Fino al 30 giugno al Quattro Fontane di Roma una selezione di titoli tratti da un periodo d'oro del cinema.
di Pino Farinotti
L’eterna illusione, americana, ha inventato un certo cinema, importante. Erano gli anni Trenta e Quaranta e il cinema diventava adulto. L’ho scritto più volte, erano gli anni dell’oro. Le major avevano già dato forma al loro codice identitario. Ma Metro era quella “con più stelle che in cielo”; la Paramount manteneva la vocazione ultra-spettacolare del suo fondatore Cecil B. De Mille; la Fox era la “casa delle bionde” (Harlow, Grable, Marilyn) e dei grandi romanzi filmati; la Universal si dedicava soprattutto ai western; la Warner aveva la capacità di fare grandi film con basso budget. In quel tempo regnava il bianco/nero, con la sua essenza e la sua magia.
Il significato di quel b/n allora era semplicemente il fatto che il colore non era ancora stato perfezionato e che, comunque quella pellicola sarebbe costata troppo. In realtà quei bianco-grigio e nero oggi si potrebbe dire che era un registro molto importante, perché trasformavano il reale depennandone gli altri colori. Sì, era qualcosa di concettuale, anche se allora nessuno ci pensava.
I film che seguono presentano un dato che vale: quattro stelle di giudizio sul dizionario Farinotti, è il numero dei film di qualità. E sono gli ultimi film in programma alla rassegna L'eterna illusione al cinema Quattro Fontante fino al 30 giugno (scopri orari e programma).
L’orribile verità - 16 giugno, alle ore 10.00
Leo McCarey, il regista, si è conquistato un posto nella memoria, anche quella popolare del cinema quando, nel 1939, ha scritto un soggetto che avrebbe fatto la storia. Racconta di un uomo e una donna, in vacanza, già sentimentalmente impegnati, che si incontrano ed è il grande amore. Ma per esserne sicuri decidono di sottoporsi a una prova: staranno separati tre mesi e si ritroveranno in cima all’Empire State Building. Una trovata che tutti ricordiamo e che è stata proposta più volte nei decenni, anche inserita in film che raccontavano altro. I protagonisti dell’“orribile verità” erano una coppia di vertice, Irene Dunne e l’immancabile Cary Grant. Lui e lei stanno per divorziare, l’amore sembra stanco e magari finito, ma tutto si ripristina nei novanta giorni che servono perché la sentenza diventi esecutiva. Il film (1937) viene considerato una delle migliori commedie americane. Ad avallare c’è l’Oscar alla regia attribuito a Leo McCarey.
La via dell’impossibile - 23 giugno, alle ore 10.00
Il regista Norman Z. McLeod era autore colto e sofisticato. Firmò alcuni film coi fratelli Marx e basta ricordare questi titoli, Alice nel paese delle meraviglie e il geniale Sogni proibiti con Danny Kay. Firmò La via dell’impossibile nel 1937 e scelse, come protagonisti Constance Bennett e Cary Grant, che sono una coppia di sposi che muore in un incidente d’auto. Ma muoiono solo sulla terra, perché i loro spiriti sopravvivono, invisibili. E così decidono, comunque, di agire, e si dedicano a un loro amico, direttore di banca, depresso e senza ambizioni, proponendogli situazioni di vita che gli ridanno la gioia di essere al mondo. Un tema del genere era, allora, certo una novità e la critica lo accolse bene. E anche l’Academy Award, che gli attribuì due nomination all’Oscar.
Il signore e la signora Smith - 30 giugno, alle ore 10.00
Alfred Hitchcock diresse il film nel 1941. Era il suo terzo titolo americano. In quello stesso anno realizzò Il sospetto, uno dei suoi classici da antologia. La produzione gli mise disposizioni due divi di alto profilo, Carole Lombard e Robert Montgomery; è la storia di una coppia, gli Smith, il cui matrimonio funziona, anche grazie a frequenti, simpatici bisticci. Ma ecco che un giorno scoprono che, per un disguido burocratico, il matrimonio non è valido. Per il marito ecco un pretesto per tenere sulla corda la sposa e cercare di ammorbidirne il carattere. Perfetto conoscitore dell’animo umano, Hitchcock ci mette del suo trasformando una vicenda da commedia leggera in tema quasi shakespeariano, alla Bisbetica domata.