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Ultimo aggiornamento lunedì 13 febbraio 2017
Il primo spin-off di Guerre Stellari, la trama è ambientata tra la fine di La vendetta dei Sith e l'inizio di Una nuova speranza. Il film ha ottenuto 2 candidature a Premi Oscar, 1 candidatura a BAFTA, In Italia al Box Office Rogue One: A Star Wars Story ha incassato nelle prime 5 settimane di programmazione 10,1 milioni di euro e 3,1 milioni di euro nel primo weekend.
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CONSIGLIATO SÌ
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Jyn Erso è la figlia di Galen Erso, un ingegnere scientifico ribelle, costretto dall'Impero alla costruzione di un'arma di distruzione di massa nota come la Morte Nera. Jyn ha cercato per quindici anni di dimenticare il padre, dandolo per morto, finché un pilota disertore non le ha consegnato un messaggio urgente segreto, proveniente da Galen stesso. Insieme al capitano Cassian Andor e al suo droide imperiale riprogrammato dai ribelli, la ragazza parte allora alla ricerca del genitore e di uno spiraglio per fermare i piani apocalittici del malvagio imperatore.
Rogue One è "una storia di Star Wars", una delle tante possibili nell'universo sviluppatosi dal Big Bang mentale di George Lucas, oggi in piena, rinnovata espansione.
La Disney promette già un capitolo dietro l'altro, come sta facendo con l'acquisita Marvel, e allora forse, tra qualche anno, Rogue One non apparirà più grande di una "stellina" nel firmamento della saga, ma, anche fosse, sarà una stella con una sua luce propria, solida e brillante, per ragioni diverse e concorrenti.
Prima, la sua posizione geografica nella mappa stellare: temporalmente precedente al quarto (Una nuova speranza) e successivo al terzo (La vendetta dei Sith), questo episodio è contenuto niente meno che da quarant'anni in quella prima didascalia scorrevole del primo Guerre Stellari di sempre ("...Navi spaziali ribelli, dopo aver colpito una base segreta, hanno ottenuto la loro prima vittoria contro il malvagio Impero Galattico. Durante la battaglia, spie ribelli sono riuscite a rubare i piani tecnici dell'arma decisiva dell'Impero, la Morte Nera...").
C'è poi la sua posizione simbolica, all'indomani del primo capitolo del nuovo canone, firmato J.J. Abrams: un film che, nel bene o nel male, al di là della sua natura di calco, ha mantenuto la promessa di risarcire i fan delusi dalla seconda trilogia di Lucas e di riportarli "a casa". Infine, la sua posizione estetica: di gran lunga più interessante, più polverosa e action, di quella proposta dal "Risveglio della forza".
Soprattutto, Rogue One , pur inserendosi a cuneo come un "midquel", è un episodio indipendente, che sa sfruttare la libertà che deriva da questa indipendenza per fare quello che Abrams non ha voluto o potuto fare, vale a dire raccontare una nuova storia. Estraendo la giovane Jyn dal nascondiglio sotterraneo, il personaggio di Whitaker dissotterra letteralmente qualcosa che era ancora sepolto, riportando in superficie il piacere dell'invenzione.
Il film ci mette un bel po' ad ingranare, ma, una volta che la squadra è al completo, non ha incertezze né cadute di tono. Presi singolarmente i componenti dell'equipaggio non appaiono straordinari: non lo è il droide che fa calcoli probabilistici né l'orientale cieco che crede nella Forza, ma è l'eroismo del gruppo a funzionare. Lì c'è Star Wars. Non solo e non tanto nelle apparizioni digitali, a loro modo ologrammatiche, dei vecchi eroi, ma nel sacrificio dei nuovi, che, rapidi come meteore, brevi come vite di santi, si fanno subito leggenda. L'impronta della serie è chiaramente anche altrove: nella coppia Felicity Jones-Diego Luna (il quale sfugge dal sabotare involontariamente il film, riprendendo punti sul fronte romantico), nei salti nell'iperspazio, nelle scene canoniche nelle città piantonate dall'esercito e nei bar malfamati, nel tema musicale di Darth Vader. Ma è più che mai nella sua indipendenza dall'obbligo di far tornare i conti a colpi di spiegoni che sta la felicità del film di Gareth Edwards: un "pilota" che non avrà un gran senso dell'umorismo, ma sa come diavolo si manovra un film di fantascienza.
