| Anno | 2013 |
| Genere | Fantascienza, |
| Produzione | USA, Gran Bretagna |
| Durata | 92 minuti |
| Regia di | Alfonso Cuarón |
| Attori | Sandra Bullock, George Clooney, Ed Harris, Orto Ignatiussen, Phaldut Sharma Amy Warren. |
| Uscita | lunedì 10 giugno 2024 |
| Tag | Da vedere 2013 |
| Distribuzione | Warner Bros Italia |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 3,57 su 12 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento giovedì 6 giugno 2024
Due astronauti sopravvivono a un terribile incidente ma si trovano da soli, senza shuttle, a fluttuare nello spazio. Il film ha ottenuto 10 candidature e vinto 7 Premi Oscar, 4 candidature e vinto un premio ai Golden Globes, 11 candidature e vinto 6 BAFTA, 1 candidatura a Cesar, 10 candidature e vinto 7 Critics Choice Award, 1 candidatura a SAG Awards, Il film è stato premiato a AFI Awards, In Italia al Box Office Gravity ha incassato 27,7 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Gli astronauti Ryan Stone e Matt Kowalsky lavorano ad alcune riparazioni di una stazione orbitante nello spazio quando un'imprevedibile catena di eventi gli scaraventa contro una tempesta di detriti. L'impatto è devastante, distrugge la loro stazione e li lascia a vagare nello spazio nel disperato tentativo di sopravvivere e trovare una maniera per tornare sulla Terra.
Lo spazio non è più l'ultima frontiera, nel nuovo film di Cuaròn non c'è nulla da esplorare, si rimane a un passo dal nostro pianeta ma lo stesso la profondità spaziale continua a non essere troppo distante dalle lande desolate del cinema western, un luogo talmente straniante da confinare con il mistico, l'ultimo rimasto in cui esista ancora la concreta sensazione che tutto possa accadere, in cui si avverte la presenza dell'ignoto e quindi in grado di mettere alla prova l'essenza stessa dell'essere umani.
C'è tutto questo nel blockbuster con Sandra Bullock e George Clooney che Alfonso Cuaròn è riuscito a realizzare senza muovere un passo dalle convenzioni hollywoodiane, quelle che impongono l'inevitabile coincidenza dell'avventura personale con un mutamento interiore e il superamento del solito trauma radicato nel passato. Eppure dietro i dialoghi ruffiani e dietro una tensione obbligatoriamente costante (tenuta con una padronanza della messa in scena, tutta in computer grafica, che ha del magistrale ma non sorprende dall'autore di I figli degli uomini) non è nemmeno troppo nascosto uno dei film più umanisti di un'annata che ha visto il cinema statunitense proporre, a Cannes, anche la straordinaria storia di sopravvivenza individuale contro gli elementi (marittimi) di Robert Redford in All is lost.
La visione prettamente americana dello spazio, un luogo d'avventure in cui l'uomo deve combattere contro ogni avversità naturale, stavolta è fusa con quella promossa dallo storico rivale, il cinema sovietico degli anni '70, in cui lo spazio è il posto più vicino possibile alla metafisica, terreno di visioni interiori che diventano realtà e di incontro con il sè più profondo, fino a toccare anche l'idea di origine (o ritorno) alla vita di 2001: Odissea nello spazio in un momento di struggente bellezza, in cui il corpo di Sandra Bullock pare danzare con meravigliosa lentezza.
Per Cuaròn lo spazio può essere tutto questo insieme, allo stesso modo in cui il suo film può essere sia un blockbuster sia un'opera che cerca di toccare la profondità dell'animo umano, realizzata con una sceneggiatura densa di dialoghi e molto fondata sulla recitazione (come un film a basso budget) animata da una messa in scena interamente in computer grafica (da grande film di fantasia), un lungometraggio che più che essere di fantascienza pare d'avventura (nel senso classico del termine), in cui l'essere umano lotta in scenari naturali mozzafiato, nel quale anche solo un raggio di sole che entra dall'oblò al momento giusto può far battere il cuore.
Due astronauti, Ryan Stone (Sandra Bullock) e Matt Kowalsky (George Clooney) stanno lavorando ad alcune riparazioni di una stazione orbitante, quando una pioggia di detriti li investe distruggendo il loro Shuttle e uccidendo l'equipaggio a bordo. Rimasti isolati, intraprendono una corsa in mezzo alla spazio per raggiungere un'altra stazione orbitante e riuscire a rientrare sulla Terra.
L'obiettivo che Alfonso Cuaròn ci ripeteva di voler raggiungere era ricevere una chiamata dalla NASA per sapere come diavolo avessimo fatto a girare un film nello spazio", così Timothy Webber, supervisore degli effetti speciali di grande prestigio (era parte dell'esercito che ha realizzato Avatar, ma anche Il cavaliere oscuro e I figli degli uomini sempre con Cuaròn) descrive l'approccio del regista di Gravity al realismo del film.
È difficile immaginare un uso più straordinario del 3D di quello magistrale di Alfonso Cuaròn in Gravity. Il film che ha aperto l'ultima Mostra di Venezia ha diviso il pubblico e la critica, ma vale di sicuro la pena di vederlo per almeno un paio di ragioni. Una è appunto l'uso del tridimensionale. Tutto quello che avete visto finora al cinema è soltanto un gioco di effetti speciali, rispetto alla [...] Vai alla recensione »