| Titolo originale | Les Choristes |
| Anno | 2004 |
| Genere | Drammatico |
| Produzione | Francia, Svizzera, Germania |
| Durata | 95 minuti |
| Regia di | Christophe Barratier |
| Attori | Gérard Jugnot, François Berléand, Jean-Baptiste Maunier, Kad Merad, Jean-Paul Bonnaire Marie Bunel, Paul Chariéras. |
| Uscita | venerdì 29 ottobre 2004 |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 3,33 su 13 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento martedì 24 luglio 2018
Francia, 1949. Un compositore fallito, interpretato da Gerard Juniot con la sensibilità misurata di un grande e dignitoso perdente, viene assunto come... Il film ha ottenuto 2 candidature a Premi Oscar, 1 candidatura a Golden Globes, 1 candidatura al Festival di Giffoni, In Italia al Box Office Les choristes - I ragazzi del coro ha incassato 1 milioni di euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Francia, 1949. Un compositore fallito, interpretato da Gerard Juniot con la sensibilità misurata di un grande e dignitoso perdente, viene assunto come sorvegliante in un istituto di rieducazione per minori ma, alla severità del cinico direttore, contrappone la dolcezza delle sue lezioni di musica.
L'opera prima di Christophe Barratier - nipote di Jacques Perrin, qui attore e produttore - è stata un vero e proprio fenomeno in patria: campione di incassi sia la pellicola, sia il cd della colonna sonora, è la scelta della Francia per concorrere all'Oscar.
Il film funziona nelle parti in cui emerge il legame fra il professore e i suoi allievi: nelle lezioni di armonia musicale e umana, nell'insegnamento del rispetto, nella capacità di ascoltare canto e cuore dei bambini difficili. Emozionano le voci angeliche del coro, commuove l'orfanello che attende ogni sabato l'arrivo dei genitori, divertono i goffi ma infallibili sforzi di Juniot per conquistare la stima e la simpatia dei ragazzini.
Il film perde, invece, compattezza e freschezza nelle parti di contorno: la cornice ambientata nel presente è superflua, i personaggi adulti secondari finiscono per essere delle macchiette e alcuni punti chiave della sceneggiatura restano lacunosi e mal sviluppati.
Un po' più di concisione avrebbe giovato ai ragazzi del coro.
I ragazzi del coro, remake di La gabbia degli angeli (La Cage aux rossignols, 1945), di Jean Dréville, è una riflessione sulla memoria e sul tempo (quasi tutto in flashback, ha un prologo e un epilogo ambientati nel presente, e si basa su un passato che si fa presente narrativo), ed è insieme una celebrazione dell’arte, della musica, del canto: la musica è per eccellenza l’arte del tempo, e così la riflessione sull’arte si unisce a quella sul tempo. L’arte, la musica sono viste come veicoli di elevazione dello spirito e di liberazione, sono i soli modi con cui ragazzi, e insegnanti, possono evadere da una condizione di violenza e prigionia. Ideale figura paterna, Clément Mathieu, come faceva Socrate, mira non a inculcare insegnamenti nei ragazzi, bensì a tirarne fuori ciò che di buono hanno dentro. Li conduce ad afferrare la bellezza dell’arte, della libertà, della felicità. Forma coi suoi ragazzi un coro che è simbolo di unione e coesione umane. Insegna ai ragazzi la comprensione, il rispetto, la fiducia reciproci. Lo stile visivo ricorda quello della scuola francese degli anni ’30-’50, si basa sull’invisibilità di una cinepresa sobria e discreta, si pone a favore delle prove degli attori, dimostra una penetrante attenzione e un umanistico rispetto per i personaggi.
Pierre Morhange, un celebre direttore d'orchestra, fa ritorno nella natìa Francia e ritrova un suo vecchio compagno di scuola, Pépinot, dal quale riceve in dono il diario scritto dal loro professore di musica, Clément Mathieu. La lettura del diario rievocherà in lui i ricordi di cinquant'anni prima, quando Mathieu, assunto come sorvegliante nel rigido istituto di Fond de l'Estang, gli aveva fatto scoprire l'amore per la musica.
