Les choristes - I ragazzi del coro

Film 2004 | Drammatico +13 95 min.

Titolo originaleLes Choristes
Anno2004
GenereDrammatico
ProduzioneFrancia, Svizzera, Germania
Durata95 minuti
Regia diChristophe Barratier
AttoriGérard Jugnot, François Berléand, Jean-Baptiste Maunier, Kad Merad, Jean-Paul Bonnaire Marie Bunel, Paul Chariéras.
Uscitavenerdì 29 ottobre 2004
RatingConsigli per la visione di bambini e ragazzi: +13
MYmonetro 3,58 su 70 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

Regia di Christophe Barratier. Un film con Gérard Jugnot, François Berléand, Jean-Baptiste Maunier, Kad Merad, Jean-Paul Bonnaire. Cast completo Titolo originale: Les Choristes. Genere Drammatico - Francia, Svizzera, Germania, 2004, durata 95 minuti. Uscita cinema venerdì 29 ottobre 2004Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 - MYmonetro 3,58 su 70 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Francia, 1949. Un compositore fallito, interpretato da Gerard Juniot con la sensibilità misurata di un grande e dignitoso perdente, viene assunto come... Il film ha ottenuto 2 candidature a Premi Oscar, 1 candidatura a Golden Globes, 1 candidatura al Festival di Giffoni, In Italia al Box Office Les choristes - I ragazzi del coro ha incassato 1 milioni di euro .

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Consigliato sì!
3,58/5
MYMOVIES 2,25
CRITICA N.D.
PUBBLICO 4,13
CONSIGLIATO SÌ
La commovente opera prima di Christophe Barratier, campione d'incassi in Francia.
Recensione di Francesca Felletti
Recensione di Francesca Felletti

Francia, 1949. Un compositore fallito, interpretato da Gerard Juniot con la sensibilità misurata di un grande e dignitoso perdente, viene assunto come sorvegliante in un istituto di rieducazione per minori ma, alla severità del cinico direttore, contrappone la dolcezza delle sue lezioni di musica. L'opera prima di Christophe Barratier - nipote di Jacques Perrin, qui attore e produttore - è stata un vero e proprio fenomeno in patria: campione di incassi sia la pellicola, sia il cd della colonna sonora, è la scelta della Francia per concorrere all'Oscar.
Il film funziona nelle parti in cui emerge il legame fra il professore e i suoi allievi: nelle lezioni di armonia musicale e umana, nell'insegnamento del rispetto, nella capacità di ascoltare canto e cuore dei bambini difficili. Emozionano le voci angeliche del coro, commuove l'orfanello che attende ogni sabato l'arrivo dei genitori, divertono i goffi ma infallibili sforzi di Juniot per conquistare la stima e la simpatia dei ragazzini.
Il film perde, invece, compattezza e freschezza nelle parti di contorno: la cornice ambientata nel presente è superflua, i personaggi adulti secondari finiscono per essere delle macchiette e alcuni punti chiave della sceneggiatura restano lacunosi e mal sviluppati.
Un po' più di concisione avrebbe giovato ai ragazzi del coro.

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Francesco Rufo
venerdì 10 luglio 2009

I ragazzi del coro, remake di La gabbia degli angeli (La Cage aux rossignols, 1945), di Jean Dréville, è una riflessione sulla memoria e sul tempo (quasi tutto in flashback, ha un prologo e un epilogo ambientati nel presente, e si basa su un passato che si fa presente narrativo), ed è insieme una celebrazione dell’arte, della musica, del canto: la musica è per eccellenza l’arte del tempo, e così la riflessione sull’arte si unisce a quella sul tempo. L’arte, la musica sono viste come veicoli di elevazione dello spirito e di liberazione, sono i soli modi con cui ragazzi, e insegnanti, possono evadere da una condizione di violenza e prigionia. Ideale figura paterna, Clément Mathieu, come faceva Socrate, mira non a inculcare insegnamenti nei ragazzi, bensì a tirarne fuori ciò che di buono hanno dentro. Li conduce ad afferrare la bellezza dell’arte, della libertà, della felicità. Forma coi suoi ragazzi un coro che è simbolo di unione e coesione umane. Insegna ai ragazzi la comprensione, il rispetto, la fiducia reciproci. Lo stile visivo ricorda quello della scuola francese degli anni ’30-’50, si basa sull’invisibilità di una cinepresa sobria e discreta, si pone a favore delle prove degli attori, dimostra una penetrante attenzione e un umanistico rispetto per i personaggi.

