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Il ruolo e il valore dei bambini nei film

Dopo l'editoriale su Enzo Staiola, una seconda parte dedicata ai registi italiani che hanno lavorato coi piccoli, affidando loro la parte di poesia. Di Pino Farinotti.
di Pino Farinotti

giovedì 12 giugno 2025 - Focus

Il primo editoriale era dedicato a Enzo Staiola e al suo “creatore” Vittorio De Sica
Scrivevo: “Sono molti i registi che hanno raccontato storie di bambini. Il tema è importante, e i piccoli sono uno strumento potente per trasmettere il sociale, il sentimento, la tutela, il passato, la purezza. Tutto insomma.”
Questa seconda parte del saggio è dedicata ai registi italiani, che hanno lavorato molto e bene sui piccoli affidando loro anche la parte di poesia che non può mancare in quelle storie. De Sica richiama alcuni suoi colleghi, inventori, maestri, artisti generali di un’epoca in cui noi eravamo i migliori del mondo, quando tutti i movimenti cercavano di imitarci senza riuscirci.

ROBERTO ROSSELLINI
Il protagonista dell’episodio di Napoli di Paisà è lo scugnizzo Pasquale che incontra Joe, un soldato afroamericano, chiacchierone che finisce per ubriacarsi e addormentarsi. Pasquale gli ruba le scarpe e scappa. Per caso Joe ritrova il bambino e lo costringe a portarlo a casa sua per recuperare le scarpe. L’americano, parla in inglese, dice la sua: “Che ingrato sei, con tutto quello che noi facciamo per voi italiani.” La casa è una grotta di tufo invivibile. Joe conosce la famiglia di Pasquale, che sopravvive in quelle condizioni disumane. Prende atto e lascia le scarpe al bambino. Pasquale è un modello perfetto a rappresentare le condizioni di gran parte degli italiani in quegli anni. Realtà, dolore e sì, poesia. Alla Rossellini.
Ma lo sguardo del regista sorpassa il nostro mondo per uno sguardo su un altro, ancora più tragico. Germania anno zero racconta la vicenda del dodicenne Edmund, 
Il film è preceduto da questa didascalia che anticipa i titoli.

"Quando le ideologie si discostano dalle leggi stesse della morale e della pietà cristiana, che sono alla base della vita degli uomini, finiscono per diventare criminale follia. Persino la prudenza dell'infanzia viene contaminata e trascinata da un orrendo delitto ad un altro non meno grave nel quale, con l'ingenuità propria dell'innocenza, crede di trovare una liberazione dalla colpa".
Lo scenario è quello di una Berlino distrutta dalla guerra. Non un edificio è rimasto in piedi. Edmund, come tutti, cerca di sopravvivere sforzandosi anche di aiutare la famiglia. Occorre scovare il minimo per sopravvivere, cibo, vestiti, qualche marco.  
Edmund si intrufola nella borsa nera, correndo pericoli. I fratelli finiscono male, il padre muore. Il ragazzo è sfinito, consapevole del suo stato e di un futuro senza speranza. Sale sulle rovine di un edificio e vede che portano via la bara di suo padre. 
Si getta giù e muore. Dolore e pietà sono i sentimenti che Rossellini riesce a trasmettere. Gli stava troppo a cuore la sacralità dell’infanzia.  La metafora delle rovine è chiara, sono le stesse, devastanti, del corpo e dell’anima di Edmund e dei popoli tramortiti dalla guerra. 