Il primo film ambientato nel mondo di Guerre Stellari a non far parte del canone ufficiale della serie. Il primo spin-off ufficiale. Il primo che non avrà i caratteristici titoli di testa scorrevoli a scomparire. Infine il primo film della nuova serie Star Wars Anthology (praticamente una specie di "Racconti dal mondo di Guerre Stellari", storie che si svolgono al margine delle grandi trame sviluppate nei film principali). Rogue One è tutto questo e, per dare il via come si deve, la Disney ora proprietaria del mondo LucasFilm ha scelto un'idea formidabile.
All'origine di tutto c'è uno spunto e la tenacia di John Knoll, supervisore agli effetti digitali della seconda trilogia. Si tratta di una curiosità che gli era balenata in testa 10 anni fa, ma che all'epoca non fu accettata come soggetto per un film. Knoll ha però pensato di tornare alla carica qualche anno dopo, quando la Disney ha preso il comando, ed è andata meglio.
La trama del film racconta di come i ribelli entrarono in possesso dei piani della Morte Nera. Si tratta cioè di approfondire quel che c'è dietro ad una singola riga dei titoli di testa del primo film mai uscito della saga, quando si spiega che "i piani sono stati rubati". Chi li rubò? Come fece? Cosa successe? E soprattutto come fu possibile che finissero dentro R2-D2? Rogue One mira dunque ad essere la dimostrazione più potente della profondità che la mitologia di Guerre Stellari possiede. Un universo che ha migliaia di anni dietro e davanti a sé ma soprattutto un respiro tale che, nelle pieghe di ciò che già è stato raccontato, esiste margine per tantissimi altri nuovi racconti. La Principessa Leia aveva inserito dentro il piccolo robottino tutto fischi e carattere un messaggio di aiuto per Obi Wan Kenobi, assieme ad esso c'erano anche questi piani. Un pacchetto fondamentale per i ribelli, affidato ad un robot apparentemente innocuo (in due parole il cuore di Guerre Stellari). Grazie alla planimetria illustrata da quei piani, alla fine del primo film, i ribelli scopriranno che esiste un punto in cui sparare che può portare alla distruzione della Morte Nera e Luke Skywalker prenderà parte alla spedizione con l'obiettivo di far saltare in aria tutto il pianeta-arma dell'Impero. Lucas aggiunse quella riga per dare l'idea che la sua storia si inseriva in una più grande lotta, la stessa che ora vediamo messa in scena un film alla volta.
A capo di questo primo spin-off c'è Gareth Edwards, regista messosi in luce con l'ottimo film indipendente Monsters, e poi arrivato alle grandi produzioni con il remake di Godzilla. A lui il compito di dirigere una nuova eroina (sembra che il segno sia sempre più quello di rivedere le classiche parabole avventurose destinate agli uomini, sfruttando figure femminili e lo specifico che portano con sé), interpretata da Felicity Jones. Come sempre c'è grande segretezza intorno alla trama e dai primi trailer abbiamo potuto capire che ritroveremo solo pochi personaggi noti, tra cui però il più noto di tutti: Darth Vader. Non è difficile capire che questa dovrebbe essere la linea guida di tutti i film della Star Wars Anthology: una nuova storia attorno alla quale orbita la mitologia delle vecchie. Sono infatti già previsti per i prossimi anni altri film dedicati al giovane Han Solo (quando ha vinto il Millennium Falcon al gioco? Come ha contratto il debito con Jabba The Hutt? Come ha conosciuto Chewbecca?) o alle avventure del cacciatore di taglie Boba Fett. Nel grande progetto di Disney c'è infatti l'uscita di un film nuovo di Guerre Stellari ogni anno, almeno fino a che l'interesse nella saga non scema, cioè fino a che non calano gli incassi, ovvero fino a che la fantasia non è totalmente esaurita, i personaggi non sono così sfruttati e sviliti dalla ripetizione che il giocattolo non è definitivamente rovinato ad un livello tale che nessuno ne vuole più sentir parlare. Sempre secondo questo progetto le annate dovrebbero alternarsi, una volta un film del canone ufficiale (nel 2017 toccherà ad Episodio VIII) e un anno uno spin-off. Per quanto possa essere avvilente la prospettiva di vedere per certo la degenerazione di Guerre Stellari, prima o poi, è anche vero che al momento l'esplorazione di quella mitologia con registi, approcci, tecniche e scrittori ogni volta diversi sembra una prospettiva eccitante.
