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La gatta sul tetto che scotta: una proposta di qualità. Quasi quotidiana

Il film di Richard Brooks è uno dei titoli più trasmessi sui palinsesti televisivi. Un classico che non si riesce a smettere di guardare.
di Pino Farinotti

Paul Newman (Paul Leonard Newman) 26 gennaio 1925, Shaker Heights (Ohio - USA) - 26 Settembre 2008, Westport (Connecticut - USA). Interpreta Brick Pollitt nel film di Richard Brooks La gatta sul tetto che scotta.
giovedì 27 gennaio 2022 - Focus

La programmazione dei film nei vari palinsesti delle emittenti, ormai da tempo vive di repliche. Ci sono titoli che vengono proposti più volte durante la settimana.  Queste repliche sembrano funzionare. Si è instaurato, nel rapporto con l’utente, una sorta di affezione. Il film finisce per diventare un amico di cui ti fidi. Continui a guardarlo. Non è improprio dire che il Covid-19 gioca un suo ruolo: vuoi essere rassicurato. Uno dei titoli che passano continuamente è La gatta sul tetto che scotta, un film importante. Prodotto nel 1958, diretto da Richard Brooks, è tratto da un dramma teatrale di Tennessee Williams. Protagonisti Paul Newman e Elizabeth Taylor. Il centro della vicenda è il rapporto fra Brick (Newman) e sua moglie Maggie (Taylor). Ma un personaggio dominante è Skipper, compagno di squadra, di calcio, di Brick, morto suicida per ragioni oscure. Maggie viene trascurata dal marito, devastato dalla morte del compagno.

Un assunto opportuno. Il rapporto fra cinema e letteratura è sempre stato stretto e tormentato perché le due discipline hanno regole molto diverse. Al romanzo appartengono profondità, introspezione, verità, al cinema spettacolo e happy end. Il lieto fine ha spesso stravolto i contenuti dei testi. La letteratura ha dovuto accettare licenze e contaminazioni.

Due modelli esemplari. Shakespeare scriveva per il cinema quattro secoli fa. Tutto incredibilmente perfetto: il ritmo del racconto, gli artifici, il sangue (soprattutto quello blu) gli amori e le guerre. I film hanno proposto Amleto in costumi da corte viennese, Riccardo III fra i nazisti, Romeo e Giulietta a Los Angeles e Titus nel palazzo dell’Eur. Contaminazioni… pesanti.

Ernest Hemingway. Molti suoi romanzi e racconti sono diventati film. E anche molti dei racconti. Lo scrittore di Chicago odiava il cinema, non mise mai il piede sul set di un film tratto da un suo libro. Hemingway era perfetto per essere maltrattato dal cinema. Non tollerava che le sue storie, quasi sempre tragiche, si concludessero con l’happy end. Ma le Major avevano i diritti, pagati carissimi, e la facoltà di fare ciò che volevano.

Tornando alla “Gatta”. Tennessee Williams (1911-1983) è stato un autore straordinario, un talento superdotato e avanti di decenni. Forse nessuno come lui in quell’epoca.  Ed era omosessuale. Bastano alcuni titoli a dargli la dimensione: Lo zoo di vetro, Un tram che si chiama desiderio, La rosa tatuata, Improvvisamente l’estate scorsa, La notte dell’iguana, fra gli altri. 

Il film diretto da Brooks ha dovuto subire cambiamenti decisivi rispetto all’originale. Williams aveva fatto di Brick un omosessuale innamorato dell’amico Skipper. Solo che quel tema in quegli anni era proibito. E così gli sceneggiatori dovettero impegnarsi in vere acrobazie per dare un significato coerente alla storia e negare l’omosessualità che era il fulcro di tutto. Così puntarono su Paul e Liz, nel pieno del loro appeal e della loro bellezza. Newman, in perfetto stile Actors Studio riusciva a esprimere la sua sindrome repressa che derivava dal sospetto che sua moglie avesse avuto una relazione con Skipper. Ma Maggie la negava. Fingeva di interessarsi a lui solo per ingelosire Brick. Sono talmente efficaci Newman e Taylor, che riescono a distrarre il pubblico dall’incongruenza e dalla logica dei rapporti. Il finale è quello del lieto fine.

Appunto. Brick ritrova la passione per Maggie la gatta e l’ultima sequenza li vede entrare, occhi negli occhi –le quattro iridi più belle del mondo, peraltro, in camera da letto. Gli sceneggiatori, lo stesso Brooks e James Poe, chiesero scusa a Tennessee Williams, che comunque li perdonò. Del resto il sacrifico era compensato da un bel mucchio di dollari.     


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