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Job Film Days, in streaming su MYmovies il cinema che parla di diritti e lavoro. Gratis dal 29 settembre

Disponibili dal 29 settembre al 4 ottobre i film della 3ª edizione del festival che racconta il mondo del lavoro sotto molteplici angolazioni e mostra come l’esistenza di ognuno di noi ne sia sempre rimasta condizionata.
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di Simone Emiliani

martedì 27 settembre 2022 - mymoviesone

Il rispetto dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori, le pari opportunità, la legalità, la salute, la sicurezza sui luoghi di lavoro. Continua ad essere questo lo spirito che anima il Job Film Days (JFD), festival cinematografico internazionale in programma dal 27 settembre al 2 ottobre a Torino e, a partire dal 29 settembre, gratuitamente in streaming su MYmovies.

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Nei titoli in programma emerge il vissuto dei protagonisti, la loro storia, il modo come il lavoro condiziona – direttamente o indirettamente – la loro vita così come il loro rapporto con gli altri. Nel ‘concorso lungometraggi’ la memoria accomuna L’huile et le fer, L’ultimo calore d’acciaio e Non sono mai tornata indietro. Il primo è un canto lirico in cui il regista Pierre Schlesser, attraverso il ricordo del padre morto per un incidente sul lavoro, evoca la sua infanzia che ha passato in un villaggio del sud-est della Francia. Il secondo racconta il passaggio dall’industria pesante (che ha caratterizzato la produzione nel 19° e 20 secolo) alla logistica dei sistemi digitali prendendo ad esempio la storia della Ferriera, il famoso impianto siderurgico di Trieste che ha chiuso dopo 123 anni. Nel terzo emerge il rapporto tra due donne, la regista Silvana Costa e Iolanda che bambina era andata a prestare servizio dai nonni della cineasta in cambio di vitto e alloggio e che poi ha deciso di tagliare i ponti con le proprie radici e di trasferirsi in Canada. In tutti e tre emerge un forte legame con il passato che può essere individuale (L’huile et le fer e, in parte, Non sono mai tornata indietro) o che racconta un pezzo di storia del mondo del lavoro (L’ultimo calore d’acciaio).

Dal passato al presente. La condizione della scuola durante la pandemia viene mostrata in La scuola non è secondaria. Il liceo Mascheroni di Bergamo diventa lo spazio-simbolico per raccontare quello che è successo in molti istituti italiani: nel 2020 il dirigente, gli insegnanti e gli assistenti hanno trascorso l’estate per organizzare al meglio il regolare svolgimento dell’anno scolastico che stava per partire. Poi l’arrivo della nuova ondata pandemica a fine ottobre manda all’aria tutto. L’immagine degli studenti costretti a restare a casa e degli insegnanti che fanno didattica a distanza nelle aule deserte rappresenta l’esempio di precarietà non solo sul mondo del lavoro ma anche su quello dell’istruzione e fa vedere da vicino tutta l’incertezza sul futuro.

Il lavoro scandisce le giornate alla stessa maniera come nel caso del mulattiere solitario che, assieme a più di mille pecore, deve arrivare nel cuore delle Ande in Under the Sky Shelter. Una storia di famiglia iraniana invece vicina al cinema di Kiarostami e Panahi è quella di The Apple Day dove la vicenda di un venditore di mele di Teheran a cui hanno rubato il furgone s’incrocia con quella del figlio che a scuola deve svolgere un compito legato al mestiere del padre.

Sono molteplici anche i temi che si incrociano con quello del lavoro nel ‘concorso cortometraggi’: il conflitto (le due ventenni, una italiana, una nigeriana, che lavorano come badanti da un’anziana signora in Il turno); il disagio (la situazione spiacevole in cui si trova una giovane donna durante un colloquio di lavoro in The Job); la sicurezza (il pericoloso lavoro degli operai che assicurano i container con enormi barre di metallo sulle navi che poi lasceranno il porto in You Can’t Automate Me); la mancata retribuzione (i tre camerieri che non vengono pagati da tempo e hanno appuntamento con il proprietario del ristorante dove lavorano in Camerieri), la fatica (il giovane padre che di giorno lavora come pescatore e di notte contrabbanda frutti di mare in Seabreaker).

Ci sono poi film dichiaratamente politici come L’asino che vola dove il leader politico Biram Dah Abeid, durante le elezioni in Mauritania del 2019, ha l’obiettivo di eliminare la schiavitù nel suo paese o Morning Star che è la storia della resistenza di una comunità di pescatori che si oppone alla possibile costruzione di un porto da parte di una compagnia australiana nei pressi della spiaggia sacra di Andaboy, nel sud-ovest del Madagascar. Ci si sofferma poi sul rapporto intimo con il proprio lavoro che è anche sinonimo della propria condizione esistenziale: la nuova opportunità di riscatto per il commentatore sportivo di Le buone maniere e il rapporto empatico con i cadaveri del necroforo di un ospedale in La stanza più fredda.


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