosità di Inseparabili, [...] Vai alla recensione »

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