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Recensione di Stefano Lo Verme

Pierre Morhange, un celebre direttore d'orchestra, fa ritorno nella natìa Francia e ritrova un suo vecchio compagno di scuola, Pépinot, dal quale riceve in dono il diario scritto dal loro professore di musica, Clément Mathieu. La lettura del diario rievocherà in lui i ricordi di cinquant'anni prima, quando Mathieu, assunto come sorvegliante nel rigido istituto di Fond de l'Estang, gli aveva fatto scoprire l'amore per la musica.
I ragazzi del coro è l'opera prima del regista Christophe Barratier, autore anche della sceneggiatura del film, che riadatta una pellicola del 1945, La gabbia degli usignoli di Jean Dréville. Uscito nelle sale cinematografiche nel 2004, I ragazzi del coro ha ottenuto immediatamente un enorme successo di pubblico, con oltre sette milioni di spettatori solo in Francia: un trionfo senza precedenti, che ne ha fatto uno dei maggiori campioni d'incassi di tutti i tempi sul suolo francese (dove anche la colonna sonora ha battuto ogni record di vendite). Il merito di tale risultato va attribuito di sicuro all'impeccabile confezione del prodotto, alla sensibilità dimostrata dal regista e sceneggiatore Barratier e all'efficacia di una storia semplice ed emozionante.
Dall'epoca di film quali Addio, Mr. Chips, il cinema ha spesso raccontato vicende legate alle figure di insegnanti-modello, capaci di trasmettere importanti insegnamenti di vita ai propri studenti; il caso più famoso è senza dubbio il professore interpretato da Robin Williams ne L'attimo fuggente. Pure in questa occasione, la formula resta più o meno la stessa: protagonista della pellicola è infatti Clément Mathieu (l'eccellente Gérard Jugnot), un timido ed impacciato maestro di musica che, dopo aver visto fallire le sue ambizioni di compositore, viene assunto come sorvegliante nell'istituto governato con pugno di ferro dal bieco direttore Rachin (François Berléand). La cornice è la Francia del 1949, afflitta dalla miseria e ancora impegnata a risollevarsi dalle macerie della guerra. Del resto, dove il film voglia andare a parare lo si capisce fin dall'inizio, con un collegio che assomiglia piuttosto ad un campo di concentramento e un direttore spietato che usa metodi carcerari (il suo motto è: "azione - reazione"); perfino il nome dell'istituto, Fond de l'Estang ("il fondo dello stagno"), è quanto mai rivelatore.
Se da una parte all'opera di Barratier si possono rimproverare un eccessivo schematismo e qualche concessione al sentimentale, dall'altra lo sviluppo narrativo della trama risulta credibile e ben costruito, soprattutto nella descrizione del rapporto di rispetto e di progressiva fiducia che si instaura nel corso del tempo fra Mathieu, insegnante di straordinaria umanità e dolcezza, e i suoi allievi: una banda di "facce d'angelo" a dir poco irrequiete, ma che si lasceranno conquistare dalla simpatia del maestro ed arriveranno a formare un meraviglioso coro. In questo senso, il film ha i suoi maggiori punti di forza proprio nelle scene ambientate all'interno dell'aula di Mathieu, nella perfetta commistione di dramma e commedia (con alcuni momenti di grande comicità) e nella sua capacità di riuscire a coinvolgere e commuovere lo spettatore. In conclusione, I ragazzi del coro è una pellicola di impianto tradizionale, che magari non brilla per originalità, ma che costituisce un ottimo esempio di cinema europeo in formato da esportazione.