I ragazzi del coro è l'opera prima del regista Christophe Barratier, autore anche della sceneggiatura del film, che riadatta una pellicola del 1945, La gabbia degli usignoli di Jean Dréville. Uscito nelle sale cinematografiche nel 2004, I ragazzi del coro ha ottenuto immediatamente un enorme successo di pubblico, con oltre sette milioni di spettatori solo in Francia: un trionfo senza precedenti, che ne ha fatto uno dei maggiori campioni d'incassi di tutti i tempi sul suolo francese (dove anche la colonna sonora ha battuto ogni record di vendite). Il merito di tale risultato va attribuito di sicuro all'impeccabile confezione del prodotto, alla sensibilità dimostrata dal regista e sceneggiatore Barratier e all'efficacia di una storia semplice ed emozionante.
Dall'epoca di film quali Addio, Mr. Chips, il cinema ha spesso raccontato vicende legate alle figure di insegnanti-modello, capaci di trasmettere importanti insegnamenti di vita ai propri studenti; il caso più famoso è senza dubbio il professore interpretato da Robin Williams ne L'attimo fuggente. Pure in questa occasione, la formula resta più o meno la stessa: protagonista della pellicola è infatti Clément Mathieu (l'eccellente Gérard Jugnot), un timido ed impacciato maestro di musica che, dopo aver visto fallire le sue ambizioni di compositore, viene assunto come sorvegliante nell'istituto governato con pugno di ferro dal bieco direttore Rachin (François Berléand). La cornice è la Francia del 1949, afflitta dalla miseria e ancora impegnata a risollevarsi dalle macerie della guerra. Del resto, dove il film voglia andare a parare lo si capisce fin dall'inizio, con un collegio che assomiglia piuttosto ad un campo di concentramento e un direttore spietato che usa metodi carcerari (il suo motto è: "azione - reazione"); perfino il nome dell'istituto, Fond de l'Estang ("il fondo dello stagno"), è quanto mai rivelatore.
Se da una parte all'opera di Barratier si possono rimproverare un eccessivo schematismo e qualche concessione al sentimentale, dall'altra lo sviluppo narrativo della trama risulta credibile e ben costruito, soprattutto nella descrizione del rapporto di rispetto e di progressiva fiducia che si instaura nel corso del tempo fra Mathieu, insegnante di straordinaria umanità e dolcezza, e i suoi allievi: una banda di "facce d'angelo" a dir poco irrequiete, ma che si lasceranno conquistare dalla simpatia del maestro ed arriveranno a formare un meraviglioso coro. In questo senso, il film ha i suoi maggiori punti di forza proprio nelle scene ambientate all'interno dell'aula di Mathieu, nella perfetta commistione di dramma e commedia (con alcuni momenti di grande comicità) e nella sua capacità di riuscire a coinvolgere e commuovere lo spettatore. In conclusione, I ragazzi del coro è una pellicola di impianto tradizionale, che magari non brilla per originalità, ma che costituisce un ottimo esempio di cinema europeo in formato da esportazione.
Piccolo gioiello di un cinema, quello francese, capace di eccellere in questi ultimi 10 anni in tutti i generi, dalla commedia ( Veber, Giù al Nord e il recentissimo Nicholas) all'Horror (vera e propria nuova scuola), dall' azione (36, L'Ultima missione) al drammatico. Clement Mathieu è un musicista, ma viene assunto come sorvegliante in un severissimo istituto di rieducazione per bambini.
Proibito essere felici. Potrebbe essere il motto dell’Istituto per minori in cui si svolge Les choristes - I ragazzi del coro, di Christophe Barratier. Fine anni 40, provincia francese, tristezza assoluta. Disciplina, disciplina,disciplina: «A ogni azione corrisponde una reazione», secondo la ferrea legge del preside. E ai ragazzi, che ovviamente non sono proprio degli angioletti, non resta che rigare [...] Vai alla recensione »