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Kvision, visioni coreane sempre disponibili su MYmovies ONE

Dal Florence Korea Film Fest nasce uno spazio esclusivo online per recuperare i capisaldi e scoprire curiosità meno note del cinema sudcoreano.
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di Emanuele Sacchi

martedì 17 maggio 2022 - mymoviesone

Il bouquet di piattaforme online racchiuse dall’abbonamento a MYmovies ONE si arricchisce di un nuovo elemento: Kvision, raccolta digitale di titoli fondamentali del cinema sudcoreano nata dal Florence Korea Film Festival.

Il cinema sudcoreano, ormai amato anche in Italia da un nugolo di fan, godrà di uno spazio esclusivo, in cui poter recuperare capisaldi e curiosità meno note ai più, transitate durante le 20 edizioni del festival fiorentino.
 

Come per il Florence Korea Film Festival, si spazia tra lungometraggi e cortometraggi di finzione, tra documentari, interviste e masterclass, con la possibilità di trasferire l’esperienza del festival anche tra le mura di casa propria.
Tra le masterclass proposte figurano interventi di ospiti illustri transitati da Firenze, grandi attori quali Moon So-ri (nota per Oasis, Secret Sunshine, oltre che regista) o Cho Jin-woong (The Handmaiden, A Hard Day), volto spesso ricorrente nei panni villain: occasioni uniche di ascoltare dalla loro viva voce i segreti del mestiere in un contesto meno conosciuto rispetto a quello del cinema occidentale.

La fetta più consistente dell’archivio di Kvision è costituita dai lungometraggi di finzione, attraverso i quali è possibile ripercorrere passaggi fondamentali del cinema della Hallyu, la “new wave” sudcoreana che ha sconvolto il mondo delle arti alla fine degli anni 90. Il discusso e recentemente scomparso regista Kim Ki-duk è rappresentato da ben tre titoli: due classici come Bad Guy - ambiguo e violento mélo, forse l’apice della sua filmografia – e Address Unknown affiancano il meno noto Real Fiction, girato nel 2000, appena prima che il nome di Kim divenisse moneta corrente nei festival di cinema occidentali. Lo spazio Kim è concluso dal documentario di Antoine Coppola Kim Ki-duk, cinéaste de la beauté convulsive, necessario complemento critico per un autore affascinante e divisivo, quasi impensabile secondo i rigidi canoni odierni in fatto di politically correct.

Oltre a Kim Ki-duk, i titoli riguardano cult della hallyu come il gangster-mélo Friend (Kwak Kyung-taek, 2001), matrice di tanti titoli di genere del cinema coreano dei decenni successivi, in cui duelli all’arma bianca e amicizie tradite toccano vertici di pathos degni della tragedia greca classica. Forse meno noto è The Contact di Jang Yoon-hyun (1997), romance con una giovanissima Jeon Deo-yeon, resa celebre in seguito dal successo di The Housemaid
 


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