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Su MYmovies il Dizionario completo dei film di Laura, Luisa e Morando Morandini

Nel leggere un diario del 1949 tenuto da Clément Mathieu, Pierre Morhange (J. Perrin, da ragazzo J.-B. Maunier), celebre direttore d'orchestra, rievoca gli anni duri di Fond de l'Estang, istituto di rieducazione dove era uno degli allievi più indisciplinati e dove lavorava come istitutore Mathieu (G. Jugnot), compositore mancato che era riuscito a conquistare la fiducia degli allievi, interessandoli alla musica e facendoli cantare in coro, in contrasto con i metodi carcerari del direttore Rachin (F. Berléand). La storia è quella di La gabbia degli usignoli (1945). Nella nuova sceneggiatura di Philippe Lopes Curval e di C. Barratier, regista esordiente, la prospettiva è quella nostalgica di 50 anni dopo e lo stesso Jugnot, ottimo protagonista (e coproduttore con J. Perrin) aveva chiesto di "asciugare" il sentimentalismo dell'altro film. Il risultato è un tipico prodotto medio francese, tradizionale e convenzionale dalla regia invisibile e corretta, affidato a un'affiatata squadra di attori. In Francia è stato campione d'incassi del 2004 con 8 milioni di spettatori.

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RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
lunedì 5 aprile 2010
oh dae soo

Piccolo gioiello di un cinema, quello francese, capace di eccellere in questi ultimi 10 anni in tutti i generi, dalla commedia ( Veber, Giù al Nord e il recentissimo Nicholas) all'Horror (vera e propria nuova scuola), dall' azione (36, L'Ultima missione) al drammatico. Clement Mathieu è un musicista, ma viene assunto come sorvegliante in un severissimo istituto di rieducazione per bambini.

venerdì 11 luglio 2014
tommone

ho adottato 2 bambini, fratelli quasi coetanei (10 mesi di differenza), entrambi reduci da storie difficili e quindi dal comportamento difficile. Uno dei due, il più piccolo, 10 anni, suona il pianoforte con una passione inusuale rispetto alla sua età, ed ama compositori come Sakamoto, Satie, Shumann. In questo bellissimo e tenerissimo film ho rivisto la sofferenza dei miei figli ed il meraviglioso [...] Vai alla recensione »

sabato 29 agosto 2009
Fulvia

Non opto mai per le 5 stelle, ma questa volta il film le merita..tutte e 5!! Non me ne riparmio nemmeno una! E' un piccolo capolavoro, di cui non svelo la trama, perchè è da assaporare a piccoli sorsi...come una bella tazza di tè caldo, nel salotto, in una serata d'inverno. Bello..bellissimo film!! Esiste anche in streaming. Vedetelo!

martedì 30 marzo 2010
super leti

anche io l'ho vistoa scuola,penso che sia proprio un bel film perchè perchè fà capire alle altre persone che noi ragazze o regazze ci comportiamo in quel modo da pazzi solo quando nn ci viene dato amore difatto quando il portinaio li fà cantare loro si calmano perchè viene dato al loro amore a disponibilità, spero che abbiae capito quello che voglio dire [...] Vai alla recensione »

venerdì 4 marzo 2011
peppe97

Un film tanto significativo quanto drammatico.E'ambientato in Francia,ma,non so perchè,la scenografia mi fa venir in mente quella tedesca (esempi "Il Pianista","Il bambino con il pigiuama a righe" ed altri film tedeschi):le abitazioni con massimo due piani,i paesaggi,ed altri aspetti rassomigliano a quelli tedeschi. Ma,questo mio dubbio,si rivela nel linguaggio e nella trama:la vicenda è ambientata [...] Vai alla recensione »

Frasi
"Nella vita bisogna crederci."
Una frase di Clement Mathieu (Gérard Jugnot)
dal film Les choristes - I ragazzi del coro - a cura di veronica
STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
Luigi Paini
Il Sole-24 Ore

Proibito essere felici. Potrebbe essere il motto dell’Istituto per minori in cui si svolge Les choristes - I ragazzi del coro, di Christophe Barratier. Fine anni 40, provincia francese, tristezza assoluta. Disciplina, disciplina,disciplina: «A ogni azione corrisponde una reazione», secondo la ferrea legge del preside. E ai ragazzi, che ovviamente non sono proprio degli angioletti, non resta che rigare [...] Vai alla recensione »

Roberto Escobar
Il Sole-24 Ore

Ha un sapore d’antico, Les choristes (Francia, 2004, 95’). A spiegarne il motivo, non basta che la storia di Clément Mathieu (Gérard Jugnot) si svolga nella provincia francese del 1949. E neppure basta che Christophe Barratier e il suo co-sceneggiatore Philippe Lopes Curval si siano ispirati a La cage avec rossignols, girato nel 1945 da Jean Dréville.

