Torna l’appuntamento fisso de 'Il lunedì del cinema’ e questa settimana Repubblica e MYmovies presentano un film dai toni semplici e diretti che esalta la solidarietà contro le ipocrisie del mondo. Da vedere insieme su MYmovies ONE lunedì 29 luglio dalle 20:00 a mezzanotte.
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di Alberto Libera
Se pochi registi hanno saputo raccontare come Robert Guédiguian il modo in cui gli elementi naturali contribuiscono a risvegliare la marea montante delle emozioni e dei ricordi, nessuno come lui è stato in grado di descrivere la bellezza mediterranea e struggente di Marsiglia.
Città di transito, il cui porto domina la costa come un faro che segna il confine tra terra e mare, crocevia di storia e di culture, con i suoi saliscendi, i suoi ristoranti e il fascino romantico della luce ramata che si riflette sui moli e i promontori: per il regista di E la festa continua!, Marsiglia è anzitutto un paesaggio della mente e dell’anima. Un vero personaggio a tutto tondo più che un semplice luogo.
Lo è anche in La casa sul mare il film selezionato per questo lunedì - 29 luglio - nell'ambito dell'iniziativa Il lunedì del cinema a cura di Repubblica e MYmovies: una sala cinematografica virtuale pronta ad accogliere gli iscritti di MYmovies con una selezione ricercata di titoli da vedere (o rivedere) insieme dalle 20:00 a mezzanotte.
La casa sul mare si ambienta poco a ovest del centro urbano. Più precisamente nella calanque di Méjean, una delle meravigliose insenature situate lungo la costa, con le pareti rocciose a picco sul mare che riverberano la particolare disposizione di spirito dei suoi personaggi colti in uno stato di vulnerabilità e incertezza. La vicenda ha infatti inizio quando l’anziano patriarca Maurice viene reso infermo da un ictus e, così, mentre l’inverno stende sul paesaggio la sua rigida coltre, i figli Angèle, Joseph e Armand si ritrovano al capezzale dell’uomo per accudirlo.
Sarà per tutti l’occasione di fare i conti con i propri ricordi, esorcizzare i propri fantasmi e magari ricucire dei rapporti logorati dal tempo e dalla distanza. Ma non solo: l’inaspettato incontro con i tre piccoli sopravvissuti a uno sbarco di clandestini li costringerà a rivedere le loro priorità e prendere delle decisioni sorprendenti.
Come sempre, il cinema di Guédiguian parte da una descrizione minuziosa della quotidianità per mostrare le contraddizioni che albergano nel cuore degli uomini. I suoi personaggi sembrano spesso incapaci di fare i conti con se stessi, segnati da piccole o grandi tragedie che non hanno mai superato, e si aggrappano al lavoro e al senso di responsabilità come a un’ancora di salvezza.
La forza e l’unicità delle sue storie, però, risiede anche altrove, ovvero nella capacità di mettere a confronto le esperienze individuali con le vicende collettive. Inevitabile, in fondo, quando si sceglie uno sfondo cosmopolita e multiculturale come quello marsigliese. Ed ecco quindi che a turbare il fluire degli eventi si aggirano gli spettri di alcune delle grandi questioni aperte della contemporaneità, dal dramma dell’immigrazione ai processi di riqualificazione urbana che generano tensioni sociali e provocano la perdita dell’identità locale.
Il tutto, però, raccontato senza pietismi o moralismi ma con la capacità di distillare un turbinio di emozioni forti e contrastanti partendo dai minimi gesti o dai più piccoli eventi. Anche per merito di un cast d’eccezione: la sempre luminosa Ariane Ascaride, musa e moglie del regista che in Italia è stata protagonista del riuscito Isabelle di Mirko Locatelli, il veterano Jean-Pierre Darroussin, che ha mostrato di essere a suo agio tanto con il registro comico (Rumba Therapy) che con quello più serio e drammatico (Il teorema di Margherita, la pluripremiata serie Le Bureau – Sotto copertura), fino alla talentuosa Anaïs Demoustier, di recente apprezzata in November – I cinque giorni dopo il Bataclan e Daaaaaalì!.
Presentato in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia, La casa sul mare è uno dei risultati più alti della carriera di un regista che ha sempre opposto la solidarietà (comunitaria, esistenziale, famigliare e culturale) agli inganni e alle ipocrisie del mondo. E lo ha fatto con i toni semplici e diretti che appartengono solo ai grandi narratori.