Ein Glas Wasser

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Le giornate del cinema muto

Nel 1923, mentre in Germania infuriavano inflazione e malumore politico, presentando il suo adattamento di Le verre d’eau, una farsa di Eugène Scribe vecchia di 80 anni, Ludwig Berger predicava il vangelo dell’evasione: “Nei tempi di miseria e di oppressione, ancor più che nei tempi di benessere e sicurezza, abbiamo bisogno di serenità e di leggerezza”. La supposta fuga dalla realtà dei Romantici, dichiarò, era servita da “cibo e sostegno durante interi decenni di povertà esteriore” e da “ponte verso un futuro migliore”. E altrettanto egli si augurava per Ein Glas Wasser (Un bicchiere d’acqua) – una commedia di grande raffinatezza formale, basata su un intrigo politico/amoroso e ambientata in Inghilterra, all’inizio del 18° secolo, durante il regno della regina Anna e la guerra di successione spagnola. Motore dell’intreccio è il bel Masham, un giovane cortigiano che attira le attenzioni amorose sia della regina Anna che della risoluta duchessa di Marlborough, la donna che detiene il potere all’ombra del trono. Ma il cuore di Masham batte per l’umile Abigail, mentre un altro intrigante cortigiano, Lord Bolingbroke, cerca di usare Masham per abbattere il potere della duchessa… Agli occhi di un osservatore severo e sprovvisto di humour quale Siegfried Kracauer, i voli di tal fatta verso luoghi di amene evasioni avrebbero implicitamente spianato la strada a Hitler. E forse, a un certo livello, fu proprio così. Ma la maggior parte dei cinéastes odierni sarà lieta di apprezzare l’immaginazione, la fantasia, la leggerezza e la musicalità che Berger riesce a trasmettere al flusso narrativo della vicenda, ai personaggi e alle immagini del suo terzo lungometraggio. Benché avesse riscosso i suoi primi successi a teatro, Berger usa il cinema per liberare ed espandere il suo testo teatrale, e non per inchiodarlo al palcoscenico. I risultati raggiunti da Berger ebbero un immediato riconoscimento. C. Hooper Trask, che all’epoca era il corrispondente di Variety a Berlino, definì Ein Glas Wasser “uno dei migliori film d’atmosfera mai realizzati in Germania o altrove”; per il critico tedesco Herbert Ihering, il film introdusse per la prima volta la poesia del movimento nel cinema tedesco. Una delle principali componenti dell’atmosfera magica del film è la graziosa Mady Christians (la regina Anna) che interpreterà altri ruoli di regine per Berger nel decennio successivo (Ein Walzertraum [Sogno di un valzer]; Die Jugend der Königing Luise). La fotografia di Günther Krampf e Erich Waschneck, insieme con le scenografie di Hermann Warm e Rudolf Bamberger (fratello di Berger), aggiunsero il loro prezioso contributo, blandendo l’occhio dello spettatore con la sapida opulenza del barocco della Germania meridionale. Ma innanzitutto, c’è Berger, che guida, equilibra e miscela, mostrandoci come sia possibile fare un film intrinsecamente musicale con la sola musicalità delle immagini. – Geoff BrownLudwig Berger (Ludwig Gottfried Heinrich Bamberger; Magonza 1892 – Schlangenbad 1969) raggiunse la notorietà come regista teatrale a Berlino, soprattutto grazie a una serie di importanti allestimenti scespiriani realizzati con la collaborazione del fratello Rudolf Bamberger, costumista e scenografo. Dopo il suo debutto cinematografico, avvenuto nel 1920 con Der Richter von Zalamea, realizzò tre sontuose produzioni con un cast “all-star” per la Decla-Bioscop di Erich Pommer, coronate dal successo di Ein Glas Wasser e da una gustosa versione della fiaba di Cenerentola, Der verlorene Schuch (Cenerentola, 1923). Ein Walzertraum (Sogno di un valzer, 1925), ironica rivisitazione introspettiva dell’operetta di Oscar Straus fu un altro rilevante successo. Sedotto da Hollywood, Berger vi girò cinque film per la Paramount, sia muti che sonori: ma esportare la musicalità e la qualità favolistica dei suoi film tedeschi si rivelò un’impresa ardua. Rientrato in Europa, ottenne un modesto successo di stile trionfalistico con Ich bei Tag und Du bei Nacht (1932), una commedia musicale ambientata in epoca moderna e girata in versione trilingue per la UFA. I suoi anni da émigré in Olanda furono abbastanza difficili. Da intransigente perfezionista quale era, Berger patì moltissimo per le continue interferenze del produttore Alexander Korda sul set della produzione inglese di The Thief of Bagdad (Il ladro di Bagdad, 1940) – un’esperienza umiliante per Berger (che alla fine dovette dividere il credit della regia del film con Michael Powell e Tim Whelan). Durante l’occupazione nazista dei Paesi Bassi riuscì a sopravvivere usando documenti contraffatti. Tornato in Germania nel 1947, lavorò soprattutto per la televisione. Divenne un pioniere del dramma televisivo della Germania occidentale e nel bienno 1957-1958 produsse una pregevole serie di commedie scespiriane, che completò il cerchio della sua carriera. In retrospettiva, il sentimento predominante riguardo alla sua esperienza cinematografica si esemplifica bene col titolo del relativo capitolo delle sue memorie, redatte nel 1953: “Il circo delle pulci”. (Estratto da Concise CineGraph).

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