SCOPRI GERMANIA ANNO ZERO
LUCHINO VISCONTI

Luchino Visconti, altro gigante di quel gruppo. Bellissima è il suo ultimo lavoro cosiddetto neorealista, poi si sarebbe dedicato alle grandi letterature. Dostoevskij (Le notti bianche), Camus (Lo straniero), Mann (Morte a Venezia), D’Annunzio (L’innocente), Lampedusa (Il gattopardo), Boito (Senso).
Ma Bellissima è un altro straordinario manifesto del dopoguerra. Maddalena (Magnani) risponde a un annuncio del regista Blasetti che cerca una bambina per un suo film. La madre si dedica con passione a quella missione. La bimba, Maria, dovrà avere una vita diversa dalla sua, povera, infelice, con un marito gretto, a volte violento. Investe i pochi soldi che ha risparmiato per lezioni di recitazione, abitini, parrucchiere. A Cinecittà cade nella trappola di un piccolo furfante che le leva dei soldi con delle promesse. Maria fa il provino ma scoppia a piangere. Maddalena, disperata se la porta via. Ma Blasetti vede in quel pianto naturale delle possibilità. La bimba viene scelta. Maddalena si ritrova in casa un gruppetto di cineasti che propongono il contratto. Ma la donna, che ha conosciuto il mondo fasullo del cinema, si tiene la sua vita così com’è. 
Visconti nel 1971 si dedica al racconto di Thomas Mann, premio Nobel, Morte a Venezia.  Primi anni del Novecento, lo scrittore Gustav von Aschenbach decide di andare a Venezia dove prende una suite al grand’Hotel des Bains al Lido. A cena nota una nobile famiglia polacca, soprattutto il quattordicenne Tadzio, modello di bellezza pura e assoluta. Ne rimane folgorato tanto da esserne ossessionato. Per tutto il racconto Gustav cercherà un contatto con Tadzio, ma il ragazzo sarà sempre un’immagine, un sogno che svanisce. Aschenbach, oppresso dalla calura veneziana e dal quel suo stato di angoscia, si ammala. Alla fine, disteso sulla sua sedia a sdraio, vede Tadzio sulla spiaggia che sembra fargli un saluto. Sarà l’ultima visione della sua vita.


SCOPRI BELLISSIMA
GIUSEPPE TORNATORE

Giuseppe Tornatore, regista, divenne un nome importante nel panorama internazionale dopo che aveva pensato, scritto e diretto Nuovo cinema Paradiso che venne premiato col Golden Globe e l’Oscar, nientemeno, come miglior film straniero.
Quel film aveva tutto per conquistare quei trofei: era una storia di cinema. 

Salvatore di Vita è un regista affermato, siamo nel 1988, vive a Roma e non è mai tornato a Giancaldo, il paese della Sicilia dove è nato e cresciuto. Adesso ci torna perché ha saputo della morte di un certo Alfredo. Ne rimane molto colpito, tanto da non prender sonno la notte. Nella veglia evoca il tempo in cui era bambino,  in paese. Il ricordo di Alfredo è intenso, perché l’uomo era il gestore dell’unico cinema, Paradiso appunto. Il piccolo Salvatore è coinvolto dal cinema e dai film. Peccato che una certa censura tagli tutte le scene d’amore, i baci, gli abbracci, le parole. Il ricordo è intenso il piccolo Salvatore frequenta quotidianamente Alfredo, attento alle proiezioni, ai cambi di rullo, e alla filosofia buona e spicciola dell’uomo. Il climax avviene quando nella cantina vengono ritrovate le sequenze tagliate. Il bambino assiste alle più belle scene d’amore del cinema del mondo, i divi e le dive che si baciano. Gli sguardi e i dialoghi. Il momento è sublime, il cinema era la vita di Salvatore bambino ed è la vita di Salvatore adulto e regista di successo. Salvatore Cascio è il nome dell’attore bambino, diventato famoso e amato da tutti e decisivo nel sortilegio che continua ad accompagnare quel film.


SCOPRI NUOVO CINEMA PARADISO
GABRIELE SALVATORES

Nel 2003 Gabriele Salvatores realizza Io non ho paura, tratto dal romanzo di Niccolò Ammaniti. Trattasi di storia vera.
Michele ha dieci anni e vive in piccolo borgo del Sud. Camminando in un campo si accorge di una lastra di lamiera. La solleva e sotto nel buio vede che c’è un bambino, che è stato rapito e tenuto in quel buco. Subito Michele decide di aiutare e proteggere Filippo. Gli porta da mangiare, parla con lui e gli dà una speranza. Le indagini si stringono ormai intorno ai rapitori che decidono di uccidere il bambino. Ancora una volta Michele agisce, porta Filippo da un’altra parte. Nessun adulto saprebbe fare di meglio. Ma i delinquenti non si arrendono. Filippo è sul punto di essere ucciso, ma ancora una volta Michele “che non ha paura di niente”, lo salva. Sono tanti i piccoli raccontati. Ma come eroe Michele non ha confronti.
Il film ha vinto due David di Donatello ed era nella selezione dei titoli stranieri per l’Oscar.  


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