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Addio a Flavio Bucci, celebre per Ligabue e Il Marchese del grillo

Lavorò con tanti maestri del cinema italiano, da Elio Petri a Montaldo a Monicelli, fino a Sorrentino. Aveva 73 anni.
di Fabio Secchi Frau

Flavio Bucci 25 maggio 1947, Torino (Italia) - 18 Febbraio 2020, Fiumicino (Italia).
martedì 18 febbraio 2020 - News

È morto all'età di 73 anni Flavio Bucci, il celebre Ligabue della televisione. Lavorò in vita con tanti grandi maestri del cinema italiano, da Elio Petri a Giuliano Montaldo a Mario Monicelli, fino a Paolo Sorrentino. Aveva recentemente preso parte al film di Antonio Padovan Il grande passo, in uscita ad aprile.

Il primo lavoro di Flavio Bucci per il cinema fu sotto la guida proprio di Elio Petri, da allora questo consumato attore dalla fisionomia così bizzarra ha fatto un lungo e interessante percorso artistico. È passato per Monicelli che lo ha reso immortale mettendogli in bocca le sagge parole di Don Bastiano sul patibolo ne Il Marchese del Grillo: «Pure io posso perdonare chi mi ha fatto male: in primis, al Papa, che si crede il padrone del cielo, in secundis, a Napuliouone, che si crede il padrone della Terra, e per ultimo al boia, qua, che si crede il padrone della morte, ma soprattutto, posso perdonare voi, figli miei, che non siete padroni di un cazzo! E adesso boia, mandami pure all'altro mondo! Da quel Dio Onnipotente, Lui sì, Padrone del Cielo e della Terra, al quale al posto dell'altra guancia, io porgo tutta la capoccia», ma anche per le temute pellicole di serie B Anni Settanta, diventando comunque una celebrità del teatro. Chi l'ha visto impersonare il ruolo di Shylock ne "Il mercante di Venezia" di William Shakespeare, non ha potuto fare a meno di rendersi contro del grande genio di questo attore torinese dalle innate doti di interprete. Intenso nei gesti e negli sguardi, nell'ardire dei movimenti e nella caratterizzazione della personalità del personaggio, risalta se stesso anche in fiction malinconiche o piatte.

Origini e formazione
Nato da una famiglia originaria del foggiano, si forma professionalmente presso la scuola di recitazione del Teatro Stabile di Torino. Solo nel 1968, si trasferisce a Roma, dove Ruggero Jacobbi gli offre un ruolo ne "L'arcitreno" di Silvano Ambrogi, cui seguiranno "Peet Gynt" (1968), "Amleto" (1969), "Tre scimmie in un bicchiere" e "Il principe" (1970).

Esordio e carriera sul grande schermo
Il debutto cinematografico arriva già dal 1972, grazie alla pellicola di Elio Petri La classe operaia va in Paradisocon Gian Maria Volontè, Mariangela Melato, Luigi Diberti e Salvo Randone. Ma non sarà l'unica collaborazione con Petri che infatti lo dirigerà anche ne La proprietà non è più un furto (1973) con Ugo Tognazzi. Prenderò poi parte a pellicole come: L'amante dell'Orsa Maggiore (1972), I giorni della chimera (1975), L'ultimo treno della notte (1975) e la miniserie Il lungo viaggio (1975) di Franco Giraldi.

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