Lietta Tornabuoni
La Stampa

Non capita a tutti di debuttare con un film che totalizza otto milioni di spettatori in patria, come è accaduto a Christophe Barratier, regiusta e sceneggiatore di «Les Choristes», l’opera prescelta dai francesi per rappresentarli nella gara dell’Oscar per il miglior film straniero. E pensare che l’esordiente, di formazione chitarrista classico e da sempre innamorato del vecchio cinema parigino, si [...] Vai alla recensione »

Paolo D'Agostini
La Repubblica

Scelto per rappresentare la Francia ai prossimi Oscar, un altro film sui benefici della musica come rimedio alla delinquenza. La canzone è nota. Qui, però, non siamo in una scuola di danza hip-hop di Harlem, bensì in una di quelle ricostruzioni storiche che piacciono tanto ai francesi, dove un cittadino medio (Gérard Jugnot, in una parte che ricorda quella di Monsieur Batignole) si dimostra capace [...] Vai alla recensione »

Cinzia Romani
Il Giornale

Arrivano I ragazzi del coro e il cinema canta, un po’come fu, tra il lusco e il brusco, ai tempi di Amélie, deliziosa commedia francese recitata da sconosciuti e uscita in sordina, per emettere poi un bell’acuto, davanti a pubblico e critica entusiasti. In effetti, questo film sentimentale del . giovane Christophe Banatier, cineasta al suo esordio (anche benedetto dallo zio Jacques Perrin, qui in veste [...] Vai alla recensione »

Alberto Castellano
Il Mattino

«Les Choristes», scelto per rappresentare la Francia ai prossimi Oscar per il miglior film straniero e campione d'incassi in patria, è stato presentato in concorso all'ultimo festival di Giffoni nella sezione «Liberi di volare». E i ragazzi dell'istituto di rieducazione per minori nella Francia del dopoguerra assaporano l'illusione di volare grazie alla dedizione e alla passione di un insegnante di [...] Vai alla recensione »

Alessandra De Luca
Ciak

Nel 1949 Clément Mathieu (Gérad Jugnot, Monsieur Batignole), un chapliniano professore di musica senza lavoro, viene assunto come sorvegliante in un istituto di rieducazione per minori. Ma se il repressivo sistema educativo del direttore non basta a mantenere l’ordine tra gli allievi più ribelli, con la magia del canto Mathieu riuscirà a cambiare per sempre la loro vita.

Laura Putti
La Repubblica

Con i suoi duecentododici film prodotti nel2003 (dodici in più del 2002, per un totale di oltre un miliardo di euro) il cinema francese gode di una certa vitalità. Ci sono film che quando escono suscitano dibattiti popolari e creano mode; altri che catturano momenti meno collettivi, ma comunque intensi; altri ancora la cui attesa rende successi commerciali “a scatola chiusa”: categorie nelle quali [...] Vai alla recensione »

Fabio Ferzetti
Il Messaggero

Certi quadri li rovina la cornice. Non ci fosse una cornice attuale, Les choristes sarebbe un bel film all’antica, anzi passatista, démodé , sfacciatamente, doppiamente nostalgico. Una volta come storia e personaggi (ah, i buoni sentimenti di una volta), un’altra come cinema (ah, le belle immagini dei nostri padri). Insomma un filino reazionario. Nulla di male, per carità.

Enrico Magrelli
Film TV

La “qualità francese” ha sfumature e tinte stabili (si potrebbe aggiungere scontate) quando si misura con il metro della nostalgia da grande schermo. Il “c’era” una volta una Francia popolare, connotata da sentimenti semplici, da personaggi anonimi e garbati o antipatici e ‘cattivi” (consuete figure di contorno delle gloriose pellicole in bianco e nero), da una provincia sonnolenta, da sapori e atmosfere [...] Vai alla recensione »

Fulvia Caprara
La Stampa

Salvarsi cantando. In epoche e in toni diversi due film francesi di gran successo, «Les Choristes» di Christophe Barratier, scelto per rappresentare la Francia agli Oscar, e «Così fan tutti» di Agnès Jaoui, premiato per la migliore sceneggiatura all’ultimo Festival di Cannes, descrivono in che modo il canto può offrire una via di scampo esistenziale.

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