Signori, siamo davanti ad uno dei migliori film su Star Wars mai realizzati! Premetto di essere stato molto indifferente e poco interessato dopo aver visto i primi trailer, non perché la mia voglia di SW sia diminuita, anzi, ma perché dopo un Ep. VII sottotono, le mie aspettative erano alte! Aspettative che ieri, finalmente, sono state ripagate! Partiamo subito col dire che il [...] Vai alla recensione »
Sempre di più la valutazione di film come Rogue One: A Star Wars Story necessitano di nuovi occhiali critici. Siamo nell'epoca dei blockbuster e degli universi espansi. La Disney, che già guida il più formidabile di questi mondi complessivi (il Marvel Cinematic Universe) sta facendo la stessa cosa con Star Wars, che fu forse uno dei primi tentativi di serializzazione contemporanea, nata non a caso alla fine della New Hollywood e all'inizio del postmoderno.
E dunque, oltre a sfidarsi con amici e appassionati sulla collocazione narrativa di Rogue One: A Star Wars Story o su quanto sia un film riuscito (e accidenti, se è riuscito), chi analizza il cinema come industria creativa e le sue strategie che mescolano talento e mercato, si trova di fronte a un prodotto davvero sorprendente.
Sarebbe infatti stato facile seguire la strada (altrettanto convincente) di Star Wars: Episodio VII - Il risveglio della forza e armonizzare questo spin-off/prequel alla decisa "disneyzzazione" imposta (d)a J.J. Abrams, con la sua eroina da cartoon e i vecchi eroi diventati nonni dei nuovi spettatori.
Ci troviamo di fronte un action ruvido e spettacolare, persino spregiudicato nel trattare le divisioni interne al fronte dei ribelli (del tutto inattingibili per i più piccoli) e probabilmente inatteso per come disegna il destino della gran parte di essi.
Ovviamente non si precipita in un mucchio selvaggio al sapore di Peckinpah, però la passione violenta di questa sporca dozzina, o meglio di questa vera (lei sì) suicide squad, annerisce e impolvera i confini posti dal precedente capitolo, come a confermare che la saga si vuole tenere le mani libere almeno per gli episodi collaterali, immettendo umori originali che pur innestano i tasselli della vicenda principale.
La trasformazione di Star Wars da saga a universo è la reale posta in gioco di Rogue One: A Star Wars Story. Mentre gli analisti si occupano di prevederne gli incassi, nazionali e globali, gli ideatori della nuova configurazione delle guerre stellari più celebri del contemporaneo (ovvero in questo momento la Walt Disney) sta facendo altri calcoli. Non è solo questione di afflusso di denaro - pur centrale - ma di costruzione di un vero e proprio mondo "arredato" nel quale ambientare via via le storie di origine di alcuni dei personaggi più celebri, proseguire con la storyline originale negli episodi 8 e 9, e ampliare con gli spin-off come questo la narrazione espansa. L'idea, come noto, è venuta agli executive della Disney osservando quanto avviene all'altra miniera d'oro sulla quale sono seduti, ovvero il MCU (Marvel Cinematic Universe).
Per gli studiosi di industrie creative, ma al tempo stesso anche per il fandom, questa scommessa conta molto, soprattutto visto che giunge dopo il successo innegabile di Episodio VII - blockbuster che tuttavia non ha spento le proteste di una nicchia di spettatori indispettiti dalla "disneyizzazione" dei personaggi principali.
La Star Wars Anthology (questo il nome originale del progetto, che spinge anche sull'idea di antologia e raccolta di storie, riti e vicende, dunque rispettando la componente di mitologia contemporanea ideata da George Lucas nel lontano 1977) promette dunque di non arrestarsi al 2020, come da piano industriale, ma di proseguire fino a che ci sarà un pubblico desideroso di immergersi in questo mondo così lontano che gli esperti non sanno nemmeno se definire fantascientifico e fantasy, ancora oggi a ormai quarant'anni dalla sua prima comparsa.
La Forza e io abbiamo priorità diverse» dice uno dei personaggi di Rogue One. Frase giustissima per la nuova avventura di Guerre Stellari all'interno della mitologia creata da George Lucas in perfetta solitudine nei '70 quando i produttori della 20th Century Fox pensavano che fosse un pazzoide, Brian De Palma gli rideva in faccia («Quello vestito di nero sarebbe il cattivo?») e Steven Spielberg era [...] Vai alla recensione »