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venerdì 14 agosto 2020

Greta Garbo

Nome: Greta Lovisa Gustafson
Data nascita: 18 Settembre 1905 (Vergine), Stoccolma (Svezia)

Data morte: 15 Aprile 1990 (84 anni), New York City (New York - USA)

Pino Farinotti

Nasce a Stoccolma, si naturalizzerà americana nel 1951. Dopo aver lavorato come commessa in un grande magazzino viene promossa a modella. Eccola in un filmetto pubblicitario ed ecco il cinema. Il suo profeta è Mauritz Stiller, regista svedese che diventa letteralmente il suo pigmalione. Il primo titolo importante è La leggenda di Gosta Berling (1924), un "muto" naturalmente. I segnali per un grande destino ci sono tutti. E il destino si compie quando Mayer (della Metro-Goldwyn...) durante un viaggio in Svezia assume Stiller, che porta con sè Greta. Dopo qualche perte poco visibile ecco Garbo protagonista de La donna misteriosa, La carne e il diavolo, Il bacio. [...] »

Piero Di Domenico

Nome d'arte di Greta Louisa Gustaffson. Nata a Stoccolma nel 1905, era figlia di un netturbino e di una donna di servizio, e rimase orfana di padre appena quattordicenne. Dopo il decesso del padre, la giovane attrice si ritrova in ristrettezze economiche non indifferenti. Pur di tirare a campare fa un po' di tutto, accettando quello che capita; lavora anche in un negozio di barbiere, mansione tipicamente maschile, ma resiste poco.
Abbandonato il negozio, trova un impiego come commessa ai grandi magazzini "PUB" di Stoccolma dove, nell'estate del '22, il regista E. Petschler entra nel reparto di modisteria per acquistare cappelli per il suo prossimo film. E' la stessa Greta a servirlo, e grazie ai modi gentili e disponibili della Garbo, i due entrano subito in sintonia diventando amici. [...] »

a cura della redazione

La diva più famosa del cinema prima della seconda guerra mondiale. Commessa, poi ballerina, apparve per la prima volta sullo schermo in una farsa svedese, Pietro il vagabondo. Mauritz Stil1cr, il regista svedese che l'avrebbe portata negli Stati Uniti, la chiamò a interpretare una parte importante in La saga di Gòsta Beniing, 1923. Un anno dopo, in Germania, recitò per Georg W. Pabst in La via senza gioia. Subito dopo partì per l'America dove fu scritturata dalla Metro Goldwyn Mayer. Il primo film da lei girato a Hollywood, Il torrente, 1926, fu diretto da Monta Beh. Prima deli'avvento del sonoro interpretò nove film, uno dei quali, La carne e il diavolo di Clarence Brown, che sarebbe divenuto il suo regista favorito, la lanciò come"varnp glaciale>' (Pasinetti). [...] »

Lietta Tornabuoni

Greta Garbo, morta il i6 aprile 1990, era già scomparsa per il cinema da quasi cinquant’anni, sommando il pathos romantico dei divi morti giovani agli altri elementi di fascino che l’avevano resa mitica: bellezza, esotismo, severità, sublime estetismo, mistero, luce. Dall’appartamento di New York in cui viveva, Manhattan, 52ª Strada, arrivavano nell’ultimo tempo poche notizie: è entrata in ospedale, ne è stata dimessa; sono andati a trovarla il re e la regina di Svezia; non ha potuto ricevere, stava male, il ministro delle Finanze Kjell Olof Feldt, incaricato di portarle un dono del governo svedese; non si è più rimessa dalla caduta in casa nel 1987, non vede nessuno, non esce più. Così Ted Leyson, il fotografo asiatico-americano che da anni la assediava, pedinava e coglieva di sorpresa, s’era deciso a pubblicare una decina delle sue immagini rubate: la mostravano quasi sparuta, vestita con l’indifferenza di sempre, e come sempre in atto di camminare. [...] »

Il Mattino

Pier Cardinali

Esiste nel cinema un'Anna Karenina che, al momento di buttarsi sotto il treno disfatta da sensi di colpa, viene afferrata in tempo dall'adorato Wronski, che la sposerà, a dispetto di Tolstoj, anche perché l'ingombrante marito Karenin s'è intanto, opportunamente, estinto. L'happy end MGM, appioppato dopo il successo delle prime visioni, trionfa nell’Anna Karenina concepito nel '27 da Edmund Goulding, con John Gilbert e Greta Garbo, ancora muta ma già Divina (che concederà un più serio bis tolstoiano, parlato, dieci anni dopo con la regia di Clarence Brown). Evento nell'evento, il finale posticcio viene riproposto come ulteriore curiosità d'epoca subito dopo quello tragico d'origine (il tutto con imparziale accompagnamento al pianoforte dal vivo), dalla Cinemateket svedese nell'ampia retrospettiva che, a 100 anni dalla nascita della diva, si è aperta ieri a Stoccolma. [...] »

La Repubblica

Laura Laurenzi

Cento anni fa, il 18 settembre del 1905, nasceva Greta Garbo. Cosa resta di. lei?L’inaccessibilità di una diva senza uguali consacrata alla solitudine. La sua fuga da tutto e da tutti: dal successo, dalla ribalta, da Hollywood, dagli amori anche ambigui, dalla curiosità morbosa della gente nello spiare la decadenza. Nessuna è stata più bella ed emozionante di lei, nessuna ha irradiato tanto magnetismo, nessuna ha saputo assorbire la luce così. Gli spettatori ammiravano soggiogati i primi piani di quel viso enigmatico, l’economia e la sobrietà dei gesti, l’eleganza androgina e sensuale, l’interiorità degli sguardi, il mistero, l’abbandono, il predominio sul maschio, l’alone di malinconia. Non una donna di carne e sangue ma una dea, l’apparizione di una bellezza platonica, disincarnata e pura, tanto che Fellini la definirà intimorito “sacra come la Messa”. [...] »

Vittorio Martinelli

Il volto più enigmatico e inafferrabile, ma anche il più puro, il più incontaminato che lo schermo abbia mai offerto alla contemplazione dello spettatore.
Da commessa nei magazzini Bergstrom di Stoccolma a diva, anzi «divina», questa è stata la parabola percorsa da Greta Lovisa Gustafsson, archetipo dell'eterno femminino.
Se ci si chiede quale personaggio cinematografico femminile abbia caratterizzato il secolo appena trascorso, la risposta non può essere che il nome di Greta Garbo. Un nome che eclissa tutti gli altri, anche quello di Marilyn Monroe, che oggi si cerca invano di anteporle: perché Marylin era sì un personaggio che irradiava simpatia, è stata una brava attrice, ha fatto una brutta morte, ma era una donna in carne e ossa, vivace, allegra, spiritosa. [...] »

Pietro Bianchi

Oggi essa non è altro che un nome o poco meno. Né vale l’osservazione che le pellicole di Greta Garbo, non tutte, purtroppo, girano ancora per il mondo, ammirate da grandi e piccini: Grand Hotel, Ninotchka, Margherita Gautier, La regina Cristina. Importante non è vedere la «divina», come allora venne chiamata, in film antichi che sottolineano con crudeltà la differenza fisica esistente tra la bella donna dell’«età del jazz» e l’anziana signora nevrastenica, che detesta i fotografi, e che ciò nonostante viene ritratta in tutti i rotocalchi, infagottata in abiti qualunque, in compagnia di George Schlee, il marito di una sarta amica di Greta. Infatti la svedese fu niente di meno di un mito. [...] »



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